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Tratti Neanderthal nel DNA di Homo sapiens retrodatano la sua comparsa in Europa

Scritto da Leonardo Debbia il 08.05.2021

In un articolo pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution un team internazionale di ricercatori rivela la scoperta di un’ascendenza neandertaliana nel genoma di un cranio quasi completo di un essere umano moderno (o Sapiens), trovato a Zlaty Kun, nella Repubblica Ceca, durante i primi anni ’50 e ora conservato nel Museo Nazionale di Praga.

I segmenti del DNA neanderthaliano sono stati rilevati più lunghi rispetto a quelli dell’individuo Ust’-Ishim recuperato in Siberia nel 2008 e finora considerato l’essere umano moderno più antico sequenziato, facendo ipotizzare che i Sapiens sarebbero vissuti nel cuore dell’Europa già più di 45mila anni fa.

Cranio femminile Sapiens di Zlaty kun - Crediti: Marek Jantac

Cranio femminile Sapiens di Zlaty kun – Crediti: Marek Jantac

Questi tratti di DNA dei Neanderthal nei primi esseri umani moderni dimostra così che i due gruppi si sono ibridati in qualche regione del Vicino Oriente, dopo l’uscita dall’Africa degli esseri umani moderni, intorno ai 50mila anni fa.

Gli individui discendenti da questa antica ibridazione e viventi oggi al di fuori dell’Africa mostrano tutti di avere una percentuale di DNA neandertaliano pari al 2-3 per cento.

Questi segmenti di DNA Neanderthal nei Sapiens si sono via via accorciati nel tempo e la loro lunghezza può così essere utilizzata per stimare l’epoca in cui è vissuto un individuo.

I dati archeologici pubblicati fino allo scorso anno suggerivano che i Sapiens erano già presenti nell’ Europa sudorientale tra i 47 e i 43mila anni fa ma, data la scarsità di scheletri umani sufficientemente completi e la mancanza di DNA genomico, non era molto chiaro su chi fossero realmente questi primi coloni umani e sulle relazioni che potevano essere intercorse tra i gruppi umani antichi e tra questi e gli attuali.

Nel nuovo studio pubblicato ora su Nature Ecology & Evolution, il team internazionale di ricercatori dell’Università di Praga riferisce di quello che probabilmente è il più antico genoma umano moderno ricostruito fino ad oggi.

Scoperta nella Repubblica Ceca, come anzidetto, la donna (perchè di donna si tratta) conosciuta dai ricercatori come Zlaty-kun (cavallo d’oro, in ceco) presenta tratti più lunghi del DNA dei Neanderthal rispetto all’individuo Ust’-Ishim di 45mila anni trovato in Siberia, cui apparteneva il genoma umano moderno ritenuto finora il più antico.

L’analisi comparativa suggerisce che la donna facesse parte di una popolazione formatasi prima della divisione filogenetica nelle popolazioni da cui discesero gli attuali europei e asiatici.

Lo studio antropologico, basato sulla forma del cranio di Zlaty-kun, ha mostrato somiglianze con individui che vivevano in Europa prima dell’ultimo massimo glaciale – almeno 30mila anni fa – ma la datazione al radiocarbonio ha dato risultati controversi, di cui alcuni molto più recenti che attribuiscono i resti addirittura a 15mila anni fa.

Soltanto dopo una verifica da parte di Jaroslav Bruzek, ricercatore della Facoltà di Scienze presso l’Università di Praga, e Petr Velemsky, del Museo Nazionale della stessa città, in collaborazione con i laboratori di genetica del Max Planck Institute di Tubinga, si è giunti ad una conclusione più chiara.

“Nell’osso analizzato abbiamo scoperto prove di contaminazione del DNA di una mucca, e questo fa pensare che una colla a base bovina, sia stata utilizzata per consolidare il cranio e possa quindi aver ingenerato un errore di datazione con il radiocarbonio, assegnando all’osso un’età più recente di quella effettiva”, afferma Cosimo Posth, co-autore leader dello studio, docente di archeo e paleogenetica dello stesso Ateneo.

Tuttavia, è grazie all’ analisi del DNA neanderthaliano che è stato possibile trarre le conclusioni adeguate.

Zlaty-kun aveva grosso modo la stessa quantità di DNA Neanderthal di Ust-Ishim o di altri esseri umani moderni usciti dall’Africa, ma i segmenti di ascendenza Neanderthal si presentavano mediamente molto più lunghi.

“I risultati delle nostre analisi mostrano che Zlaty-kun era temporalmente più vicina all’evento di mescolanza con i Neanderthal”, afferma Kay Prufer, co-autrice dello studio che retrodata di circa 2000 anni l’ibridazione di Zlaty-kun.

Zlaty-kun possiede il genoma umano più antico fino ad oggi, forse centinaia di anni più vecchio di quello di Ust-Ishim.

“Si ignora perchè i primi Sapiens in Europa non abbiano avuto successo! Come Ust-Ishim, Zlaty-kun non mostra alcuna continuità genetica con gli esseri umani moderni che vissero in Europa dopo i 40mila anni fa”, afferma Johannes Krause, direttore del Max Planck Institute.

Una possibile spiegazione di questa differenza potrebbe essere individuata nell’eruzione vulcanica di ignimbrite in Campania, risalente a 39mila anni fa, che colpì pesantemente il clima dell’emisfero settentrionale e che potrebbe aver influito sulla sopravvivenza dei Neanderthal e dei primi Sapiens in gran parte dell’Europa dell’éra glaciale.

Progredendo con la conoscenza dei dati sul DNA antico della nostra specie, i futuri studi genetici su altri esseri primitivi europei aiuteranno sempre più a ricostruire la storia e il declino dei primi esseri umani moderni fuori dell’Africa e in Eurasia prima della formazione delle moderne popolazioni non africane.

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