Per la Settimana mondiale del cervello del 2013 che si sta svolgendo a Perugia, gli scienziati si incontrano per parlare delle malattie neurodegenerative del cervello. Sono queste che si registrano in netto aumento e che si presentano, secondo i risultati di molte ricerche, come una vera minaccia per l’economia dei paesi. Con la popolazione che invecchia, infatti, si prevede che i malati di Alzheimer possano triplicare entro il 2050.
Secondo gli esperti lo strumento più importante per combattere malattie come l’Alzheimer e il Parkinson è la diagnosi precoce. La Società Italiana di Neurologia (SIN) partecipa all’iniziativa: il suo presidente Giancarlo Comi ha dichiarato al Sole 24 ore: “Il grande tema di questa edizione – ha sottolineato Giancarlo Comi, presidente della Società italiana di neurologia (Sin) – sarà l’importanza della diagnosi precoce nelle malattie neurologiche come il Parkinson, la malattia di Alzheimer, la sclerosi multipla, la sclerosi laterale amiotrofica: oggi, infatti, sono disponibili numerosi dati sperimentali che ci permettono con più certezza di riconoscere in una fase pre-clinica i pazienti affetti da patologie neurodegenerative, per le quali solo un intervento terapeutico in fase iniziale potrebbe consentire di rallentarne o addirittura arrestarne la progressione.”

La ricerca quindi si orienta verso la prevenzione: infatti queste malattie si riescono a diagnosticare molto spesso solo quando i primi danni cerebrali sono già avvenuti e quindi quando la malattia ha già avviato il suo processo. Per ovviare a questo le ricerche si stanno orientando su metodi genetici che riescano a presagire la comparsa della malattia anche all’età di vent’anni, oppure che riescano a scovare i sintomi della malattia nei loro primi prodromi.
Ma se la malattia ha già attaccato? Si apre in quel caso un altro ambito, quello della Brain Reserve. Si tratta cioè della possibilità di mantenere un buon livello cognitivo nel nostro cervello anche quando perde di funzionalità, a causa del normale invecchiamento o a causa della malattia neurodegenerativa. “Una parte di questa ‘riserva’ – spiega Stefano Cappa , Professore Ordinario di Neuroscienze Cognitive al San Raffaele di Milano, al Sole 24 ore – è dovuta a una dotazione genetica, ma appare ormai dimostrato che numerosi fattori di tipo ambientale siano in grado di modificarla, in senso sia positivo che negativo. Ad esempio, ci sono evidenze che indicano che fattori come l’esercizio fisico, l’alimentazione appropriata, l’attività mentale e i rapporti sociali siano in grado di aumentare questa riserva, rendendoci più resistenti all’età e alle malattie del cervello”.
Durante la Settimana del cervello si svolgeranno conferenze, workshop in cui più di trecento fra i maggiori esperti del settore, provenienti da tutto il mondo, si confronteranno su questi temi attuali.
Parallelamente si svolgeranno una serie di attività divulgative per i non esperti e nelle scuole.