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Luigi Boitani: per l’orso marsicano è necessario un piano straordinario

Scritto da Federica di Leonardo il 04.05.2012

Foto Carlo Romano www.carloromanoart.it

 Questo articolo è disponibile anche in inglese.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, che ospita la quasi totalità della popolazione di orso marsicano, ne aveva abbastanza di “orse zoppe innamorate” e orsi “che scappano dal parco”. Perciò ha lanciato una sfida alla stampa e, indirettamente, all’opinione pubblica tutta: la conservazione dell’orso marsicano passa anche attraverso la comunicazione. In una due giorni al Parco presidente, direttore, responsabili scientifici e addetti alla comunicazione hanno fornito informazioni sul plantigrado perchè non si incorra in errori nel comunicare i problemi legati a questo animale che è oggi a serio rischio di estinzione, ma di cui a volte si parla in maniera superficiale e da cartoon.

Il primo giorno del press-tour sull’orso si è svolto al centro visita di Pescasseroli. L’iniziativa nasce in seno al progetto europeo LIFE ARCTOS, che si occupa della conservazione dell’orso bruno delle Alpi e dell’orso bruno marsicano sull’Appennino. Presenti giornalisti di testate locali e nazionali, tra cui anche Gaianews.it.

Ha accolto i partecipanti il presidente del Parco Giuseppe Rossi: ha spiegato che la conservazione dell’orso non dipende solo dalle azioni del Parco, ma anche da come questo è supportato dagli enti che insistono nell’area del Parco: Province, Regioni e Comuni.

Il professor Luigi Boitani, dell’Università La Sapienza di Roma, ormai da diversi anni impegnato nella ricerca sull’orso marsicano, ha introdotto le nozioni fondamentali sull’orso.

Tutti si chiedono quanti orsi ci siano al Parco. Per il professore non è un dato fondamentale, ma è importante che ci sia una stima effettuata nella maniera più precisa possibile. La prima stima fu fatta nel 2004 con metodi più approssimativi. Con l’ultima stima, quella del 2008, operata con l’analisi genetica di campioni di peli, i ricercatori hanno potuto stimare una popolazione di 40 individui con un intervallo che va da 37 a 52 orsi. Il numero esiguo di individui ci fa capire quanto la conservazione di questo animale sia legata ad un filo. Le femmine di orso marsicano si riproducono ogni 3-4 anni con un numero di cuccioli che va da uno a tre. In questa situazione ogni passo falso può essere fatale.

Ora, secondo il professor Boitani, la conservazione di tale popolazione è necessariamente una sfida, per alcuni fattori: il Parco si trova a pochi chilometri da zone densamente popolate, prima fra tutte la città di Roma. Inoltre, a causa della limitata grandezza del territorio del Parco rispetto alla popolazione, che, per sua natura, necessita di ampi spazi, l’orso si ritrova a vivere anche a ridosso dei centri abitati.

Dunque, la domanda che si è posto il professore è: la conservazione dell’orso è una sfida che può essere affrontata solo dal Parco? La risposta del professore è che il Parco da solo, strutturalmente, anche se avesse illimitati finanziamenti, non potrebbe farcela. Per far sì che la popolazione possa espandersi all’esterno, sarebbe necessaria una rete di aree protette, senza istituirne di nuove, ma preservando i corridoi ecologici fra un parco e l’altro.

La popolazione di orso, all’inteno del PNALM è vitale, la produttività è di 5-13 cuccioli l’anno. L’anno scorso c’è stato un picco in basso con la nascita di solo 3 cuccioli da una femmina, ma per il professore non è il caso di fare allarmismi: la natura ha i suoi cicli.

Ciò per cui invece, secondo Boitani, bisogna allarmarsi, è la altissima mortalità. Dal 1970 al 2009 sono morti 108 orsi, di cui 97 nel PNALM. L’82% è morto per cause antropiche. Dal 2002 al 2007 sono morti circa 5-6 orsi all’anno.

Le cause sono diverse, ma variano in percentuale a seconda degli anni. Negli anni ’80 la maggior parte degli orsi è morta uccisa da bracconieri con il fucile. Negli anni ’90, è morta a causa di investimenti sulle strade. Dal 2000 la maggior parte delle morti deriva dall’avvelenamento.

“La quantità di queste perdite è inaccettabile per il Parco” ha detto Boitani.
Gli orsi cadono vittime di avvelenamento non perchè sia diretto espressamente a loro, ma perchè si tenta con i bocconi avvelenati di colpire lupi, cinghiali e cani randagi. “In queste zone” spiega Boitani ” la chiamano la pulizia di Pasqua o di primavera, quando bisogna fare fuori gli animali che sono di troppo”.

Gli avvelenamenti in Appennino sono sempre più frequenti; in Abruzzo la zona più “calda” è quella del Fucino. La frequenza aumenta per due motivi: perchè è estremamente semplice procurarsi del veleno, i comuni insetticidi, o antiparassitari per le piante possono avere un effetto letale, come successe per l’avvelenamento dell’orso Bernardo nel 2007. Il secondo fattore a sfavore della fauna selvatica è il fatto che è molto difficile punire i colpevoli: sarebbe necessaria la flagranza di reato, ma si può capire che in un parco questa circostanza è piuttosto difficile.

Perciò questi, che restano atti di estrema inciviltà, restano perlopiù impuniti.

“Per questi motivi il PNALM deve dotarsi di un piano strordinario per la conservazione dell’orso marsicano” ha spiegato Boitani.

E’ necessario ridurre tutti i rischi di mortalità, cercare delle soluzioni di coesistenza fra fauna selvatica e uomo: la gestione dell’allevamento di vacche e cavalli lasciati allo stato brado crea non pochi problemi alla conservazione.

Ioltre, secondo Boitani le amministrazioni vanno assistite e le popolazioni coinvolte. Infatti, secondo uno studio condotto dall’Università, il 98% della popolazione ama l’orso e sarebbe disponbile a fare sacrifici per la sua conservazione.

Sarebbe davvero un peccato che per i deprecabili gesti di pochi criminali l’Italia dovesse perdere un animale tanto importante che arrichisce di una fascino tutto speciale una terra tanto ricca dal punto di vista ambientale e che è, anche a causa del plantigrado, un’apprezzata meta turistica ambita anche da turisti francesi e inglesi che vengono nella speranza di poter avvistare l’orso.

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  • F.a. scrive:

    Non sarebbe molto meglio espropriare terreni e creare una vasta area protetta dove vietare qualsiasi attività antropica, una riserva o un santuario off-limits come è il caso di alcuni parchi naturali vicini a dove vivo, affidare il territorio ampio in gestione al corpo forestale del parco più vicino e ai ricercatori che provvedono con semplicità disarmante anche alla introduzione di specie vegetali utili ad alimentarli nei pressi di aree a macchia di leopardo recintate di ungulati e animali d’allevamento ispezionati e senza malattie trasmissibili in modo che la popolazione riesca a riprodursi e riassestarsi velocemente, dato che sembrano tutti molto incompetenti, dopo 40 anni le cose sono anche peggiorate

  • Stefano Orlandini scrive:

    E’ vero la stampa puo’ molto per promuovere una nuova sensibilita’ nell’opinione pubblica ma l’attuale dirigenza del Parco deve osare di piu’…..ci sono provvedimenti che puo’ e deve prendere subito, e non vorremmo ripeterci ma….
    1)vanno chiuse le strade forestali al traffico turistico ed ancor di piu’ a quad e trialisti
    2) va fatto rispettare il divieto di pascolo in zona di riserva integrale
    3)vanno fermati i tagli boschivi industriali
    4)va bloccata ogni velleita’ di allargamento del bacino sciistico di Pescasseroli
    5)vanno censiti e sterilizzati i cani vaganti
    6) va controllato a tappeto lo stato sanitario del bestiame nel parco
    7)vanno affittati i pascoli in zone delicate per l’orso (Gioia dei Marsi)

    Insomma ad ognuno il suo compito …..