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Gamberi o neutrini? Quando la scienza fa tendenza

Scritto da Annalisa Arci il 09.03.2014

Il mese scorso Systematic Biology ha pubblicato un interessante studio che non ha ricevuto molta attenzione, per lo meno sui media nostrani. Si parla di aragoste e, più in generale, della storia evolutiva dei crostacei mettendo in discussione un assunto di base concernente la datazione della loro comparsa sulla Terra. Bene, mi son detta. Strano non vederlo riportato su qualche testata on line dedicata alla comunicazione della scienza.

Gamberi, ostriche e astici molto spesso ci accompagnano con gusto nei convivi. O, almeno, così succede nella mia sala da pranzo. Miliardi di neutrini attraversano continuamente i nostri corpi: non ce ne accorgiamo – nemmeno nella mia sala da pranzo, tranquilli – tuttavia leggiamo incuriositi le cronache delle giornate trascorse nelle profondità del Gran Sasso. Idem se si parla di materia oscura e di bosoni (argomenti ad hoc anche per far colpo sul partner).

Crostacei,1950 circa, inchiostro su carta. (Photocredit: Carlo Levi 1902 –1975).

Lo stesso non si può dire di gamberi, ostriche e crostacei vari, che non sembrano destare la stessa curiosità o, almeno, non la curiosità di chi scrive di scienza. Lasciano molto a desiderare anche come argomenti di seduzione: vi sfido a non essere piantati in asso dopo dieci minuti se iniziate a parlare della simmetria bilaterale del pluteo (o larva) nei ricci di mare (a meno che il vostro interlocutore non sia quel Grissom, il Gil Grissom di CSI).

Aspettate un attimo, però, non vorrei essere subito fraintesa: non sto qui a fare sterili polemiche su “che cos’è più importante”. Né intendo sponsorizzare la prossima saga del gambero. Esistono purtroppo delle banalità che smettono di essere tali nel momento in cui vengono ignorate, e questa è una di quelle: la biologia del gambero e la fisica del neutrino hanno pari dignità, e il fatto che l’informazione prediliga l’una al posto dell’altra, o taccia di un’importante scoperta, fa un po’ riflettere sul modo in cui facciamo (comunicazione della) scienza. Un modo che finisce per influire, più o meno consciamente e nostro malgrado, sulle abitudini e sugli orientamenti di chi legge.

Oggi (non) facciamo tendenza, e parliamo dei crostacei. Come sapete, i crostacei sono una sottofamiglia molto eterogenea di animali marini i cui membri sono accomunati, sul piano morfologico, da due caratteri primitivi: le appendici biramose per distinguersi dai trilobitomorfi, e due paia di appendici preorali (le cosiddette antennule) nel capo (che per il resto è omologo a quello dei miriapodi e degli esapodi).  

Per lungo tempo si è creduto che la comparsa delle aragoste risalisse a circa 360 milioni di anni fa. Ora, un team di ricercatori della Florida International University ha messo in discussione questa tesi da tempo condivisa: dobbiamo andare indietro nel tempo, ancora e ancora, per la precisione di ben 12 milioni di anni per trovare la prima aragosta. Heather D. Bracken-Grissom, il primo autore della ricerca pubblicata su Systematic Biology, ha stimato il periodo esatto: tra i  372 e i 409 milioni di anni fa.  “Siamo di fronte allo studio più completo sulle aragoste che è stato pubblicato fino ad oggi. Abbiamo preso in esame 173 specie, comprese quelle commercialmente importanti come l’aragosta del Maine, le aragoste della Florida e il gambero redswamp, molto noto in Louisiana”, ha commentato la Bracken-Grissom. Per non parlare delle specie rare: l’articolo tiene conto anche delle specie scoperte intorno al 1970 e conduce una sistematica indagine comparativo-differenziale sulla struttura di queste forme di vita.  

Più in dettaglio, è stato possibile ricostruire le relazioni evolutive tra famiglie, le nicchie occupate dagli astici e le modalità con cui i phyla nel tempo si sono ramificati; tutti dati che hanno un impatto geofisico notevole, in quanto mostrano l’influenza della rottura dei due supercontinenti meridionali, Pangea e Gondwana, nella deriva della specie e nei successivi insediamenti o nicchie popolazionali. Una mappa evolutiva molto importante per capire l’evoluzione degli organismi e dei loro habitat.

Parlare di aragoste è un po’ come parlare dei semi di Darwin, un altro argomento che non fa tendenza. La storia che si associa a Darwin e al suo viaggio sul brigantino Beagle coinvolge tipicamente i fringuelli o le tartarughe giganti delle Galápagos. E per quanto i fringuelli siano un mirabile esempio di adattamento e divergenza tra specie (specialmente quando si entra nella questione dei richiami amorosi), furono le piante raccolte e studiate in quelle zone a lasciare il segno più profondo nella genesi della teoria dell’evoluzione per selezione naturale. Metà delle specie di piante e fiori raccolte da Darwin non avevano corrispettivi nel resto del mondo, e la larga maggioranza si trovava soltanto su un’isola delle Galápagos. Per quanto normalmente si ritenga sia stato Alfred R. Wallace ad aver inventato la biogeografia, i Taccuini di Darwin sono pieni di spunti e riflessioni biogeografiche. Oltre ai Taccuini, se volete farvi un’idea potete leggere l’articolo di Joseph Dalton Hooker On the Vegetation of the Galapagos Archipelago, as compared with that of some other Tropical Islands and of the Continent of America, un saggio altamente speculativo – che risente del carteggio con Darwin – dedicato ai modalità di trasmissione dei semi e alla differenziazione delle piante su ciascuna isola dell’arcipelago.

Ma ignorare i gamberi è ancora più grave. Non solo studi come quello qui richiamato sono essenziali nella comprensione dei processi evolutivi del regno animale, ma i risultati ottenuti hanno un forte impatto sulle stime della biodiversità, sulla conservazione, sulle norme da adottare in tema di gestione della pesca e dell’acquacoltura. Insomma, su tutta la legislazione e gli accordi internazionali volti a regolare il commercio e i consumi dei crostacei.

Tutto questo per dire che la scelta di cosa pubblicare non è solo una questione di tendenza: “… le ICT hanno reso la creazione, gestione e uso delle informazioni, della comunicazione e delle risorse computazionali delle questioni fondamentali, non  solo per la nostra comprensione del mondo e delle interazioni con esso, ma anche per la comprensione di noi stessi  e della nostra identità. In altre parole, l’informatica e le  ITC hanno dato luogo a una quarta rivoluzione […] le ICT non stanno soltanto ricostruendo il nostro mondo: lo stanno riontologizzando”, (Luciano Floridi, La rivoluzione dell’informazione, Codice Edizioni, 2012, pp. 9 e 13).

Paper di riferimento:

Heather D. Bracken-Grissom et alii., The Emergence of the Lobsters: Phylogenetic Relationships, Morphological Evolution and Divergence Time Comparisons of an Ancient Group (Decapoda: Achelata, Astacidea, Glypheidea, Polychelida), in “Systematic Biology”, 2014 DOI: 10.1093/sysbio/syu008

 

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