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L’occhio bionico sta diventando una realtà

Dopo un ventennio di sperimentazioni, l’occhio artificiale è diventato realtà

Scritto da Elisa Corbi il 23.04.2014

Dopo un ventennio di sperimentazioni, l’occhio artificiale è diventato realtà. Alcune persone che hanno perso la vista a causa di malattie rare, stanno riguadagnando capacità visive grazie ad una procedura eseguita presso l’Università del Michigan.

Occhio bionico

A gennaio un “occhio bionico” è stato per la prima volta impiantato su un essere umano. La delicata operazione è stata eseguita dai medici del Kellogg Eye Center della University of Michigan, con un impianto denominato Argus Retinal Prosthesis System, che l’anno scorso ha ricevuto l’approvazione della Food & Drug Administration (FDA).

In seguito altri tre di questi interventi chirurgici sono stati eseguiti presso la stessa struttura. Un quinto è previsto per il mese prossimo.

L’occhio bionico comprende una piccola telecamera e un trasmettitore montato su un paio di occhiali.
Le immagini dalla telecamera vengono trasformate in dati elettronici che vengono trasmessi in modalità wireless agli elettrodi impiantati nella retina del paziente che hanno il compito di sostituirsi nelle funzioni alle cellule retiniche ormai compromesse e manderanno il segnale elettrico proveniente dall’esterno, attraverso il nervo ottico, alla corteccia visiva cerebrale.

L’intervento dona a coloro che soffrono di retinite pigmentosa la capacità di vedere ombre e forme. La retinite pigmentosa, è una malattia genetica dell’occhio che influenza la capacità della retina di rispondere alla luce. Uno dei primi sintomi consiste nella riduzione della vista di notte fino alla cecità notturna. A questo fenomeno può precedere la visione a cannocchiale, ovvero la perdita del campo visivo periferico. Il progresso della patologia varia a seconda dei casi e non tutte le persone affette dalla malattia degenerano nella cecità completa.

Le persone che hanno subito l’intervento ad oggi non recupereranno completamente la vista, riusciranno a vedere solo ombre e forme, e inoltre, per adeguarsi a questo loro ritrovata capacità, i pazienti dovranno sottoporsi ad uno speciale allenamento che può protrarsi anche per tre mesi. L’allenamento può cominciare solo quando l’occhio bionico viene attivato, cosa che avviene solo quando i pazienti si sono ripresi dall’intervento.

Il passo avanti per i non vedenti è estremamente significativo. “Desidero disperatamente di riuscire a vedere i miei nipoti”, ha dettoLinda Schulte, una paziente che ha subito l’intervento. “Non sarò in grado di distinguere i loro volti, ma potrò vedere oggetti, vedere delle figure, vedere i miei nipoti che corrono nel giardino. Anche soltanto questo significa molto per me”.

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