Gaianews

Vulcani lunari attivi fino a meno di 100 milioni di anni fa

Scritto da Leonardo Debbia il 17.10.2014

L’attento esame di una settantina di piccole anomalie della superficie lunare, probabile risultato di modeste eruzioni, che sono state rilevate dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) della NASA, ha consentito agli studiosi di affermare che fino a 100 milioni di anni fa, e forse meno, i vulcani lunari erano attivi, eccome!

Il vulcanismo del nostro satellite naturale non si è quindi esaurito molto in fretta in tempi remoti, ma la sua durata è stata invece molto più lunga di quanto si fosse finora ritenuto.

Un aspetto che, in un certo senso, rivitalizza la Luna, rendendola più vicina, più ‘giovane’, anche se la sua età rimane ovviamente invariata.

Lo riporta un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Nature Geoscience da Sarah Braden e colleghi, della School of Earth and Space Exploration presso l’Università dell’Arizona.

Dall’analisi dei dati forniti dall’LRO, pare proprio che alcune formazioni rocciose si differenzino notevolmente dal resto della superficie lunare e che possano risalire a 100 milioni di anni fa (se non addirittura a 50 milioni), facendo slittare in avanti nel tempo l’attività vulcanica del sottosuolo, che si credeva finita molto prima.

vulcanismo-lunare

Formazioni di colore più scuro punteggiano il suolo lunare: segni di recenti eruzioni, testimoni di attività magmatica in  tempi ‘recenti’ (100-50 milioni di anni)  (credit: NASA/ GSFC/ Arizona State University)

 

John Keller, progettista del Modulo lunare che lavora al Goddard Space Flight Center della NASA di Greenbelt, nel Maryland, afferma che si tratta di un risultato che potrebbe far riscrivere la storia geologica della Luna.

Ma come si è arrivati a distinguere queste formazioni?

La superficie della Luna è stata osservata, ispezionata e fotografata attraverso migliaia di immagini fotografiche e riprese di telecamere dai vari moduli inviati, particolarmente in questi ultimi anni.

Ebbene, non solo gli scienziati, ma anche il grande pubblico è ormai abituato a riconoscere ad occhio le grandi pianure lunari che le riprese strumentali avevano confermato trattarsi di veri e propri ‘mari’ (come da tempo erano stati chiamati) di lava basaltica, risultato delle eruzioni avvenute tra i 3,5 miliardi e il miliardo di anni fa.

Sono familiari, del resto, anche i grandi e piccoli crateri da impatto meteoritico che butterano la superficie lunare, mentre le apparecchiature dell’LRO hanno individuato una settantina di ulteriori ‘zone’ irregolari, di colore più scuro, che sono state chiamate, con termini inglesi, irregular mare patches, non osservabili con i telescopi da Terra, di forma ovaleggiante e di dimensioni che si aggirano sui 3 chilometri di larghezza per 7 chilometri di lunghezza.

L’alta risoluzione delle immagini trasmesse dall’ LRO ne hanno consentito una visione ottimale.

Quale fenomeno ha prodotto queste zone?

Gli scienziati ritengono che siano il frutto di eruzioni di piccola entità, risalenti ad un centinaio di milioni di anni, secondo un confronto morfologico con i modelli cronologici di analoghe formazioni, presenti su Marte.

In pratica – ove accertato con sicurezza – questo significherebbe che la Luna ha continuato ad essere attiva al suo interno e a far giungere materiale in superficie in tempi molto “recenti”, dal punto di vista astronomico.

“L’esistenza di queste macchie testimoniano di un mantello lunare rimasto caldo a sufficienza per fornire magmi alle ultime modeste eruzioni – milioni di anni dopo le antiche effusioni basaltiche – che hanno dato luogo a queste formazioni”, afferma la Braden. “Queste giovani formazioni saranno l’obiettivo di studio delle future esplorazioni lunari”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA