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Strisce colorate nei cieli notturni. Ma non è un’aurora boreale

Scritto da Leonardo Debbia il 10.09.2018

Già da qualche tempo è stata segnalata la comparsa di un fenomeno nuovo nei cieli notturni: sottili nastri di luce viola e bianca solcano l’oscurità, creando effetti suggestivi.

Sembrerebbe trattarsi di una specie di aurora boreale, mai notata prima d’ora.

Secondo una recente ricerca scientifica, invece, questi strani flussi di luce non sarebbero affatto un’aurora, ma un fenomeno celeste del tutto nuovo.

Il fenomeno, conosciuto come STEVE – acronimo di Strong Thrermal Emission Velocity Enhancement – non è però nuovo per i fotografi dilettanti che coltivano la passione delle riprese del cielo notturno, i quali da decenni ne avevano già ‘catturato’ la presenza sulle loro pellicole.

Una notte del 2016, i fotoamatori del gruppo ‘Alberta Auroral Chasers’ rimasero molto colpiti dall’intensità dei flussi luminosi di luce bianca e viola che solcavano in grandi archi colorati il cielo notturno del Canada da est ad ovest e decisero di segnalare l’evento all’attenzione degli scienziati.

Corre voce che l’acronimo STEVE sia dovuto proprio ad un membro di quel gruppo di fotografi, che glielo affibbiò scherzosamente, e che fu solo in seguito adottato dal NASA Goddard Space Flight Center.

La comunità scientifica, però, solo da poco si è interessata al fenomeno, concludendo che queste manifestazioni sono semplicemente ‘diverse’ dalla luce delle aurore tipiche.

Ma sulle cause della formazione di questi effetti, peraltro straordinari, non si è avuta una risposta definitiva, ma solo la definizione di ‘effetto ottico completamente nuovo’.

Di recente l’argomento è stato ripreso e si è deciso di ricorrere all’utilizzo dei dati provenienti dai satelliti e dalle immagini degli osservatori a terra.

Il primo studio scientifico su STEVE, condotto nel 2017 da Eric Donovan, docente di fisica all’Università di Calgary, in Canada, parla di un flusso di ioni in rapido movimento ed elettroni super-caldi che avrebbero attraversato la ionosfera in concomitanza al percorso di STEVE.

Donovan, basandosi sui dati satellitari della missione Swarm dell’ESA (l’Agenzia spaziale europea), ha descritto STEVE come causato da una scia di gas caldi lunga 25 chilometri, posta ad un’altitudine intorno ai 450 chilometri, che fluisce da est verso ovest alla velocità di 6 Km / sec.

“La nostra conclusione è stata che STEVE non era un’aurora”, sosteneva Bea Gallardo-Lacourt, fisico spaziale dello stesso Ateneo e partecipante allo studio. “Per noi restava un fenomeno al momento sconosciuto”.

Il team di studiosi ha definito STEVE un ‘bagliore del cielo’ o una luce incandescente, fenomeni comunque diversi dalle aurore.

“Crediamo di sapere tutto; poi si scopre che non è così”, commentava Joe Borovsky, fisico spaziale dello Space Science Institute di Los Alamos, New Mexico.

Le aurore vengono prodotte quando dalla magnetosfera terrestre – la regione attorno alla Terra sede del campo magnetico terrestre – elettroni e protoni entrano nella ionosfera, una regione di particelle cariche dell’atmosfera superiore. Gli elettroni e i protoni, a contatto con le particelle atmosferiche, si eccitano, emettendo luce di vari colori; più spesso, verde, rossa e blu.

Se esistono buone condizioni di visibilità, le aurore sono visibili ogni notte, ma i sottili nastri luminosi di STEVE sono visibili solo per poche notti all’anno e spesso se ne possono vedere anche al di sotto dei 60° di latitudine, mentre è noto che le aurore sono proprie delle alte latitudini.

STEVE appare come un arco molto stretto che si estende per centinaia o anche miglaiai di miglia in direzione est-ovest ed ha una durata che varia generalmente da 20 minuti ad un’ora.

Recentemente, un nuovo studio, condotto dalla stessa ricercatrice Bea Gallardo-Lacourt, ha analizzato il fenomeno più a fondo e ha pubblicato i risultati su Geophysical Research Letters.

Secondo il nuovo studio, il bagliore del fenomeno non è associato alla precipitazione di particelle – elettroni o altri ioni – per cui la sua origine va ricercata nella ionosfera.

In attesa di nuove indagini, non resta quindi che ammirare la magnificenza di questo spettacolo.

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