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Teatrino Giullare e il mito di Coco Chanel

Scritto da Federica di Leonardo il 13.12.2010

Il 9 e il 10 dicembre scorso all’Arena del Sole di Bologna Teatrino Giullare è andato in scena con “Coco” testo incompiuto dell’ autore francese Bernard-Marie Koltès, che descrive gli ultimi momenti della vita della grande stilista Gabrielle Chanel, detta “Coco”.

Teatrino Giullare è una compagnia fondata da Enrico Deotti e Giulia Dall’Ongaro nel 1995 che porta avanti la propria ricerca sul presupposto dello studio dell’Attore Artificiale. Dal 2005, seguendo questo filo, la compagnia è impegnata sul progetto L’artificio in scena che ha prodotto Finale di Partita di Samuel Beckett, alla Meta di Thomas Bernhard, Lotta di Negro e Cani di Bernard-Maria Koltès e La Stanza di Harold Pinter. In quest’ottica la compagnia, che ha mosso i suoi primi passi nel corso di Drammaturgia pratica del prof. Giuliano Scabia a Bologna, si propone di far emergere l’umanità dei testi di questi autori contemporanei attraverso il non umano e  lo studio del limite.

Lo spettacolo “Coco” si inserisce in questo perscorso: la scenografia si presenta già nella sua struttura, come un collidere di finito e infinito, un muro fra le nuvole. Il primo movimento di luci è un tralucere, non un alba, non un tramonto, ma uno spiraglio che si fa spazio con difficoltà e pare già dire di un’ azione che vede la sua fine.

Dietro il muro appare Gabrielle, Coco, che, con voce roca torna con la memoria ai suoi inizi di orfana di un ambulante; il suo carattere belligerante, intransigente, ma capace di lungimiranza e grandi intuizioni prende forma attraverso i ricordi dei successi, della ricchezza, della fama; nel contrasto, si evidenziano i limiti che tutto questo incontra a confronto con la morte imminente.

Cosa resta di quell’icona di femminilità? Che posto trovano ora le perle, la boccetta di profumo, l’eleganza essenziale? Forse che un libro di preghiere potrà trovare spazio nei pensieri di Gabrielle?

Interlocutrice delle ultime parole di Coco è la sua giovane domestica, Consuelo. Il contrasto fra le due risulta quasi crudele. L’interpretazione di entrambe, grazie all’uso di un artificio, appunto, è affidata alla brava Giulia Dall’Ongaro.

Tutto lo spettacolo è accompagnato dalla piccola messa da requiem senza parole di Arturo Annecchino eseguita dal vivo dall’autore che si accorda con l’atmosfera di tutto lo spettacolo e la arricchisce. Una sfumatura stridente pare emergere in tutto lo spettacolo da particolari che non anticipiamo, come se tutto fosse sospeso non fra cielo e terra e neanche fra realtà e finzione, ma di più, fra quella finzione da reality che la cura delle apparenze produce, fra fumetto o cartone animato e il duro limite della morte.

Teatrino Giullare si conferma una compagnia da seguire da vicino negli sviluppi della sua continua ricerca nella poetica del limite.

Le prossime date:
LA STANZA – dal 14 al 19 dicembre 2010 – Teatro Out Off, Milano
www.teatrinogiullare.it

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