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Nuove strategie contro influenza e polmonite

Scritto da Leonardo Debbia il 20.02.2015

Alcuni scienziati della Nanyang Technological University (NTU) di Singapore hanno sviluppato un anticorpo che potrebbe aumentare la possibilità di sopravvivenza per i pazienti affetti da influenza e polmonite.

Dimostratosi efficace sulle cavie, l’anticorpo dovrà ora essere reso idoneo all’uso per l’uomo.

Gli studiosi stanno anche cercando di mettere a punto un kit diagnostico per aiutare i medici a monitorare il recupero dei pazienti.

La rivoluzionaria scoperta è stata divulgata dalla rivista Cell Reports.

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Il ricercatore Li Liang, della NTU di Singapore durante la ricerca del nuovo anticorpo per combattere l’influenza e la polmonite (crediti: Nanyang Technological University) 

Epidemie di influenza particolarmente aggressiva, sul tipo di quella che, scoppiata nel 1918 e ribattezzata ‘Spagnola’, fece più di 50 milioni di vittime, o la grave sindrome respiratoria (SARS), l’epidemia acuta diffusasi nel 2002, sono fonti di grande preoccupazione, sia per le popolazioni che per i governi di tutto il mondo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che nel mondo ogni anno si verificano dai 3 ai 5 milioni di casi di influenza, con circa 250–500mila decessi all’anno.

La polmonite, come complicazione di queste patologie, è la causa principale di morte fra i bambini di tutti i Paesi, con una percentuale del 15 per cento di decessi al di sotto dei 5 anni di età e, negli Stati Uniti, è collocata tra le prime 10 cause di morte.

Il nuovo anticorpo è stato sviluppato dal prof. Andrew Tan, della NTU di Singapore, che ha guidato, nella ricerca, un team internazionale di scienziati.

“Ci vorranno circa otto anni perchè l’anticorpo possa essere utilizzabile nell’uomo”, dichiara il prof. Tan. “Ma nel frattempo stiamo sviluppando un kit diagnostico che dovrebbe entrare in commercio nel giro di tre anni e che servirà ad aiutare i medici a diagnosticare la gravità della patologia e a testare l’efficacia del trattamento, rilevando la concentrazione di una particolare proteina, chiamata ANGPTL4, presente nei campioni prelevati da pazienti affetti da infezioni del tratto respiratorio superiore”.

Il nuovo anticorpo agisce bloccando la proteina ANGPTL4, che è stata trovata presente in alta concentrazione nei campioni di tessuto prelevato a pazienti affetti da polmonite.

“Il nuovo anticorpo è stato sperimentato su cavie affette da polmonite e influenza che presentavano alti livelli di ANGPTL4, riscontrando un miglioramento più veloce rispetto ad altre cavie che non avevano ricevuto lo stesso trattamento”, annuncia il prof. Tan.

“Questa proteina di solito aiuta a regolare il volume dei liquidi nei vasi sanguigni. Questa è la prima volta che, bloccando questa proteina, siamo in grado di controllare la risposta naturale dell’infiammazione polmonare, riducendo il danno infiammatorio ai polmoni”.

“La concentrazione di ANGPTL4 è correlata al grado di infiammazione nel paziente”, spiega il prof. Tan. “Con il kit che stiamo preparando, il medico potrà accertarsi se la concentrazione di ANGPTL4 diminuisce o no”.

Quando un paziente è affetto da un’infiammazione polmonare come l’influenza o la SARS, il processo infiammatorio inizia come difesa naturale del corpo e in questa fase è utile per aiutare l’organismo a sbarazzarsi degli agenti patogeni – batteri, virus e parassiti – che sono alla base dell’infezione.

Tuttavia, in molti casi, l’infiammazione continua anche dopo che l’agente patogeno è stato eliminato dall’organismo, causando accumulo di liquido nei polmoni ed emorragie interne, in modo che al paziente occorre più tempo per guarire.

In casi di influenza aviaria e di SARS, l’eccesso di infiammazione ha causato più decessi

dell’infezione stessa.

Il prof. Tan e il suo collaboratore più vicino, dr Li Liang, hanno dimostrato che la proteina, agendo sui liquidi in eccesso, ha consentito l’ingresso nei polmoni di un maggior numero di globuli bianchi e di altri anticorpi per combattere l’infezione.

Bloccando la produzione di ANGPTL4, si realizza una diminuzione dei liquidi in eccesso e una riduzione del processo infiammatorio.

Il progetto necessita ancora di almeno due anni per essere portato a termine, ma nel frattempo due multinazionali biotech, Abcam nel Regno Unito e Adipogen negli USA, hanno acquisito i diritti di licenza, impegnandosi nella ricerca di vaccini e nella produzione dei farmaci necessari.

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