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Fioriture anticipate delle piante nel Regno Unito a seguito del riscaldamento globale

Scritto da Leonardo Debbia il 07.03.2022

E’ stato riscontrato che il cambiamento climatico sta facendo fiorire precocemente le piante nel Regno Unito; in media, di un mese prima.

Si tratta di un effetto – avvertono gli studiosi – che potrebbe avere ricadute pesanti sulla fauna selvatica, l’agricoltura e il giardinaggio.

Il fenomeno è stato esaminato da un team di ricercatori dell’Università di Cambridge, che hanno raffrontato i dati attuali con quelli di un database in cui sono raccolte le fioriture dalla metà del XVIII secolo in poi.

In pratica, utilizzando il Nature’s Calendar o Calendario della Natura gestito dal Woodland Trust e confrontando oltre 400mila esemplari di 406 specie diverse, si è scoperto che la data media della prima fioritura nel periodo 1987 – 2019, paragonata con le prime fioriture del periodo 1753 – 1986, evidenziava un’anticipazione pari ad un intero mese e – guarda caso – il secondo periodo coincideva con l’accelerazione del riscaldamento globale provocato dalle attività umane.

I risultati di questa ricerca sono stati resi noti sulla rivista Proceedings of the Royal Society B.

Sebbene i primi fiori primaverili siano sempre un gradito spettacolo, non si può fare a meno di constatare che queste fioriture anticipate possono avere gravi conseguenze per gli ecosistemi e l’agricoltura.

Altre specie animali e vegetali, infatti, sincronizzate nella loro crescita con le fioriture, possono trovarsi a fronteggiare un disadattamento ecologico in seguito al quale, se non sono in grado di adattarsi, rischiano di soccombere e scomparire in via definitiva.

Questi cambiamenti delle biodiversità influiscono ovviamente anche sulle attività agricole e giardiniere. Se gli alberi da frutto, ad esempio, fioriscono troppo presto dopo un inverno mite, interi raccolti possono andare perduti, qualora i fiori vengano colpiti da gelate improvvise.

Mentre gli effetti del cambiamento climatico che si manifestano con fenomeni meteo estremi sono verificabili in breve lasso di tempo, gli effetti del lungo termine sugli ecosistemi sono più lenti e più difficili da esser visti.

Dovremmo utilizzare un maggior numero di registrazioni ambientali per comprendere meglio l’influsso del cambiamento climatico. Invece, in modo generico, abbiamo considerato un piccolo numero di specie e per di più in aree ristrette”, afferma Ulf Buntgen, docente del Dipartimento di Geografia di Cambridge. “Per comprendere l’entità del danno devastante conseguente al cambiamento climatico avremmo bisogno di set di dati molto più ampi ed interi ecosistemi posti sotto osservazione per lunghi periodi di tempo”.

Il Regno Unito dispone di registrazioni di dati a iniziare dal XVIII secolo in avanti, grazie a osservazioni di scienziati naturalisti, giardinieri, sia professionisti che dilettanti, nonché di organizzazioni come la Royal Meteorological Society.

Come sopra accennato, nel 2000 il Woodland Trust, insieme al Center for Ecology & Hydrology, hanno raccolto questi dati nel Nature’s Calendar che attualmente dispone di circa 3,5 milioni di registrazioni decorrenti dal 1736 ad oggi.

Chiunque, nel Regno Unito, può segnalare una propria osservazione al Nature’s Calendar, che si può quindi arricchire di continuo.

Per lo studio effettuato, i ricercatori di Cambridge hanno utilizzato le osservazioni della prima data di fioritura di arbusti, alberi, erbe e piante rampicanti eseguite in vari luoghi, dalle Isole del Canale alle Shetland, dall’Irlanda al Suffolk, classificate per posizione, elevazione, provenienza da aree rurali o urbane, poi confrontate con le registrazioni climatiche mensili.

La scelta dei periodi sopra riportati è stata basilare per constatare l’impennata del numero di fioriture in relazione all’aumento delle temperature globali.

I risultati sono allarmanti”, dice Buntgen. “Non solo la fioritura anticipata pone a rischio i raccolti che dovessero subìre forti gelate, ma il rischio più grande è il disadattamento ecologico.

Piante, insetti, uccelli e altri animali selvatici si sono evoluti in modo di essere sincronizzati nel loro sviluppo. Una certa pianta fiorisce, attira un particolare tipo di insetto che a sua volta attira un particolare tipo di uccello. E così via.

Ma qualora una componente vada ‘fuori fase’, rispondendo più velocemente alle sollecitazioni ambientali, si corre il rischio che la sincronia ‘salti’. E questo può portare le specie al declino, se non si adattano alla velocità dei cambiamenti.

Buntgen afferma inoltre che se le temperature globali dovessero continuare ad aumentare al ritmo attuale, nel Regno Unito la primavera potrebbe iniziare a febbraio e molte delle specie su cui si basano le nostre foreste, i giardini e le fattorie potrebbero incontrare seri problemi.

E’ necessario un monitoraggio continuo per assicurarsi di comprendere meglio le conseguenze di un cambiamento climatico” ribadisce il prof. Tim Sparks, del Dipartimento di Zoologia di Cambridge. “Contribuire ad allungare sempre più la lista delle specie registrate nel Nature’s Calendar è un’attività cui chiunque può impegnarsi a svolgere”.

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