Una nuova ricerca, condotta attraverso migliaia di anni di evoluzione umana, mostra che i nostri scheletri sono diventati più leggeri e più fragili dopo la scoperta dell’agricoltura, a causa dei nostri stili di vita, divenuti sempre più sedentari, da quando, cioè, i nostri antenati smisero di spostarsi continuamente in cerca di cibo per passare all’agricoltura stanziale.
Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences, dimostra che, mentre i cacciatori-raccoglitori di circa 7000 anni fa avevano ossa paragonabili a quelle degli attuali oranghi, i contadini della stessa zona, 6000 anni dopo, avevano ossa molto più leggere e più deboli, quindi più soggette alla rottura.
Nei cacciatori-raccoglitori, la massa ossea era superiore di circa il 20 per cento, l’equivalente di quella che un attuale cosmonauta perderebbe dopo tre mesi di permanenza nello spazio in assenza di gravità.

Comparazione tra la massa ossea delle teste femorali dei cacciatori-raccoglitori (in alto) e la massa ossea delle teste femorali degli agricoltori (in basso) (crediti: Timothy Ryan)
Dopo aver escluso le differenze nell’alimentazione e i cambiamenti delle dimensioni del corpo come possibili cause, i ricercatori hanno concluso che il calo di forza delle ossa umane attraverso i millenni sarebbe dovuto ad una ridotta attività fisica.
Sarebbe una tendenza che, secondo gli studiosi, sta raggiungendo livelli pericolosi, oggi più che mai, dato che si riducono sempre più i lavori manuali e le attività fisiche pesanti.
I ricercatori ritengono che sia da considerare l’esercizio fisico, piuttosto dell’alimentazione, la chiave per prevenire il crescente rischio di fratture e l’osteoporosi in età avanzata.
Più esercizio fisico nei primi anni di vita si tradurrebbe in una maggior resistenza ossea attorno ai trent’anni di età, si sostiene.
Non esiste, infatti, alcun motivo per cui chi nasce oggi non possa raggiungere la resistenza ossea di un orango o di un raccoglitore del Paleolitico, dicono i ricercatori.
Ma è estremamente improbabile che anche le persone più fisicamente attive sottopongano le ossa agli stessi sforzi frequenti e intensi di un orango o di un raccoglitore di 7000 anni fa.
“L’ambiente culturale e tecnologico in cui viviamo è incompatibile con i nostri adattamenti evolutivi””, afferma Colin Shaw, esperto del Gruppo di Ricerca PAVE (Phenotypic Adaptability, Variation and Evolution) presso l’Università di Cambridge, co-autore dello studio. “Sono stati necessari sette milioni di anni di evoluzione per l’adattamento alla fatica, ma negli ultimi 50-100 anni siamo diventati pericolosamente sedentari”.
Mediante radiografie di campioni di femori umani fossili e di altre specie di primati, gli studi si sono concentrati sulle teste femorali, una delle connessioni ossee più portanti del corpo.
Due tipi di tessuto formano l’osso: il tessuto corticale o rivestimento esterno ‘duro’, e il tessuto trabecolare o osso ‘spugnoso’, che permette la flessibilità ma che è anche il più esposto a possibili fratture.
E’stato analizzato il tessuto trabecolare delle teste dei femori di quattro distinte popolazioni umane arcaiche, suddivise in cacciatori-raccoglitori, soggetti a continui spostamenti e agricoltori stanziali, tutti provenienti dalla stessa regione dello Stato dell’Illinois, USA, e quindi simili dal punto di vista genetico.
“L’osso trabecolare è molto più plastico delle altre ossa, dovendo cambiare forma e direzione in funzione dei carichi imposti”, afferma Shaw. “Nel confronto tra le popolazioni esaminate, nei cacciatori-raccoglitori queste ossa sono apparse molto ispessite”.
Questo ispessimento è sicuramente il risultato di un carico costante, dovuto ai grandi percorsi che questi primitivi erano costretti a compiere per cercare cibo. Lo sforzo continuo ha comportato una costante crescita come forma di adattamento ad una funzione.
Per Shaw, non ci sono ingerenze alimentari, quindi, che inducano a dubitare della fragilità delle ossa, anche se “naturalmente, abbiamo bisogno di un buon livello di calcio per mantenere la salute delle ossa”. Ma un eccesso di calcio non serve.
Come non è necessaria una eccessiva alimentazione in funzione dell’accrescimento corporeo.
Mentre i raccoglitori di 7000 anni fa avevano ossa notevolmente più forti rispetto agli agricoltori di 700 anni fa, Shaw dice che comunque non c’è disaccordo con i risultati ottenuti dagli esami di precedenti ominidi di 150mila anni fa.
Questo studio può comunque contribuire, attraverso opportuni esercizi fisici, allo sviluppo di nuove strategie per migliorare la funzionalità del nostro sistema scheletrico, allo scopo di prevenire malattie degenerative, quali l’osteoporosi, o prevenire dolorose fratture degli arti.