Gaianews

Le emergenze e il ruolo delle istituzioni

Scritto da Renzo Moschini il 12.02.2012

Con la neve si è riproposta con forza la questione della Protezione civile dopo l’era Bertolaso e i suoi fallimenti e scandali. Già con le non  lontane  -e si spera non dimenticate- alluvioni oltre che al ruolo della protezione civile era tornata alla ribalta la gestione del suolo, della sua legge e il ruolo dei bacini idrografici. Nell’uno e nell’altro caso si toccavano con mano gli effetti anche dei pesanti tagli finanziari che per quanto  avessero inciso e incidano non spiegano tutto. Infatti anche in Toscana si è ‘scoperto’ che per l’Arno non si è riusciti a spendere un centinaio di milioni nonostante i progetti pronti tanto è vero si è dovuti ricorrere –e non solo in questo caso- a una serie di commissariamenti.

Ma che con le modifiche alla legge sul suolo come per quelle ancor più  gravi alla protezione civile si erano arrecati danni che ci hanno esposto anche a sanzioni comunitarie non ha suscitato e stimolato per la verità molto interesse e soprattutto una riflessione che andasse al di là dell’emergenza per quanto grave. Eppure questa situazione in cui lo stato si preoccupa solo di poter fare il bello e il cattivo tempo con un centralismo sempre più invasivo e penalizzante  ha reso ormai traballante e precario il funzionamento istituzionale in cui si rincorrono abrogazioni ora delle comunità montane ora delle provincie, ora dei piccoli comuni ed anche dei parchi a rischio deriva, senza che emergano ipotesi e un disegno credibile di riordino istituzionale complessivo coerente con quel governo del territorio sanzionato dal titolo V della Costituzione da un decennio a bagno maria. Un nuovo riordino non solo ignorato, ma  ormai sottoposto e da tempo ad una offensiva centralistica e sconclusionata che vede crescere appetiti anche recentissimi in ambiti anche di chiara  competenza regionale come il turismo. E se tutto ciò non bastasse una legge sui parchi in discussione al senato prevede che le regioni saranno tagliate fuori da ogni competenza marino-costiera con tanti saluti al Giglio e al Santuario dei Cetacei.
Il dato più sorprendete, ma finora assai poco preso in considerazione nonostante la ripresa di interesse sui beni comuni, è che in questi anni proprio le maggiori e più significative leggi ambientali dal suolo, al mare, alla natura, al paesaggio che avevano coinvolto in nuove competenze e titolarità lo stato, le regioni, gli enti locali ed altri soggetti ambientali come i bacini idrografici e i parchi, sono state per un verso o per un altro ridimensionate, penalizzate e non soltanto sul piano finanziario. Se oggi non si riesce più a prevenire alcunché e poi a rimediare in tempi decenti per mancanza di qualsiasi programmazione e pianificazione seria è perché su questo fronte e proprio nel momento in cui le questioni ambientali sono riesplose in tutta la loro drammaticità, hanno prevalso una politica di rapina, il condonismo, il malaffare.
Gli effetti di questa disastrosa gestione hanno lasciato un segno pesante anche sulle politiche regionali non sempre capaci di fronteggiare adeguatamente sia sul piano  politico che normativo questo assalto.
Se prendiamo, ad esempio, la Toscana che dopo una serie di leggi e documenti programmatici come il PIT da più parti criticati ha ritenuto opportuno incaricare la Facoltà di Architettura di Firenze perché indicasse le ‘correzioni’ da apportare. Ebbene il documento predisposto -e non so se ufficialmente presentato alla  regione- coglie perfettamente le  carenze e limiti nell’individuare quegli intrecci e connessioni tra soggetti e progetti per quanto riguarda i piani dei bacini, dei parchi, dei comuni, delle province con quelli regionali. Non mancano ora le occasioni per correggere finalmente il tiro a partire dalla nuova legge sui parchi che l’assessore Bramerini si è impegnata a presentare e discutere presto. Dopo i disastri del Giglio, della Gorgona e del Santuario dei Cetacei e prima che il Senato ne faccia un altro proprio su questi temi la regione Toscana deve tornare a giocare un ruolo più incisivo anche sul piano nazionale perché il nuovo governo e il nuovo ministro dell’ambiente non segua le orme della passata e rovinosa gestione.
Sono temi questi che il Gruppo di San Rossore vorrebbe il prima possibile affrontare in un appuntamento nazionale di cui stiamo discutendo.
Renzo Moschini

© RIPRODUZIONE RISERVATA