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Obesità infantile: efficacia interventi varia in base all'età

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 20.07.2010

Si è parlato di strategie per prevenire l’obesità infantile al Congresso sull’Obesità si Stoccolma, Svezia, grazie ad una ricerca che conferma l’importanza di un’educazione alimentare sana nei bambini sin dai primi anni di vita. Lo studio, infatti, ha dimostrato come la prevenzione dell’obesità basata sugli interventi di gruppo – come a scuola o negli asili – è efficace nei bambini sotto i 5 anni, è mediamente efficace per bambini che frequestano le elementari, mentre mostra pochi e variegati risultati negli adolescenti.

Durante il convegno il professor Boyd Swinburn, che ha una cattedra di Sanità Pubblica ed è direttore del Centro per la Prevenzione dell’Obesità collegato all’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) presso la Deakin University in Australia, ha portato i risultati di tre progetti basati sulle comunità nei pressi della città australiana di Geelong. Ogni progetto aveva un differente target di età. Il primo gruppo interveniva su bambini sotto i cinque anni, il secondo su bambini che frequentavano le elementari e il terzo era costituito da adolescenti. Il programma di intervento per gli adolescenti si svolgeva in contemporanea con altri gruppi nelle isole Fiji, a Tonga e ad Auckland, in Nuova Zelanda. Gli interventi includevano una serie di strategie per aumentare l’alimentazione sana e l’attività fisica e intendeva sviluppare la capacità della comunità di continuare con gli atteggiamenti virtuosi una volta che il progetto fosse terminato.

Interventi basati sulle comunità stanno solo ora muovendo i primi passi, ha detto Swinburn. Le prime sperimentazioni di gruppi per l’educazione alimentare prevedevano brevi interventi nell’orario scolastico e hanno dimostrato un effetto limitato, se non nullo. Poi si è passati a coinvolgere anche i genitori, le autorità locali, i centri sportivi e altre attività che ruotavano attorno alla vita dei ragazzi. In questa seconda generazione di interventi ci si era focalizzati più sui bambini in età scolare, e meno su quelli in età pre-scolare e sugli adolescenti.

“I nostri risultati, insieme a quelli ottenuti in altri esperimenti, ci dimostrano che dovremmo concentrarci negli interventi sui bambini con meno di 5 anni. Non ci sono tantissimi studi a riguardo, ma i pochi dati a disposizione ci dicono che questà è l’età in cui i bambini sono ancora ricettivi e suscettibili al cambiamento,” ha detto Swinburn. “Per bambini alle scuole elementari, gli effetti visti non sono eccellenti, ma il risultato peggiore si vede negli adolescenti. In particolare per le popolazioni del Pacifico, abbiamo visto un piccolo impatto nel peso corporeo e, sfortunatamente, dobbiamo ammettere che siamo ad un punto cieco.”

Nello studio condotto da Swinburn, il miglior risultato si è visto nello studio con bimbi sotto i 5 anni. Esso ha coinvolto 12.000 bambini in luoghi diversi, come gli asili nido, gli asili infantili, abitazioni private e servizi sociali per i bambini. Dopo tre anni, la prevalenza di sovrappeso e obesità tra i bambini nei gruppi di intervento era di circa il 3% più bassa di quella nei gruppi di controllo. Questo programma si è distinto anche per il basso budget richiesto (100.000 dollari australiani), in quanto le attività erano svolte dal personale che già si trovava impiegato nelle istituzioni ospiti.

Il progetto che interessava i bambini delle scuole elementari ha anch’esso avuto un impatto significativo, ha detto Swinburn. L’intervento non è stato sufficiente a a ridurre sovrappeso e obesità, ma ha almeno rallentato il ritmo di aumento di grasso corporeo. Dopo tre anni, infatti, i bambini avevano preso circa un chilo in meno rispetto ad altri gruppi di controllo. “Un chilo in tre anni sembra una sciocchezza a livello individuale, ma poiché questi valori sono delle medie che includono anche i bambini che non hanno problemi di sovrappeso, un chilo è un valore significativo. Piccole variazioni applicate ad un grande numero di individui ha un impatto significativo su una malattia,” ha aggiunto.

Per quanto riguarda le comunità di adolescenti, c’è stata una risposta variegata a seconda della cultura di appartenenza dei ragazzi. Il gruppo in Australia era composto da ragazzi di origine europea e ha risposto bene; si sono osservate diminuzioni sia di sovrappeso che di obesità. Negli altri gruppi nelle Fiji, a Tonga e ad Auckland, gli studenti venivano da una varietà di isole del Pacifico od erano di origini indiane e gli effetti sono stati variabili, con una parte di ragazzi che non hanno mostrato differenze rispetto ai gruppi di confronto.

“Alle scuole superiori i ragazzi sono meno in relazione con i genitori o con le organizazioni che li ospitano. Le usuali attività di promozione di pratiche salutari, come l’aumento nel consumo di frutta e verdura, il miglioramento del cibo consumato a scuola, migliorare l’aspetto corporeo e ridurre un’alimentazione inappropriata, promuovere la colazione, diminuire il consumo di bevande altamente zuccherate, aumentare il consumo di acqua e aumentare lo spostamento a piedi – non sono state sufficienti per alcuni gruppi etnici e dobbiamo ripensare su come trattare meglio questi temi.”

Il sucesso delle sperimentazioni sono anche da attribuire all’importanza che queste attività hanno all’interno dell’istituto, ha detto Swinburn. Se il preside o il direttore di una scuola inserisce regole dall’alto, tutti i ragazzi sono indotti a rispettarle. Se invece l’attività di educazione alimentare tende a sembrare qualcosa di estraneo alla scuola, ci sarà meno seguito.

Un esempio che Swinburn ha preso a riferimento è stata Michelle Obama, la First Lady degli Stati Uniti, quando ha preso di petto il problema dell’obesità. Questo atteggiamento da parte delle gerarchie più alte è quello che ci vuole per migliorare la risposta ai singoli interventi nelle scuole.

Tuttavia, ha messo in guardia Swinburn, non bisogna dimenticare che dopo gli annunci devono seguire le politiche applicate diligentemente in tutti gli istituti, contro i quali sono in agguato interessi economici e, quindi, politici. Ha citato l’esempio della Francia, dove il programma chiamato EPODE si basa sull’attuazione sistematica di programmi contro l’obesità infantile. Il sistema funziona in quanto è centralizzato e viene applicato a tutte le scuole. Addirittura, questo modello viene espostato anche in altri paesi.

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