La notizia secondo cui la Nube di Smith – una grandissima nube interstellare di gas principalmente costituita da idrogeno ed elio – si stia avvicinando sempre più alla nostra galassia, viaggiando ad una velocità di un milione di chilometri orari, è di pochissimi giorni fa. La nube vasta all’incirca 11.000 anni luce prende il nome dalla sua scopritrice, la studentessa di astronomia Gail P. Smith, che la scoprì negli anni ’60. Essa venne espulsa dalla Via Lattea 70 milioni di anni fa e adesso sta ritornando, proprio come farebbe un boomerang.
Per osservarla meglio, gli astronomi si sono avvalsi del telescopio spaziale Hubble, lanciato il 24 aprile 1990 con lo Space Shuttle Discovery e realizzato grazie alla collaborazione della Nasa e dall’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea. Il telescopio che è il più grande è lungo 13,2 metri ed ha un diametro massimo di 2,4 metri. Costato 2 miliardi di dollari è costituito da un riflettore con due specchi in configurazione Ritchey-Chrétien.
In un articolo pubblicato su The Astrophysical Journal Letters, gli scienziati hanno spiegato come, per la prima volta, i dati raccolti da Hubble siano stati utilizzati per misurare la composizione chimica della nube di Smith. Per studiarne la composizione, infatti, gli astronomi hanno analizzato la luce proveniente dalle galassie che si trovano dietro la nube, usandola come un filtro. Grazie a questo, si è capito che la Nube di Smith è costituita da materiale proveniente dalla stessa Via Lattea. Ciò che ancora non si è capito è il perché dell’espulsione della nube di Smith dalla Via Lattea.
Nonostante l’espulsione, la nube che è pari a 2 milioni di volte la massa del Sole, sta “tornando sui suoi passi” e si sta avvicinando alla nostra galassia ad una velocità di oltre un milione di chilometri orari. Andrew Fox, dello Space Telescope Science Institute di Baltimora, ha spiegato che ciò “E’ un esempio di come la galassia cambi nel tempo e ci dice che la Via Lattea è in un luogo molto attivo, sempre in ebollizione, dove i gas possono essere sparati via da una parte del disco galattico e poi ricadere in un’altra regione”.
Almeno per adesso, non ci sarebbe da preoccuparsi, visto che l’impatto dovrebbe avvenire fra 30 milioni di anni, tuttavia, esso causerà non soltanto lo stravolgimento dell’intera regione colpita ma anche la produzione di un elevato numero di nuove stelle, il cui numero potrebbe aggirarsi attorno ai due milioni.