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Curare il cancro al nord e al sud: secondo i primari non c’è differenza

Curare il cancro al nord è meglio che al sud? Secondo i Primari ospedalieri no.

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 06.02.2013

Le cure oncologiche al sud non sono pegiori di quelle del nord, secondo CIPOMO, il Collegio dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri. Le dichiarazioni arrivano in merito all’interpretazione dei dati Eurocares -HR riguardo alla sopravvivenza dei pazienti al cancro. Una minore sopravvivenza al sud, non significa necessariamente che i medici stiano erogando cure peggiori che al nord, secondo l’associazione. Per questo l’esodo dei pazienti verso il nord per farsi curare è assolutamente da evitare.
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Dichiara Salvatore Palazzo Vice Presidente CIPOMO “Che esista un divario tra Nord e Sud Italia si constata quotidianamente e a molti livelli. Anche a livello sanitario e’ innegabile che questa differenza esista, ma che alcune testate online abbiano sbandierato i dati di Eurocares – HR sulla sopravvivenza dei pazienti come dimostrazione che gli oncologi medici meridionali erogano peggiori cure oncologiche ai propri pazienti, e che questo possa incitare ad un maggior ricorso alla migrazione sanitario, e’ intollerabile”.

“Leggendo lo Studio riportato dall’ Istituto Nazionale Tumori sul Cancer Epidemiology a parita’ di tutti gli altri aspetti (eta’, sesso, sede) – precisa – la sopravvivenza dei pazienti oncologici del Nord e’ dell’ 89% e quella dei pazienti del Sud e’ dell’ 85% (complessivamente il 4% in meno). Questo significa che forse la faticosa e costosa ‘ricerca dell’altrove’ e della migrazione sanitaria dal Sud non porta probabilmente quei miglioramenti risolutivi sperati rivolgendosi al Nord. Ricordando poi i dati che dimostrano come il tasso di mortalita’ standardizzato per tutti i tumori sia maggiore al Nord rispetto al Sud, sia tra i maschi ( 236.7 vs 219.9) che tra le femmine (133.2 vs 119.8), risulta chiaro – osserva palazzo – come i semplici dati di sopravvivenza a 5 anni vadano commentati con particolare cautela, in quanto imputabili o a un ‘falso’ miglioramento dei risultati terapeutici, esclusivamente ricollegabile al tempo che aggiunge l’anticipazione diagnostica, o a una migliore accuratezza degli esami diagnostici di stadiazione, per la quale i pazienti transitano da uno stadio favorevole ad altro meno favorevole e fanno registrare un contemporaneo quanto mirabilmente illusorio miglioramento prognostico di entrambi”.

Lo studioso ricorda come i dati di altri studi sull’uso estensivo di trattamenti sistemici “( il cancro e’ anche e soprattutto una malattia sistemica ed e e’ per questo che porta a morte i pazienti) – avverte – sono spesso migliori al Sud rispetto al Nord specie per quanto riguarda il trattamento adiuvante del carcinoma del colon allo stadio C e il trattamento adiuvante chemioterapico e ormonale del carcinoma della mammella. Questi dati lasciano pensare che il comportamento degli Oncologi Medici meridionali sia tutto fuorche’ inadeguato”. Dunque, le risultanze degli studi “non possono essere lette come invito a farsi curare al Nord ne’ possono servire come suggestione per attrarre pazienti in maniera ingiustificata. Indicano invece un fatto incontrovertibile: nonostante tutte le difficolta’ in cui versa l’Oncologia Medica del Sud, i pazienti possono assolutamente essere tranquillizzati. L’aderenza alle linee guida e’ garantita in tali regioni da parte dei Colleghi oncologi medici: i famosi viaggi della speranza non trovano la loro ragione d’essere”.

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