Gaianews

Da dove proveniva il corpo celeste che sterminò i dinosauri?

Scritto da Leonardo Debbia il 19.05.2021

Se ne è parlato molto e l’ipotesi è ormai stata accolta e riconosciuta dalla Scienza ufficiale: fu il corpo celeste che colpì la Terra 66 milioni di anni fa a spazzare via gran parte della vita animale e vegetale, lasciando un cratere al largo delle coste messicane che si estende per 93 miglia e giunge fino a 12 chilometri di profondità.

La domanda successiva che gli scienziati si sono poi posti a proposito del luogo da dove avrebbe potuto aver avuto origine questo asteroide, o cometa che fosse, oggi ha forse trovato una risposta.

estinzione-dinosauri

In uno studio pubblicato su Scientific Reports, Avi Loeb e Frank B. Baird, entrambi docenti di Scienze ad Harvard, assieme ad Amir Siraj, astrofisico, hanno formulato una nuova teoria che potrebbe spiegare l’origine e il percorso di questo oggetto e il percorso tanto catastrofico che lo condusse alla collisione con la Terra.

E la spiegazione, secondo i due ricercatori, varrebbe anche per altri corpi celesti.

Utilizzando analisi statistiche e simulazioni gravitazionali, Loeb e Siraj mostrano che una frazione significativa di un tipo di cometa proveniente dalla nube di Oort – la sfera di detriti ai margini del Sistema solare – sarebbe uscita dalla sua orbita, attratta dal campo gravitazionale di Giove e deviata verso il Sole, la cui forza di marea l’avrebbe frammentata in numerosi pezzi di roccia.

Questa grande massa di comete, simili a quella di Chicxulub, sarebbe quindi costituita dai frammenti che, una volta ogni 250-730 milioni di anni circa, attraversano l’orbita terrestre e colpiscono il nostro pianeta.

“Esemplificando, fondamentalmente Giove agirebbe come una sorta di flipper”, dice Siraj, – “deviando queste comete di lungo periodo su orbite che le avvicinano molto al Sole. Ed è

perciò che queste comete, che impiegano più di 200 anni per compiere un’ intera orbita attorno al Sole sono anche chiamate grazer of the sun (radenti il Sole)”.

“In queste comete non è tanto la fusione, che aumenta durante l’avvicinamento al Sole – ma che sostanzialmente incide per una piccola frazione della massa cometaria – quanto l’aumento progressivo della forza gravitazionale da parte del Sole, il fattore che provoca lo sgretolamento in comete più piccole che, statisticamente, hanno maggiori probabilità di colpire la Terra”.

L’evento viene supportato anche dai calcoli di Loeb e Siraj, nonché di altri astronomi.

I due studiosi affermano che la probabilità di un impatto con la Terra è coerente con l’evento di Chicxulub.

“La nostra ipotesi prevede che sulla Terra altri crateri delle dimensioni di Chicxulub hanno maggiori probabilità di essere stati causati da un urto con un corpo celeste di una composizione simile alla condrite carboniosa piuttosto che dagli asteroidi della fascia di Kuiper”, scrivono i ricercatori.

Questa osservazione è importante perchè la teoria più diffusa sull’origine di Chicxulub afferma che il corpo celeste impattante fosse un frammento di un asteroide molto più grande proveniente dalla fascia di Kuiper, la fascia di asteroidi situata tra Giove e Marte.

In realtà, solo un decimo di tutti gli asteroidi di questa fascia hanno una composizione corrispondente ad una condrite carboniosa, mentre si ritiene che la maggior parte delle comete di lungo periodo abbiano invece questa composizione.

Anche le prove raccolte nel cratere Chicxulub e in altri crateri analoghi suggeriscono che il corpo celeste caduto avesse una composizione simile alla condrite carboniosa.

Lo stesso si può dire per altri crateri terrestri: il cratere Vredefort, in Sudafrica, lasciato da un corpo celeste che ha colpito la Terra circa 2 miliardi di anni fa e che è il più grande cratere ufficialmente riconosciuto nella storia della Terra, o l’impronta dell’impatto che ha formato il cratere Zhamanshin in Kazakistan, il più grande cratere degli ultimi milioni di anni.

I ricercatori sostengono che le prove riguardanti la composizione supportano il loro modello e che la tempistica degli urti è coerente con le probabilità di impatto delle comete delle dimensioni di quella di Chicxulub piuttosto che con comete di dimensioni più piccole.

Loeb e Siraj affermano inoltre che la loro ipotesi può essere ulteriormente verificata dall’esame sia dei crateri lunari che delle comete colpite durante le missioni spaziali.

Per Loeb capire questo non aiuta solo a spiegare un evento passato della storia della Terra, ma potrebbe rivelarsi fondamentale qualora eventi del genere minacciassero in futuro il nostro pianeta.

“Sarebbe certamente uno spettacolo fantastico da vedere, ma credo proprio che nessuno di noi vorrebbe assistervi”, conclude ironicamente lo scienziato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA