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Deep Skull, l’antico cranio del Borneo, svela alcune sorprese

Scritto da Leonardo Debbia il 29.09.2016

Un nuovo studio dei resti fossili di ‘Deep Skull’(Cranio profondo), datato sui 37mila anni come il più antico essere umano moderno comparso nell’isola del Borneo, ha rivelato che questo essere non era affatto imparentato con le prime popolazioni australiane, come ritenuto finora, e che il cranio era probabilmente appartenuto ad una anziana donna piuttosto che ad un individuo maschio giovane.

I risultati dell’esame ha anche indotto a formulare una nuova ipotesi riguardo il popolamento del Sud-Est asiatico.

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West Mouth (Bocca occidentale), ingresso della Niah Cave

Lo studio, guidato da Darren Curnoe, professore associato all’Università australiana del South Wales (UNSW), rappresenta l’indagine più dettagliata finora eseguita sull’antico cranio, da quando venne ritrovato, nel 1958, nella Niah Cave presso Sarawak, nel Borneo malese.

“La nostra analisi stravolge il punto di vista tenuto finora sul popolamento di questa regione”, afferma Curnoe, che è anche Direttore del Centro di ricerche paleontologiche e geobiografiche dell’UNSW. “Riteniamo che questi antichissimi resti, con i loro caratteri fisici delicati e le piccole dimensioni del corpo, assomiglino più alle attuali popolazioni indigene del Borneo piuttosto che ai nativi australiani”.

I risultati dello studio, che è firmato, oltre che da Curnoe, anche da ricercatori del Dipartimento del Museo di Sarawak e della Griffith University, sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers in Ecology and Evolution.

‘Deep Skull’ fu scoperto da Tom Harrison, del Museo di Sarawak, durante alcuni scavi presso la West Mouth (Bocca occidentale) della grande Niah Cave e, per primo, venne esaminato accuratamente dal famoso antropologo britannico Don Brothwell che, nel 1960, concluse che il cranio era appartenuto ad un maschio in giovane età, rappresentante di un gruppo di primi esseri umani moderni strettamente imparentati con gli indigeni australiani – particolarmente con i Tasmaniani – se non addirittura loro predecessori.

“L’ipotesi di Brothwell era autorevole e quindi fu accettata e condivisa  per molto tempo.

Oggi, dopo sessant’anni, abbiamo voluto verificarne la validità”, spiega Curnoe.

“Il nostro studio mette in discussione molte delle vecchie ipotesi. Secondo noi, il cranio è da attribuire ad una donna matura piuttosto che ad un maschio giovane. I tratti fisici, poi, hanno pochissime somiglianze con gli indigeni australiani, ma sono assai più vicini alle popolazioni che vivono attualmente nelle parti più settentrionali dell’Asia Sud-orientale.

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Ossa di 37mila anni fa recuperate dalla Niah Cave, nel Sarawak, Borneo occidentale (credit: Curnoe)

Ipoi Datan, Direttore del Sarawak Museum è meravigliato di quanto resti ancora da imparare oggi, dopo sessant’anni, da Deep Skull.

“La scoperta che i resti possano essere attribuiti ad antenati delle popolazioni attuali del Borneo è un punto di svolta per la preistoria di tutto il Sud-Est asiatico”, dichiara Datan.

Deep Skull è stato infatti anche un fossile chiave per sviluppare la cosiddetta ‘ipotesi del doppio strato’, secondo cui il popolamento del Sud-Est asiatico sarebbe stato il risultato di gruppi legati ai nativi australiani e della Nuova Guinea che sarebbero poi stati sostituiti dalle popolazioni di agricoltori provenienti dal Sud della Cina qualche migliaio di anni fa.

Il nuovo studio contesta questo punto di vista, dimostrando che, almeno per quel che riguarda il Borneo, i primi individui ad abitare l’isola siano molto più simili alla popolazione che ci vive oggi più che ai primi australiani, suggerendo una lunga continuità nel tempo.

Viene inoltre ipotizzato che almeno alcune popolazioni indigene del Borneo non siano state affatto sostituite dalle migrazioni di agricoltori, ma che abbiano invece adottato da queste ultime la nuova cultura agricola dopo il loro arrivo, circa 3000 anni fa.

“Il nostro studio, insieme ai recenti studi genetici sulle popolazioni di tutto il Sud-Est asiatico, diviene così una seria sfida per lo scenario a due strati supposto per il Borneo e le isole più a nord”, spiega Curnoe. “Dobbiamo rivedere la preistoria di tutta la regione, visto che si presume sia stata più complessa di quanto finora ritenuto”.

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