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I gladiatori romani seguivano una dieta vegetariana

Scritto da Leonardo Debbia il 26.10.2014

E’ stato accertato che, contrariamente a quanto finora ritenuto, i gladiatori non si nutrivano in abbondanza di carne per mantenere la robustezza dei propri corpi, in preparazione dei cruenti combattimenti nell’arena.

Dalle indagini antropologiche effettuate sulle ossa di alcuni guerrieri, rinvenute nel corso di alcuni scavi nell’antica città di Efeso, è emerso che questi combattenti seguivano in realtà una dieta prevalentemente vegetariana, trovando inoltre anche una conferma della ‘leggenda’ che li dipingeva usi a bere, dopo i combattimenti, un tonico particolare, un intruglio a base di ceneri vegetali.

Lo stereotipo del combattente sanguinario, dedito a ingurgitare quantità enormi di carne il giorno prima della discesa nell’arena, è quindi certamente da rivedere.

Anche molte fonti storiche, per la verità, riportano che gli alimenti tipici dei gladiatori consistevano soprattutto in cereali, fagioli e cipolle, tanto che i gladiatori venivano chiamati anche ‘hordearii’, cioè ‘mangiatori d’orzo’.

Esami su resti di gladiatori rivela la loro dieta vegetariana (crediti: OEAI, Pietsch)

Esami su resti di gladiatori rivela la loro dieta vegetariana (crediti: OEAI, Pietsch)

La conferma ‘dal campo’ è venuta dal Dipartimento di Medicina Legale presso la MedUni di Vienna che, in collaborazione con il Dipartimento di Antropologia dell’Istituto di Medicina Legale presso l’Università di Berna, ha condotto uno studio su ossa scavate da un cimitero di gladiatori scoperto nel 1993 nella città romana di Efeso (moderna Turchia), risalente al 2° o 3° secolo a.C., all’epoca, con una popolazione di più di 200mila abitanti, capitale della provincia romana dell’Asia.

Utilizzando l’analisi spettroscopica, i ricercatori hanno studiato i rapporti degli isotopi stabili di carbonio, azoto e zolfo rinvenuti nel collagene delle ossa, assieme ai rapporti dello stronzio e del calcio.

Il risultato è stato che la dieta seguita era da considerarsi vegetariana, con nessuna differenza nutrizionale rispetto a quella seguita dalla popolazione locale.

Il fatto che i gladiatori venissero definiti ‘mangiatori d’orzo, come anzidetto, era probabilmente da attribuirsi esclusivamente alla qualità inferiore del grano che veniva loro somministrato.

Una differenza fondamentale con la popolazione locale è invece la elevata quantità di stronzio rilevata nelle loro ossa. Questo eccesso è probabilmente attribuibile ad una maggiore assunzione di minerali da fonti ricche in calcio e stronzio.

E questa fonte poteva essere la famosa cenere vegetale citata così spesso nella letteratura.

“Le ceneri vegetali venivano evidentemente consumate per fortificare il corpo dopo lo sforzo fisico e per favorire una migliore guarigione da traumi ossei”, spiega Fabian Kanz, del Dipartimento di Medicina legale presso la MedUni di Vienna, che è anche il principale autore dello studio. “Si trattava di qualcosa di simile ai moderni integratori. Oggi, dopo uno sforzo fisico, assumiamo magnesio e calcio sotto forma di compresse effervescenti”.

Perché pensare che all’epoca ci si astenesse dal ricorrere a tonici naturali, facilmente accessibili?

Il calcio, invece, essenziale per le ossa, potevano ripristinarlo ricorrendo semplicemente al latte e ai suoi derivati.

Per concludere, pensiamo sia opportuno rivalutare la figura del gladiatore, che la tradizione – e ancora di più, la trasposizione cinematografica – dipinge come un rude combattente assetato di sangue e destinato a uccidere o essere ucciso.

Sicuramente il rischio di morire faceva parte del ruolo del combattente e gli allenamenti cui veniva sottoposto erano durissimi.

La pratica dell’arte gladiatoria fu ripresa dagli Etruschi, attorno al 260 a.C. Anche se all’origine i duelli furono praticati da schiavi, ai ‘giochi gladiatori’, che nel 105 a.C. divennero pubblici, prendevano parte anche uomini liberi.

I giochi gladiatori venivano banditi in caso di solennità pubbliche ed erano molto graditi dal popolo, attratto dall’aspetto sanguinario dello spettacolo, tanto che i più forti gladiatori avevano le loro ‘tifoserie’, che talvolta – stando a quanto scrive Tacito – giungevano anche a scontri campanilistici.

Oggi, la storiografia è più propensa a rivalutare il profilo ‘sportivo’ degli spettacoli, che per molto tempo – anche per l’influenza della cultura cristiana, avversa a queste forme cruente – sono stati considerati solo espressioni di una cultura animalesca del confronto fisico.

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