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The Living Room: Thomas Richards e il workcenter di Grotowsky al festival Le Vie di Modena

Scritto da Federica di Leonardo il 15.10.2010

Al Teatro Storchi di Modena, nell’ambito del Festival Le Vie,  è andato in scena The Living Room del Focused Research Team in Art as Vehicle del Workcenter guidato da Thomas Richards. Il Centro di Lavoro di Jerzy Grotowski (dal 1996 Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards), è nato nel 1986 a Pontedera. I partecipanti affrontano gli aspetti sistematici della creatività all’interno di una struttura performativa, che si basa sul rigore e sulla precisione ed è in relazione con le profonde, antiche radici dell’arte del teatro.

Appena arriviamo nella hall del teatro, Teresa, una delle attrici, ci accoglie e ci accompagna nella sala, the Living Room.  Alcune persone sono già arrivate e chiacchierano sorseggiando tisane e mangiando qualche biscotto.

Prima di trovare un posto a sedere, Philip, un altro attore, si avvicina, si presenta e ci offre una tazza di thè. Conversiamo un po’. The living room prende vita e la stanza si rempie del vociare degli spettatori e degli attori, che continuano ad offrire conversazione e thè. Qualcuno comincia a chiedersi se lo spettacolo non sia già iniziato. Alcuni attori cominciano a cantare, gli altri lentamente si uniscono al canto. Il confine fra salotto e spazio teatrale sfuma lentamente.

Gli attori, tre uomini e tre donne, intessono una rete di sguardi e intenzioni che rimbalzano dall’uno all’altro e rendono densa l’atmosfera. Il canto è forte, energico, mai parco di direzione, i corpi sono sempre attivi, costantemente impegnati in una qualche azione di cui si può intuire il rigore nell’eseguirla. Ogni attore è sempre presente e in scena, anche quando tace, anche quando osserva, magari seduto su una sedia accanto ad uno spettatore. Il nostro sguardo non è mai stanco e sembra quasi che l’energia che vibra da un lato all’altro della stanza riesca a coinvolgere anche noi che siamo seduti.

I colori delle più diverse e disparate emozioni emergono dai canti e dai gesti, la tristezza e la disperazione sono piene e coinvolgenti, come l’allegria e la festa. A tratti emergono dei testi, fanno pensare a un viaggio, una ricerca; qualcosa di speciale sta accadendo, noi ne siamo testimoni e questo è da festeggiare. Lentamente, così come è cominciato, questo speciale accadimento termina, anzi meglio, scivola nella normalità del salotto. Evidentemente uno spettacolo che ci prende in causa, con la quantità impressionante di energia messa in gioco dai sei bravissimi attori, col coinvolgimento spaziale, col fatto che questa cosa straordinaira accada in questo normalissimo salotto mentre beviamo una tisana depurativa.

Abbiamo chiesto a Teresa Salas, una delle giovani attrici insieme con Benoit Chevelle, Jessica Losilla Hébrail, Philip Salata, Cécile Richards e Thomas Richards che li ha diretti, quali testi fossero stati letti. Si trattava del vangelo di Tommaso, di Meister Eckart, di testi indiani antichi e poesie di antichi autori siriani.  Cosa hanno in comune questi testi e le azioni? Teresa ci risponde che l’obiettivo è quello di spingersi al di là del linguaggio, dei ragionamenti, delle azioni  stesse per toccare ciò che li precede, ciò che è essenziale e comune ad ogni uomo.

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