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Abruzzo: salviamo l’orsa Gemma?

Questa volta ci schieriamo e facciamo il tifo. Stiamo dalla parte dell'orsa Gemma, perchè è protetta da leggi europee e perchè rappresenta un importantissimo patrimonio del nostro Paese

Scritto da Federica di Leonardo il 05.08.2013

L’orsa Gemma è un orso marsicano e vive in Abruzzo. Da molti anni Gemma ha perso la sua naturale diffidenza nei confronti degli uomini e entra nei paesi per trovare cibo ( galline e frutta principalmente) senza tante difficoltà e a colpo sicuro. Gemma è una star, le persone a decine la attendono nelle sere d’estate per poterla fotografare, inseguire e filmare, nonostante ci sia un’ordinanza comunale che lo vieti. Quello che si omette sempre di dire è che quest’orsa, a causa di questo comportamento, rischia di essere rinchiusa in cattività e sarebbe un grave danno per la popolazione di orso marsicano minacciata di estinzione.

L'orsa Gemma ad un albero di ciliege, video ripresa qualche settimana fa

L’orsa Gemma ad un albero di ciliege, video ripresa qualche settimana fa

Il protocollo del progetto Life Arctos. Ma qualcosa si starà pur facendo per evitarlo, si dirà. La risposta è affermativa. Esiste un protocollo sperimentale redatto nell’ambito del progetto Life Arctos. E’ stato adottato per tutto l’anno scorso e anche quest’anno e prevede la dissuasione degli animali confidenti con diversi mezzi, dalle urla ai colpi con fucili con proiettili di gomma.

Eppure Gemma continua a girare nei paesi: preda pollai e mangia frutta. E’ stata ripresa e fotografata più volte.

Ma come mai, nonostante l’orsa sia radiocollarata e seguita con la telemetria, riesce ancora ad entrare nei paesi?

“Non abbiamo il dono dell’ubiquità”, ha detto Tiziana Altea, del Corpo Forestale dello Stato (CFS), Capo dell’UTB di Castel di Sangro e responsabile per le azioni di dissuasione, alle quali partecipa personale del CFS e del Parco d’Abruzzo. “Ma facciamo turni tutti i giorni dalle 18 alle 4 del mattino e il personale delle squadre aumenterà in agosto”, ha spiegato Altea proseguendo, “Inoltre se si tratta di fonti trofiche periferiche e l’orsa non dà fastidio, la lasciamo stare”.

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Orsi sul balcone di un Paese qualche anno fa, assediati da gruppi di fotografi e curiosi. Ora rincorrere un orso e fotografarlo è vietato

Anche il Direttore del Parco Dario Febbo ha confermato, dicendo però che i turni vanno dalle 18 alle 6 e che non si effettuano proprio tutti i giorni, perchè il personale non è sempre disponibile. Anche Febbo dice che quando l’orsa va alla fonti periferiche la si lascia libera di mangiare. Il direttore ha spiegato anche che ad oggi non sono stati ancora usati proiettili di gomma: le motivazioni non sono chiare, probabilmente non c’era personale formato per farlo, visto che alcune guardie del parco hanno recentemente seguito un corso e ad agosto si comincerà anche a sparare con i fucili coi proiettili di gomma. Insomma, si può ipotizzare che, sebbene il pattugliamento della zona in cui l’orsa si aggira sia cominciato in aprile, la strategia non era proprio perfezionata, e forse si è arrivati in ritardo.

Ma le contraddizioni sono solo all’inizio. Questo protocollo non aveva ricevuto l’approvazione del Tavolo di Coordinamento (TdC) del Progetto Life Arctos all’unanimità. Infatti l’Università La Sapienza e il WWF non hanno votato a favore:”Reputo consona ed adeguata la parte introduttiva, le premesse e gli obiettivi dichiarati,” ha spiegato il dottor Paolo Ciucci della Sapienza, membro del Tavolo di Coordinamento, a Gaianews.it, “ma non mi pronuncio sulla sezione operativa, che è ovviamente la più importante”.
Il protocollo quindi, già non proprio il massimo dell’efficacia nella sua parte operativa, non ha subito nessun miglioramento dall’anno scorso, nonostante il dottor Luciano Sammarone del CFS, al tempo capo dell’UTB di Castel di Sangro, abbia prodotto una relazione che non è stata inviata nè all’ISPRA, nè al referente scientifico per l’orso il professore Luigi Boitani della Sapienza.
Paolo Ciucci ha invece redatto delle osservazioni e ha dichiarato: “In qualità di membro del TdC ho scritto una relazione di valutazione al riguardo, basata a sua volta su una relazione dell’operato svolto nell’estate del 2012. Non ho del resto contezza di come le mie osservazioni, diversificate e sostanziali, siano state considerate nell’implementazione del protocollo nel corso di quest’estate.”

E da quello che si evince non c’è stato un passaggio per migliorare questo protocollo, e ancora più grave, un obiettivo mancato l’anno scorso rischia di essere di serio impedimento all’efficacia delle azioni, stando a quello che dicono gli esperti dell’Università La Sapienza. Ma Tiziana Altea e Dario Febbo non ne sembrano essere molto consapevoli, nonostante Altea abbia dichiarato a Gaianews.it che la situazione è seguita proprio dai tecnici della Sapienza.

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Orso in cattività nel Parco d’Abruzzo

Censimento e sanitarizzazione

Per far sì che l’orso perda la sua abitudine ad entrare nei paesi c’è bisogno che non trovi più “cibo facile”. Per questo erano stati previsti il censimento e la messa in sicurezza (sanitarizzazione), di tutte le fonti trofiche, pollai, stalle, frutteti, orti, apiari. Il protocollo prevedeva di effettuare il censimento entro l’anno scorso. Per la sanitarizzazione, pure fra gli obiettivi del protocollo, non è prevista chiaramente una scadenza. Ma nè censimento, nè sanitarizzazione sono stati portati a compimento. E nè Tiziana Altea nè Dario Febbo sono in grado di dire quando censimento e sanitarizzazione saranno effettuati completamente nelle zone previste. Tiziana Altea addirittura mette in dubbio che possa mai succedere e si interroga sul senso di farlo, visto che si tratta di un problema “culturale ed estetico”. Gli anziani del paese hanno spesso solo poche galline ed è molto chiedere loro di metterle in sicurezza, e poi i paesi hanno un loro aspetto estetico da conservare, spiega Altea.

Di tutt’altro avviso Luigi Boitani e Paolo Ciucci: per entrambi la sanitarizzazione è conditio sine qua non perchè la dissuasione abbia effetti positivi. “In mancanza di una effettiva barriera alle fonti trofiche, non esiste tecnica di dissuasione che possa portare a risultati efficaci,” spiega Boitani.

E’ chiaro che di questo insuccesso le amministrazioni comunali sono complici: molte strutture per il ricovero degli animali sono fatiscenti e fuori legge, eppure sembra spesso impossibile ottenere un qualche tipo di collaborazione per risolvere il problema e effettuare la sanitarizzazione, da parte degli amministratori comunali, sempre in scacco per ottenere il prossimo voto. Una politica di bassissimo livello che sta dimostrando i suoi effetti nefasti.

Un quadro abbastanza sconclusionato emerge dunque: invece che seguire protocolli sempre più precisi, come il nostro orso meriterebbe, si procede un po’ a tentoni e con errori grossolani, peraltro in maniera totalmente sconnessa dal referente scientifico e dal TdC del progetto europeo Life Arctos, dal referente scientifico per l’orso, e dall’ISPRA, che nonostante dovesse ricevere aggiornamenti periodici, non ha mai ricevuto nulla.
“Siamo in enorme ritardo, le cose andrebbero fate in tempi rapidissimi”, ha detto Piero Genovesi di ISPRA raggiunto da Gaianews.it. “E’ chiaro che quello delle fonti trofiche è uno dei problemi più importanti per la conservazione dell’orso in quella zona, e qualunque tecnico le direbbe che andrebbero messe in sicurezza immediatamente. Se sulle Alpi si è riuscito ad agire in tempi molto rapidi, si dovrebbe riuscire anche in Appennino, ma questo andrebbe fatto subito, siamo già in ritardo di anni.”

“Il protocollo” presegue Genovesi, “prevedeva delle buone azioni anche per la comunicazione, sia interna e con il Ministero e ISPRA, che al pubblico, ma poi non abbiamo ricevuto nessuna informazione, è chiaro che il protocollo non deve rimanere solo un pezzo di carta”.

Ma ISPRA non avrebbe potuto contattare il Parco per sollecitare? “Noi siamo organismo consultivo e tecnico, e non di vigilanza. Questo spetta al Ministero dell’Ambiente”, ha spiegato Genovesi.
Nel frattempo sulla Alpi il protocollo pilota sta già ricevendo miglioramenti sulla base dell’esperienza pregressa e certo non si perde tempo.

E per Gemma, quanto tempo abbiamo ancora? Il direttore Dario Febbo ha dichiarato che per lui quella di Gemma è “una partita persa quasi sicuramente”. Il professor Boitani ha detto in proposito: “Il Parco ha molte colpe e ritardi, ma sindaci e cittadinanze ne hanno almeno altrettante. In questa situazione (che non mi sembra possa presto cambiare), l’orsa Gemma è probabilmente irrecuperabile sul piano comportamentale: che fare è una scelta politica poiché l’orsa, venendo spesso vicino ai paesi, E’ IN pericolo ma non è certo ancora UN pericolo.”

Ha un’altra opinione Paolo Ciucci: “Il protocollo stesso contempla la rimozione solo in casi eccezionali, laddove qualsiasi altro intervento gestionale non cruento abbia dimostrato di non aver funzionato. Stante la situazione, comunque, sarebbe una decisione grave, tesa soprattutto a riversare irresponsabilmente la ‘problematicità’ su Gemma piuttosto che su un meccanismo gestionale la cui efficacia, anche se ad oggi non è dato valutare pienamente, lascia comunque perplessi.”

E continua, “Come enfatizzato nella premessa al protocollo, ciascuna femmina adulta assume un’importanza fondamentale per il futuro della popolazione; e Gemma, con la recente espansione territoriale di Peppina ( figlia di Gemma ndr.) che, se tutto andrà per il meglio, sarà la prima femmina che si riprodurrà al di fuori del PNALM da anni, né è una dimostrazione eclatante.”

Dunque la battaglia di Gemma, non è solo la battaglia per la libertà di un’orsa, è la battaglia per il futuro dell’orso marsicano sull’Appennino, una battaglia che esige maggiore impegno, maggiore capacità gestionale da parte delle istituzioni chiamate in causa, che ad oggi peccano di gravi mancanze e ritardi.

E il Ministero dell’Ambiente, che dovrebbe vigilare su tutto questo, risulta assente.

Se si deve rinchiudere in cattività un animale selvatico, che lo si faccia quando tutto è stato tentato, quando, soprattutto, si è in grado di dimostrarlo.

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  • Corrado scrive:

    Pescasseroli permette l’escursione sulle creste del rifugio Iorio solo tramite pagamento di una agenzia privata. Comportamento scandaloso a beneficio solo dell’agenzia e discapito di quanti non possono permettersi di pagare per ammirare fauna e natura che non possono essere certo di proprietà di un privato con scopi di lucro. Spero che si vada a fondo di tale situazione facendo chiarezza anche su quale siano stati i criteri di assegnazione a tale agenzia da parte del parco che commette l’ennesimo errore .

  • Caterina Rosa Marino scrive:

    MINISTERO DELL’AMBIENTE DOVE SEI?
    L’ideale sarebbe avere personale che dissuada oltre agli orsi confidenti anche i residenti e i turisti incompetenti e non informati a sufficienza, 24 ore su 24 ! Non si può dissuadere solo ogni tanto!
    Ma si preferisce sprecare denaro con le “olgettine” e i loro corrotti “amici” e non pagare dei bravi forestali …
    Si devono impedire le confidenze degli animali selvatici con gli umani per il bene dei selvatici prima di tutto perché poi finiscono ammazzati o imprigionati per colpa degli umani troppo invadenti.

  • adrianadegregorio scrive:

    come sempre c’è il solito menefreghismo1
    sono un’ amante dell’abruzzo e tutto cio che gli appartiene ( flora e fauna) andrebbe rispettata e seguita

  • Stefano scrive:

    Impeccabile l’articolo nel denunciare i ritardi e le inadempienze note a chiunque si interessi della situazione dell’orso marsicano e della questione Gemma. Si ripropone ancora una volta il problema di avere un unica vera autorita’ che guidi la politica di conservazione di questa popolazione di orsi che tutti dicono di voler salvare ma che e’ ormai ridotta al lumicino grazie allo “scaricabarile” di responsabilita’ ben riportato nell’articolo.