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Retina artificiale: passi avanti dalla ricerca italiana

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 20.03.2013

La ricerca realizzata grazie alla collaborazione di diversi istituti, l’Istituto italiano di tecnologia (Iit), in particolare del Dipartimento di neuroscience and brain bechnologies (Nbt) a Genova e del Center for nano science and technology (Cnst) presso il politecnico di Milano, in collaborazione con le universita’ dell’Aquila, di Genova e l’Uo Oculistica dell’ospedale S.Cuore – Don Calabria di Negrar (Verona), prende la mosse da un precedente ricerca realizzata nel 2011.In questa ricerca gli studiosi erano riusciti a creare un dispositivo fotovoltaico in grado di indurre la comunicazione tra neuroni in risposta alla luce.

Impianto retinico, retina

Oggi, a partire da quella ricerca, i ricercatori sono riusciti restituire la sensibilita’ alla luce a retine prive di fotorecettori. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista internazionale Nature Photonics (A polymer optoelectronic interface restores light sensitivity in blind rat retinas).

Secondo i ricercatori questo studio fa ben sperare nella realizzazione di una retina artificiale.

Nel loro studio, i ricercatori hanno utilizzato la retina di mammiferi in cui fosse presente una degenerazione dei fotorecettori con l’obiettivo di sostituire i fotorecettori malati con un materiale sensibile alla luce, in grado di restituire la fotosensibilita’ della retina, adagiando la retina su uno strato di semiconduttore organico fotovoltaico.

Il materiale e’ un semiconduttore organico fotovoltaico, detto ‘rr-P3HT’, che a differenza dei materiali metallici, o a base di silicio, utilizzati finora per tali interfacce biotecnologiche, e’ soffice, leggero, flessibile e altamente biocompatibile, oltre che essere naturalmente sensibile alla luce visibile. L’effetto fotovoltaico che ne e’ alla base lo rende, poi, una protesi che non necessita di una sorgente elettrica esterna per funzionare.

”Il risultato che abbiamo raggiunto e’ fondamentale per procedere verso la realizzazione di una protesi retinica organica per l’uomo”, commenta il prof. Benfenati, direttore del dipartimento di Nbt dell’Istituto italiano di tecnologia, ”Abbiamo dimostrato che il tessuto retinico degenerato nei fotorecettori, una volta a contatto con lo strato di semiconduttore, recupera la sua fotosensibilita’ a livelli di luminosita’ paragonabili alla luce diurna e genera segnali elettrici nel nervo ottico del tutto simili a quelli generati da retine normali”.

Il passo successivo sara’, quindi, l’applicazione del dispositivo a modelli animali di retinite pigmentosa per verificare, dopo l’impianto retinico, la sua efficacia nel recuperare la funzione visiva, la sua biocompatibilita’ e durata a lungo termine.

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