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L’alba del pensiero, puntata 7. Agostino

Scritto da Alba Fecchio il 19.11.2010

Alba del pensiero - rubrica settimanale di filosofia e natura

Oggi dobbiamo affrontare un nuovo capitolo della storia della filosofia. Già con Plotino abbiamo visto come la filosofia inizi ad avvicinarsi alla religione, d’ora in poi la maggior parte dei pensatori che incontreremo saranno inesorabilmente legati al pensiero cristiano. Siamo catapultati nell’età medievale. Prima di affrontare autori strettamente medievali però occorre soffermarsi su colui che può essere considerato uno dei padri fondatori della filosofia cristiana: Agostino d’Ippona.

Il grande dibattito cristiano assume toni particolarmente accesi dopo il 313 d.C. con l’editto di Costantino, che come abbiamo visto, consentiva un’ufficialità prima negata di prese di posizione dottrinarie. Precedentemente, dobbiamo dire che esistevano già dei dibattiti su alcuni punti essenziali della dottrina cristiana. Mi limito a ricordare la scissione tra la patristica occidentale ed orientale. Il punto di disaccordo stava principalmente sul ruolo della ragione. La patristica occidentale mirava ad esaltare la fede, il suo carattere volontaristico e soprattutto irrazionalistico, mentre la patristica orientale era più interessata a sottolineare la continuità fra filosofia e cristianesimo.

Accanto alla fede, la ragione manteneva una funzione di massimo rilevo. Il più grande esponente della prima patristica è Tertuliano, della seconda Origene. L’opera della patristica può essere considerata come l’edificazione, da parte dei cosiddetti padri della Chiesa, dell’intero edificio dottrinario cristiano. Vi sono sicuramente due punti fondamentali: il concilio di Nicea del 325 d.C. e il Concilio di Costantinopoli del 381. Agostino può essere visto come il culmine di queste riflessioni, una sintesi estremamente brillante ed innovativa della dottrina cristiana che ebbe larga influenza sui successori.

Agostino fu un personaggio dalla vita movimentata, estremamente tormentato da problemi intellettuali e morali fin dalla giovane età, si avvicinò ben presto a molte di quelle che all’epoca venivano chiamate eresie. In primo Luogo al manicheismo, filosofia che ha al suo interno elementi religiosi, buddisti e cristiani e che sintetizzando prevede l’esistenza di due forze fra loro contrapposte: il Bene e il Male. Fin da ora si vede come uno dei tormenti di Agostino sia dare una spiegazione all’esistenza del male. Lo studio della filosofia greca fa però ben presto cambiare idea ad Agostino. Poco più tardi, si recherà a Roma dove conosce S. Ambrogio, l’uomo a cui Agostino deve la sua conversione. Questa avvenne all’età di 33 anni, in un giardino di Milano, dove , secondo le Confessioni, Agostino sentì la voce di una bimba che canterellava “tolle lege” ossia “prendi e leggi”, invito riferito alla Bibbia, che a quel punto aprì a caso.

Il passo narrava la conversione di Paolo di Tarso. Agostino vide questo come un segno divino. Dal punto di vista dottrinario, il  carattere innovativo del pensiero di Agostino è quello di considerare la fede essenzialmente come ricerca, non possesso inerte o passiva sottomissione ad un dogma esteriore. In tal senso la ragione non è opposta alla fede, ma anzi risulta essere necessaria come punto di partenza per raggiungere la Verità. Proprio scoprendo la sua limitatezza, l’uomo riconoscerà e sentirà l’esigenza di un’illuminazione superiore che lo guidi e lo sorregga in tale percorso. Agostino, come già era per Socrate, fu un estremo sostenitore di quello che per “gli addetti ai lavori” viene chiamato l’intellettualismo etico. Il male si manifesta per ignoranza, e Dio non può fare il male per un motivo ontologico, perché il male è mancanza di essere, mentre lui è “essere puro”, che non ha nulla fuori di sé. Va detto che il Dio di Agostino è molto diverso da quello di Plotino che abbiamo visto settimana scorsa: non è in questo caso impersonale ma è Amore che si è incarnato e fatto uomo.

Ecco il punto che a noi interessa. Essendo tutte le creature frutto dell’amore di Dio, esse avranno un loro valore e significato in sé. All’amore ascensivo, cioè l’amore delle creature per il creatore, Agostino affiancò quello discensivo, ossia quello che Dio ha nei confronti di ciò che ha creato, dalla pietra all’uomo. Questa fu una delle più forti preoccupazioni della filosofia agostiniana: evidenziare come il meccanismo generale che connette Dio all’uomo e viceversa sia caratterizzato dall’amore. La frase più famosa e più a mio avviso importante per comprender appieno il messaggio Agostiniano è: “Ti viene proposto un breve precetto: Ama e fa ciò che vuoi. Se tu taci, taci per amore, se parli, parla per amore, se tu correggi, correggi per amore, se tu perdoni, perdona per amore. Sia in te la radice dell’amore; e da questa radice non può derivare se non il bene”.

L’uomo è quindi portato per natura verso qualche bene, seppur sia condannato a vivere a causa del peccato originale in una “valle di lacrime”. Agostino vuole dire quindi che l’uomo è in grado e dovrebbe procedere verso colui che è il bene assoluto, Dio.

Il film che consiglio questa settimana è Jules e Jim di Francois Truffaut. Un classico dei migliori e un’ottima rappresentazione di come i valori morali siano sempre estremamente relativi.

A venerdì prossimo!

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