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Demenza: sovrappeso e obesità associati a un minor rischio di mortalità

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 05.10.2026

Chi riceve una diagnosi di demenza mentre è in sovrappeso o obeso tende a vivere più a lungo rispetto a chi è normopeso. È quanto emerge da una ricerca della Mailman School of Public Health della Columbia University e della NYU School of Global Public Health, pubblicata sul Journal of Alzheimer’s Disease.

Sebbene l’obesità nella mezza età sia un noto fattore di rischio per lo sviluppo di patologie croniche e della stessa demenza, lo studio evidenzia un apparente paradosso: una volta manifestata la malattia, un peso corporeo più elevato sembra offrire un vantaggio in termini di sopravvivenza.

«Dato che questo risultato è controintuitivo, la domanda fondamentale era se potesse trattarsi semplicemente di un artefatto dovuto a bias metodologici. Le nostre analisi indicano che le principali fonti di bias esaminate non spiegano il vantaggio di sopravvivenza legato a un peso maggiore.»

— Yuan Zhang, PhD, Columbia Mailman School

Analizzando i dati dello Health and Retirement Study (raccolti tra il 1998 e il 2022 su 4.523 soggetti che hanno sviluppato demenza nel corso del monitoraggio), i ricercatori hanno potuto tracciare le variazioni di peso prima e al momento della diagnosi, correggendo i risultati per età, fumo e altre patologie pregresse:

  • Sovrappeso (BMI 25–29,9): rischio di mortalità inferiore del 16%.

  • Obesità di classe 1 (BMI 30–34,9): rischio inferiore del 27%.

  • Obesità di classe 2 e 3 (BMI ≥ 35): rischio inferiore del 22%.

«Questo non significa che i pazienti con demenza debbano cercare di ingrassare o diventare obesi, poiché il nostro studio non è stato progettato per testare questo aspetto. I risultati indicano però che lo stato ponderale al momento della diagnosi può costituire un utile segnale prognostico e ribadiscono come la nutrizione sia un fattore cardine per la salute e la sopravvivenza in questi pazienti.»

— Virginia Chang, NYU School of Global Public Health

I ricercatori hanno escluso che il dato sia dovuto unicamente a distorsioni statistiche, come il calo ponderale precoce (che spesso inizia anni prima dei sintomi clinici) o il cosiddetto bias del sopravvissuto.

Sul piano biologico, qualche chilo in più potrebbe fungere da riserva metabolica contro il deperimento tipico delle fasi avanzate della patologia:

«La nutrizione può diventare un problema serio per chi soffre di demenza. I pazienti possono andare incontro a deperimento e incapacità di alimentarsi, legati ad alterazioni cerebrali centrali che portano a perdita di appetito, minore iniziativa, aumento del dispendio energetico e difficoltà pratiche nell’assumere cibo.»

— Virginia Chang

Pur restando da chiarire i meccanismi biologici precisi alla base di questa associazione, il peso corporeo al momento della diagnosi si conferma un parametro clinico e prognostico di rilievo nella gestione della malattia.

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