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Pesce crudo: come tutelarsi dai rischi. I consigli dell’esperto

Valentina Tepedino, veterinaria della Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva, ci mette in guardia dai rischi connessi con il pesce crudo, primo fra tutti il rischio anisakis

Scritto da Elisa Corbi il 26.07.2013

Il pesce crudo è una tradizione alimentare identificabile in ogni località costiero-marittima del mondo. 
E’ importante che coloro che consumano frequentemente questo prodotto conoscano le regole per una corretta sicurezza alimentare, per evitare di contrarre patologie. A tal fine abbiamo rivolto alcune domande alla dott.ssa Valentina Tepedino, veterinaria esperta di pesca e prodotti ittici, componente del Comitato Scientifico della Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva – SIMeVeP.

Pesce crudo

Domanda – Con l’arrivo della bella stagione e le vacanze nelle località di mare aumenta il consumo di pesce crudo. Quali sono i rischi e i benefici di questo alimento?

Valentina Tepedino – Un medico veterinario non può suggerire, a meno che non correttamente bonificato (congelato secondo quanto dettato dalla norma), un pesce crudo. I rischi di un consumo non consapevole e responsabile di un prodotto ittico crudo superano sicuramente di gran lunga i suoi benefici anche perché una cottura adeguata del prodotto può comunque mantenere praticamente inalterate le sue caratteristiche nutrizionali soprattutto per quanto riguarda gli acidi grassi polinsaturi.

D – Il pericolo maggiore per chi consuma pesce crudo si chiama Anisakis. Che cos’è e quali danni comporta per la salute?

V.T. – L’anisakis è un parassita di diverse specie ittiche (un nematode della Famiglia Anisakidae), che può provocare una malattia nell’uomo (anisakidosi). Questi parassiti si trovano da adulti nell’addome dei pesci e sono visibili, anche ad occhio nudo, intorno ai loro visceri. Difatti misurano da 1 a 3 cm, vanno dal colore bianco al rosato, sono sottili e tendono a presentarsi arrotolati su se stessi. Il pericolo è costituito dalla possibilità che dopo la pesca a causa di una eviscerazione tardiva o nulla i parassiti possano migrare nelle carni del pesce. In questo caso appunto non è possibile più accorgersi della loro presenza e dunque il consumatore rischia di consumare insieme alle carni anche il parassita. Ciò chiaramente se stiamo parlando di un prodotto consumato crudo o sotto sale o marinato, ecc. poiché la cottura eviterebbe tale rischio uccidendo il parassita. La gravità della malattia dipende sia dalla quantità di parassiti ingeriti che dalla sensibilità individuale del consumatore. I sintomi vanno infatti da semplici disturbi gastroenterici come dolori addominali, vomito, diarrea alla possibile perforazione intestinale o dello stomaco a reazioni di tipo allergico.

D – L’Anisakis è presente indifferentemente in tutto il pesce?

V.T. – Praticamente si può trovare in quasi tutte le specie ittiche. Meno infestanti sono in teoria i pesci di allevamento anche se di garantiti ci sono solo alcuni impianti di acquacoltura del Salmone in Norvegia.

D. – Le donne in gravidanza devono evitare questi cibi?

V.T. – Le donne in gravidanza dovrebbero in realtà evitare tutti i prodotti di origine animale crudi poiché potenzialmente più a rischio non solo per parassiti ma anche per altri agenti potenzialmente patogeni come molti batteri.

D – Quali sono i comportamenti corretti da adottare per un consumo di pesce crudo senza rischi anisakis?

V.T. – Per risolvere il problema sarebbe positiva l’eviscerazione immediata (poco attuabile) oppure il congelamento (il parassita muore dopo 24 ore a -20°C) o la cottura. Sono queste le uniche prassi che garantiscono la sicurezza in caso di anisakis. Da smentire infatti le dicerie che consigliano altre pratiche: l’anisakis sopravvive in linea di massima all’acidità, al wasabi, alle marinature alle affumicature a freddo, al sale, all’olio e alle temperature negative non sufficienti o eseguite per tempi troppo brevi.

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