Una delle mie fortune, invecchiando mi accorgo che di fortune io ne ho parecchio, non foss’altro che per ora ho sempre avuto da mangiare, vivere, studiare e godermi le gioie della vita, insomma una delle mie fortune è che non ho attaccamenti.
Ho radici molto profonde, ma che si spingono in terreni diversi, lontani fra loro e molto vari.
L’idea delle radici mi accompagna soprattutto da quando è morto mio padre, seguito a cinque anni di distanza da mia madre e io sono rimasta sola, non avendo fratelli e sorelle e nemmeno figli o figlie.
Deve anche essere il fatto che sono metà piemontese e metà siciliana, anche questa una bella fortuna.
Nei boschi la prima cosa che cerco sono le radici degli alberi, un reticolo bellissimo che vive, si muove, cerca, studia.
E poi la mia Simone Weil intitola il suo ultimo libro “La prima radice” e vi analizza proprio due fenomeni con cui il mondo dopo la seconda guerra mondiale avrà a che fare e sono: lo sradicamento (ne parlerà anche Pasolini, lei ne scrive nel 1943) e poi il radicamento come possibilità di costruire dopo la terribile guerra una nuova società.
Tutto questo mi porta dunque a essere grata alle mie radici, che sono i classici greco-latini, la cultura cristiana e biblica, e le radici affettive: la Sicilia paterna, ma anche le risaie e certe zone della bassa novarese terra di mia made.
La cosa particolare è che non ci sono le montagne, eppure io le sento dentro di me. Il fatto è che le radici sono dove hai cominciato a guardarti intorno e crescono di giorno in giorno dentro di te: radici mobili appunto.
Io vedo ogni giorno le montagne e non montagne qualsiasi: a pochi chilometri dalla mia cittadina, Borgosesia, io posso vedere il Monte Rosa e siamo subito in un mondo diverso, maestoso e familiare proprio perchè a portata di occhio. La montagna è luogo misterioso e inattingibile, dove però puoi trovare sentieri e percorrerli.
La montagna è luogo impervio e difficile e arduo, ma bellissimo e poetico, anche la Valsesia, il luogo dove abito, è così. Per presentarvela concretamente non ho trovato altro modo se non questo video che vi invito a vedere, poi magari verrete pure a trovarmi.
Lo segnalo perchè è bello, è poetico e attento alla bellezza e poi l’hanno pensato e realizzato dei ragazzi molto giovani, che mi auguro troveranno una strada per esprimere il loro potenziale creativo, la loro passione. I nomi li trovate nel video “Il respiro della Valsesia” che immagino ora andrete subito a vedere.