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Scoperto il punto di divergenza delle linee evolutive tra esseri umani e scimmie

Scritto da Leonardo Debbia il 20.05.2021

Un’analisi high-tech molto attesa della parte superiore del corpo del famoso fossile ‘Little Foot’ apre una finestra sul periodo cruciale dell’evoluzione umana in cui i nostri antenati si sono separati dalle scimmie, come dimostrano le nuove ricerche dell’ Università della California meridionale (USC).

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La ricostruzione della spalla di Little Foot si è dimostrata la chiave per interpretare un ramo primigenio dell’albero evolutivo umano.

Gli scienziati della Kech School of Medicine presso l’Università della California meridionale si sono concentrati sulla sua cintura scapolare, che include clavicola, scapole e articolazioni.

Sebbene altre parti di Little Foot, in particolare le gambe, mostrino tratti pre-umani adatti per camminare in posizione eretta, le componenti della spalla sono invece chiaramente più simili agli analoghi distretti delle scimmie, dal momento che sorreggono braccia sorprendentemente idonee per appendersi ai rami degli alberi, piuttosto che lanciare una pietra o penzolare dal busto come negli esseri umani.

Il fossile di Little Foot fornisce la migliore prova di come gli antenati degli esseri umani abbiano potuto usare le braccia più di 3 milioni di anni fa, secondo Kristian J. Carlson, autore leader dello studio e docente di scienze anatomiche integrative cliniche alla Keck School.

“Per l’antropologia e i primi antenati umani, Little Foot è paragonabile alla stele di Rosetta per l’archeologia”, dice Carlson. “Quando confrontiamo l’attaccatura della spalla tra esseri umani e scimmie viventi, risulta chiaro che la spalla di Little Foot era un buon modello della spalla dell’antenato comune tra esseri umani e le altre scimmie africane, quali scimpanzè e gorilla”.

Lo studio della USC ha visto la collaborazione di studiosi dell’Università del Wisconsin, dell’Università di Liverpool, Regno Unito, e dell’Università di Witwatersrand, in Sudafrica.

I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Human Evolution, rivista che ha dedicato un numero speciale agli esami condotti separatamente su parti dello scheletro di Little Foot e quindi riesaminate assemblate, una volta completato lo studio delle parti.

Con questa procedura si poteva spiegare la consistenza e l’operatività dell’intero scheletro.

Il fossile di Little Foot è un esemplare raro perchè si tratta di uno scheletro quasi completo di un australopithecus, molto più antico degli altri antenati umani.

L’individuo, probabilmente una femmina, che visse 3,67 milioni di anni fa in Sudafrica, era alto poco più di un metro e aveva gambe lunghe, adatte alla deambulazione bipede.

I primi resti furono scoperti negli anni ’90 in Sudafrica e consistevano di piccole ossa del piede che gli valsero, per l’appunto, l’appellativo di ‘Litttle Foot’.

Sebbene non goda la popolarità di Lucy – l’altro australopithecus portato alla luce in Africa orientale negli anni ’70 – questo è più antico e più completo.

Il team della USC ha intrapreso lo studio interessandosi all’attaccatura delle spalle perchè Little Foot fornisce l’esempio più antico e intatto di questa anatomia, mai rinvenuto prima.

Quel distretto di ossa fornisce indizi rivelatori del movimento di questo animale.

Nell’evoluzione umana – afferma il team – queste parti dovevano cambiare forma prima che i nostri antenati potessero vivere non solo sugli alberi, ma camminare nella savana e usare le braccia per funzioni diverse dal solo sostentamento del peso dell’individuo.

Sono quindi state confrontate le ossa della spalla di Little Foot con scimmie, ominidi e umani.

Little Foot era sicuramente adatto a vivere sugli alberi perchè la cintura scapolare fa supporre che potesse arrampicarsi sugli alberi, appendersi ai rami e usare le mani sopra la testa per sostenere il peso del corpo.

Ad esempio, la scapola ha una grande cresta per l’inserzione di muscoli spessi, come quelli dei gorilla e degli scimpanzè. L’articolazione della spalla, dove si collega l’òmero, si trova ad un angolo obliquo, utile per stabilizzare il corpo e ridurre i carichi di trazione sui legamenti delle spalle quando una scimmia si appende ai rami. La clavicola, poi, ha una caratteristica curva a forma di S, comunemente presente nelle scimmie.

“Le conclusioni si traggono pensando alle somiglianze strutturali della spalla tra esseri umani e scimmie africane recenti, che persistono molto più a lungo di quanto si pensi”, afferma Carlson.

“In Litttle Foot osserviamo prove incontrovertibili che il braccio dei nostri antenati di 3,67 milioni di anni fa era ancora usato per sostenere un peso sostanziale durante i movimenti tra gli alberi per arrampicarsi o appendersi ai rami”, osserva Carlson. “ Infatti, sulla base di confronti con esseri umani viventi e scimmie, riteniamo che la morfologia e la funzione della spalla di Litttle Foot sia un buon modello di riferimento con quello dell’antenato comune di esseri umani e scimpanzè dai 7 milioni agli 8 milioni di anni fa”.

Le immagini ottenute dai fossili sono straordinariamente nitide, data l’ottima conservazione dei resti. Gli studiosi le hanno esaminate usando scansioni micro-CT in grado di rilevare minute caratteristiche di ogni oggetto, scrutare in profondità all’interno di un osso, misurarne la densità e generare un modello 3D senza danneggiare il fossile.

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