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Alzheimer rilevabile 20 anni prima della demenza se ereditario

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 21.07.2011
AnzianoLe forme ereditarie del morbo di Alzheimer possono essere rilevabili fino a 20 anni prima che i problemi con la memoria e il pensiero inizino a manifestarsi, hanno detto alcuni ricercatori che presenteranno i risultati alla Conferenza sull’Alzheimer dell’Associazione Internazionale sul Morbo di Alzheimer a Parigi.

Riconoscere l’Alzheimer nelle sue prime fasi è una priorità assoluta per i ricercatori. Molti pensano che quando i sintomi diventano evidenti, l’Alzheimer ha già ampiamente danneggiato il cervello, rendendo difficile o impossibile ripristinare la memoria e altre capacità mentali.

“Vogliamo evitare danni e perdita di cellule cerebrali intervenendo precocemente nel processo della malattia – anche prima che i sintomi esteriori siano evidenti, perché allora potrebbe essere troppo tardi”, spiega il ricercatore sull’Alzheimer e medico Randall Bateman, della Washington University School of Medicine di St. Louis e direttore associato di DIAN, uno studio internazionale sulle forme ereditarie del morbo di Alzheimer.

I  primi risultati di DIAN confermano e ampliano precedenti intuizioni di studi sulle forme più comuni e sporadiche del morbo di Alzheimer, compresi i dati che suggeriscono che i cambiamenti nei livelli di marcatori biologici nel fluido spinale possono essere rilevati anni prima di demenza.

Gli scienziati dicono che i risultati dimostrano la fattibilità di studi clinici per prevenire l’Alzheimer nei partecipanti a DIAN. La pianificazione per i test, che potranno iniziare già dal prossimo anno, è attualmente in corso.

I ricercatori stanno studiando i membri di famiglie che hanno mutazioni in uno dei tre geni: la proteina precursore dell’amiloide, la presenilina 1 e la presenilina 2. Nei partecipanti con queste mutazioni è sicuro lo sviluppo del morbo di Alzheimer precoce, con sintomi che inizianoa 50, 40 anni o, in alcuni rari casi, anche a 30 anni.

DIAN, che comprende centri di ricerca negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia, è il più grande studio di queste rare forme di trasmissione dominante di Alzheimer. Ad oggi, i partecipanti sono 184, quasi la metà dell’obiettivo generale di reclutamento. Questo ha permesso confronti iniziali tra i partecipanti che hanno nel genoma una mutazione per l’Alzheimer, ma sono ancora asintomatici, quelli che hanno una mutazione e hanno sintomi di Alzheimer, e quelli che non hanno una mutazione e quindi non sono influenzate.

I ricercatori hanno osservato che i partecipanti che hanno le mutazioni ma che sono ancora asintomatici hanno livelli significativamente più bassi di beta amiloide e più elevati livelli di proteina tau nel liquido cerebrospinale rispetto ai partecipanti senza le mutazioni.

La Beta amiloide normalmente viene eliminata dal cervello e nel fluido spinale. Gli scienziati teorizzano che una diminuzione dei livelli del liquido spinale di beta amiloide riflettono un accumulo di questo frammento di proteina nel cervello, che aderisce alle strutture e forma le placche caratteristiche della malattia.

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  • franca scrive:

    senza dubbio interessante sapere che si potrebbe intervenire prima che la malattia si sviluppi con esami da hoc: auguriamoci che venga sconfitta!