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Causa il cambiamento climatico, cambia la morfologia di alcune specie animali

Scritto da Leonardo Debbia il 11.10.2021

Il global warming in atto non è un problema che riguarda solo gli esseri umani, ma ovviamente anche varie specie animali, che saranno soggette ai mutamenti delle condizioni climatiche.

Alcuni animali a ‘sangue caldo’ stanno già cambiando la forma e la morfologia di alcune parti del corpo: al momento, sono interessati becchi, zampe e orecchie, che divengono più grandi per disporre di una miglior termoregolazione della temperatura corporea, man mano che il pianeta diviene più caldo.

Junco dagli occhi scuri (immagine di repertorio)

Junco dagli occhi scuri (immagine di repertorio)

La ricercatrice Sara Ryding, ornitologa della Deakin University in Australia, descrive questi cambiamenti in una recensione pubblicata il 7 settembre scorso sulla rivista Trends in Ecology and Evolution.

Alle domande che vengono sollevate sulla possibilità per gli esseri umani di superare queste sollecitazioni climatiche o sui metodi tecnologici da porre in essere per contrastarli, si aggiungono questi interrogativi che coinvolgono tutto il mondo animale; e anche più rapidamente di quanto si pensasse. E quindi i cambiamenti morfologici delle specie, per aver successo, hanno, a quanto pare, meno tempo a disposizione che in passato, durante le variazioni evolutive naturali”, dichiara Ryding. “Il cambiamento climatico indotto dall’uomo sta ora esercitando forti pressioni sugli animali e possiamo ipotizzare che alcune specie saranno in grado di adattarsi, mentre altre potranno scomparire”.

Secondo la ricercatrice siamo di fronte ad un fenomeno complesso e sfaccettato, che ha più di un causa e che comprende aree geografiche molto differenti, con risultati giocoforza diversi.

Mutamenti incisivi della morfologia sono stati osservati particolarmente negli uccelli.

Diverse specie di pappagalli australiani, dalla fine del 1800 ad oggi, mostrano un aumento di dimensioni del becco del 4-10 per cento.

Anche i mammiferi non sono indenni da questa pressione: sono stati segnalati aumenti delle dimensioni delle code nei topi del legno e delle zampe nei toporagni.

Per il momento, le dimensioni di piccole appendici dei corpi non sono immediatamente evidenti”, afferma Ryding. “Ma si prevede che appendici più grandi, come le orecchie, aumenteranno visibilmente, facendo somigliare molti animali, in un tempo non molto lontano, all’elefantino Dumbo dei cartoons disneyani”.

La ricercatrice intende indagare ulteriormente sul cambiamento morfologico negli uccelli australiani, scansionando in 3D gli esemplari dei musei degli ultimi 100 anni.

Il mutamento delle forme non significa che tutto vada necessariamente in senso positivo, ma si tratta di segnali allarmanti”, sostiene la scienziata. “In effetti, siamo in presenza solo di prove di una evoluzione per sopravvivere, ma non siamo sicuri quali siano le altre conseguenze ecologiche di questi cambiamenti o che tutte le specie siano in grado di cambiare e sopravvivere”.

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