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Risolto un enigma geologico: il tetto del mondo è diventato più alto

Scritto da Leonardo Debbia il 06.07.2021

Tra i geologi è ancor viva oggi una polemica di lunga durata che riguarda l’altezza della regione tibetana.

Secondo alcuni studiosi, in un recente passato geologico, il Tibet sarebbe ‘cresciuto’ in altezza, piuttosto rapidamente, di quasi 600 metri.

everest

Un’ affermazione del genere, se provata, aprirebbe nuovi scenari sull’evoluzione geologica di quella parte del nostro pianeta.

Il Tibet è noto come il ‘tetto del mondo’ e non senza una buona ragione: con un’altitudine media di 4500 metri sul livello del mare e le due vette più alte del mondo, l’Everest e il K2, la vasta catena montuosa dell’Himalaya è più alta di qualsiasi altra parte della Terra.

Tuttavia, l’origine dell’altezza dell’altopiano è oggetto di controversie accademiche da molti anni.

Alcuni ricercatori ritengono infatti che l’area abbia mantenuto l’altezza attuale per la maggior parte della sua esistenza, mentre altri sostengono che questa altezza sia aumentata solo negli ultimi 20-30 milioni di anni.

Finora, il suggello definitivo ad una di queste due teorie non sembrava potesse essere apposto.

Con l’aiuto di nuove analisi dei fondali oceanici e calcoli più accurati sul movimento delle placche tettoniche, il prof. Giampiero Iaffaldano, docente del Dipartimento di Geoscienze e Gestione delle Risorse naturali presso l’Università di Copenhagen, ha tentato una mediazione.

Tra i 15 e i 18 milioni di anni fa nell’area tibetana si verificò l’evento che causò l’innalzamento di 300-600 metri di una vasta porzione della regione”, afferma lo studioso, autore del lavoro.

L’evento consistette in uno scontro frontale tra la placca eurasiatica e la placca indiana, in pratica le regioni occupate oggi da India e Cina.

Originariamente l’India era situata molto più a sud, in qualità di parte della placca tettonica che si spostava lentamente ma inesorabilmente verso nord finchè, nel corso di milioni di anni, giunse a scontrarsi con la placca eurasiatica, in corrispondenza della Cina attuale.

Utilizzando fossili animali e vegetali, assieme ad analisi geochimiche delle rocce raccolte nella regione montuosa, molti geologi sono abbastanza certi che già 20-30 milioni di anni fa il Tibet avesse l’aspetto attuale e che la sua altitudine non sia poi cambiata nel tempo.

Secondo altri ricercatori, invece, la collisione prolungata avrebbe causato un innalzamento rapido di ben due chilometri in pochi milioni di anni.

Il prof. Iaffaldano ritiene che la verità stia nel mezzo.

Sono diversi set di dati che portano ad una conclusione intermedia”, sostiene lo studioso. “A questa convinzione si è arrivati attraverso un esame più accurato dei dati sulla velocità della collisione e l’ausilio dei dati geologici forniti dalle lave dei fondali oceanici”.

Il materiale dei fondali proveniente dalle eruzioni magmatiche ha rivelato dettagli maggiori sui movimenti delle placche tettoniche, dal momento che le lave hanno registrato le inversioni di polarità del campo magnetico terrestre nel tempo.

Più volte il Nord è diventato Sud e viceversa; e questa alternanza è stata registrata nelle rocce,

che hanno potuto quindi essere sfruttate per una più esatta misurazione su scala geomagnetica.

Dai dati geomagnetici si può rilevare la velocità della collisione e risalire a quando il Tibet si è effettivamente innalzato”.

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