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A Giava, le più antiche incisioni lasciate dai nostri antenati

Scritto da Leonardo Debbia il 13.12.2014

Su una conchiglia fossile proveniente dall’isola di Giava sono state scoperte alcune particolari incisioni di ‘strane’ linee geometriche, lasciate circa mezzo milione di anni fa da un nostro lontano progenitore, Homo erectus.

La scoperta è stata fatta da Josè Joorden, archeologa dell’Università di Leida, nei Paesi Bassi, che ha poi pubblicato sulla rivista Nature i risultati dello studio relativo che ne è scaturito.

Dal momento che le linee geometriche sono collegate ad una elevata capacità cognitiva, questa scoperta getta una nuova luce sull’evoluzione del comportamento umano e in particolare sulle capacità dei nostri lontani progenitori.

Dettaglio delle incisioni sulla conchiglia di Pseudodon del sito di Trinil, Isola di Giava (crediti: Wim Lustenhouwer, VU University Amsterdam)

Dettaglio delle incisioni sulla conchiglia di Pseudodon del sito di Trinil, Isola di Giava (crediti: Wim Lustenhouwer, VU University Amsterdam)

“Fino a questa scoperta si riteneva che incisioni simili potessero essere state solo opera di esseri umani moderni, Homo sapiens in Africa, a partire dai 100mila anni fa”, afferma Joordens che, con l’aiuto di un team di 21 ricercatori, ha esaminato e studiato centinaia di conchiglie e reperti fossili provenienti dai sedimenti del sito di Trinil, sull’isola indonesiana di Giava, riferibili ad Homo erectus.

Queste conchiglie non sono state rinvenute in scavi recenti, bensì fanno parte della collezione Dubois, conservata presso il Naturalis Biodiversity Center, il Museo di Storia naturale di Leida, dalla fine del 19° secolo.

Le conchiglie furono scavate, raccolte e accuratamente selezionate dal medico e ricercatore olandese Eugène Dubois, lo stesso che aveva scoperto i resti del Pithecanthropus erectus, così chiamato per le caratteristiche intermedie tra uomo e scimmia e successivamente ribattezzato Homo erectus.

La scoperta di un modello geometrico, inciso esclusivamente su uno dei gusci, è stata una sorpresa alquanto inattesa. La traccia a zig zag dei solchi, visibile solo con illuminazione obliqua, è chiaramente più antica dei processi di alterazione del guscio derivanti dai processi di fossilizzazione.

Una attenta analisi esclude che queste incisioni possano essere attribuite ad animali o a processi atmosferici, portando a concludere che non può che trattarsi di opera di esseri umani.

Applicando due diversi metodi di datazione, i ricercatori delle Università di Amsterdam e di Wageningen hanno stabilito che il guscio con l’incisione è databile in un arco temporale che va da un minimo di 430mila ad un massimo di 540mila anni.

Questo significa che l’incisione è almeno quattro volte più antica di tutte le incisioni conosciute finora, rinvenute in Africa.

“E’ davvero curioso che questo guscio sia stato rinvenuto in una collezione museale, dove è rimasto ignorato per quasi cento anni”, dice Wil Roebroks, docente di Archeologia del Paleolitico all’Università di Leida. “Si potrebbe pensare che possa trattarsi di una forma precoce di arte, ma. al momento non ci sono spiegazioni che indichino un significato preciso”.

Una indicazione, tuttavia, viene data. Questi primi esseri umani hanno dimostrato di possedere una buona dose di intelligenza nell’aprire questi gusci, perforandoli con un oggetto appuntito, probabilmente un dente di squalo, esattamente nel punto in cui è attaccato il muscolo che mantiene chiuse le valve del mollusco.

“La precisione con cui questi primi uomini hanno lavorato indica destrezza e ottima conoscenza dell’anatomia dei molluschi”, afferma Frank Wesselingh, ricercatore ed esperto di conchiglie fossili.

Le parti molli sono servite da cibo e i gusci vuoti sono stati utilizzati per la fabbricazione di strumenti, forse rudimentali coltelli.

Questa scoperta mette in luce nuove capacità e un comportamento finora sconosciuto di Homo erectus, indicando l’Asia come una parte del mondo ancora relativamente poco esplorata nella ricerca dei primitivi artefatti umani.

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