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Il ratto delle studentesse in Nigeria

Otto dollari. Questo il prezzo pagato per ciascuna delle almeno 200 studentesse nigeriane, di età compresa tra 12 e 17 anni, rapite due settimane fa e vendute come mogli ai combattenti islamici di Boko Haram.

Scritto da Maria Rosa Pantè il 05.05.2014

Otto dollari. Questo il prezzo pagato per ciascuna delle almeno 200 studentesse nigeriane, di età compresa tra 12 e 17 anni, rapite due settimane fa e vendute come mogli ai combattenti islamici di Boko Haram.

Oltre all’orrore, a una sensazione di peso sul petto, mi vengono in mente tre immagini potenti davanti a questa notizia, che ormai nel mondo è una non più notizia, come se la sorte delle ragazze fosse segnata per sempre.

Dante e la cupidigia

Ecco le tre immagini:

I 30 denari.
Anche qui una ben misera cifra per tradire, quasi una cifra simbolica. Ma forse 8 dollari moltiplicati per 200 è già una bella somma per i mercanti di schiavi. La mercificazione, la quantità che prevale sulla qualità colpisce anche questo settore.

La cupidigia:
Ed una lupa, che di tutte brame
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame,

questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch’uscia di sua vista,
ch’io perdei la speranza de l’altezza.
Solo la poesia di Dante può rendere conto di cosa sia la cupidigia, la brama di denaro, di possesso che non si sazia mai, la vera piaga della società, perché, non dimentichiamo che i mercanti di schiavi sempre hanno acquirenti e che esistono là dove ci sono la miseria e un potere debole.
Ma sto parlando anche dell’Italia? I Cinesi morti a Prato non vivevano forse come schiavi? E la lista delle schiavitù è lunga..

Rapire le donne.
Infine il ratto delle Sabine narrato da Tito Livio e da Plutarco. Quella storia epica che ci hanno fatto studiare senza il minimo possibile cenno alla situazione delle donne rapite. Si parlava del forte Romolo l’eroe positivo, dei Sabini che, chissà perché, risposero al ratto delle Sabine con una certa arrabbiatura. Delle Sabine si scrisse solo che fecero fare la pace tra i Romani e i Sabini. Cioè furono le uniche con la testa sul collo!

Ma non c’è differenza fra quello che è accaduto in Nigeria e quello che ha fondato la civiltà romana. C’era bisogno di donne, di fattrici, di schiave, nessuna apertura verso i sentimenti, le emozioni di quelle fanciulle Sabine o Nigeriane che siano.
Perché siano buone fattrici devono essere giovani e forti. Non posso immaginare come sarà la loro vita se non verranno liberate.
Non riesco nemmeno ad avere l’immagine salvifica di un guerigliero che si innamora della ragazza, che la tratta bene, come una persona e non come una sua cosa.
Sarebbe bello, ma è un’immagine da romanzo, se pure nella realtà accadesse per tutte le altre sarebbe l’inferno.
Per fortuna, e questa è la conquista dell’uomo che sia pure lentamente si evolve, la schiavitù non viene accettata da nessuno, giuridicamente ovunque è un crimine. Pare poco ma non è poco, in virtù anche di questo fatto in Nigeria sono scese in piazza le famiglie e tanta gente per chiedere che le ragazze siano liberate. Insomma la rassegnazione a un destino già scritto non c’è più nemmeno nei paesi più poveri e che fanno notizia solo per un “battito d’agenzia”.
Questa è l’unica speranza: conoscere i proprio diritti e combattere per ottenerli.

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