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Brutti tempi per i beni comuni

Scritto da Renzo Moschini il 23.09.2011

I risultati del referendum hanno avuto il merito di rimettere a fuoco problemi e aspetti sui quali era calata la tela. Non su tutti e neppure sempre in maniera sufficientemente chiara come nel caso dell’acqua e la sua gestione. Ora si assiste infatti a chiari tentativi di rimettere sostanzialmente in discussione quel voto con pasticci che si annidano in una manovra sempre più caotica e sovente indecifrabile.
Ma i rischi che i beni comuni spariscano di nuovo dalla scena per lasciare il posto a vecchie e sperimentate politiche di sperpero speculativo sono incombenti e richiedono risposte che al momento è difficile intravedere. La vicenda delle spiagge non può certo essere derubricata come un capitolo chiuso visto che in lacune regioni incombono porticcioli o campi da golf a bizzeffe non escluse neppure le aree protette e nel momento in cui l’Unione europea e altri organismi internazionali fanno appello con nuove disposizioni e direttive ad una rapida crescita della tutela a mare e costiera e ad una pesca sostenibile. Per le foreste sul piano internazionale si punta analogamente a politiche di tutela e per l’agricoltura a politiche anche comunitarie volte ad una ruralità che spesso non decolla. E non parliamo del paesaggio e del suolo con tanto di alluvioni e disastri. Eppure a fronte di questo contesto si torna spesso a parlare come se niente fosse di dismissioni insomma della vendita dei gioielli di famiglia magari in nome della Padania.

Renzo Moschini, coordinatore del Gruppo di San Rossore

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