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Bombe d’acqua

Scritto da Leonardo Debbia il 30.08.2015

Le improvvise precipitazioni abbattutesi su diverse zone dal Nord al Sud d’Italia in questa torrida estate, hanno sconvolto, per la loro violenza e per le vittime causate, non solo la geografia e l’economia dei territori ma anche tutti coloro che, seppur non toccati da questi eventi, hanno potuto constatare, attraverso le immagini trasmesse dalle varie televisioni, l’enorme senso di impotenza di fronte a questi fenomeni meteorologici estremi.

Ma siamo realmente di fronte a fenomeni nuovi da porre in relazione col global warming, o ci siamo completamente dimenticati dei temporali estivi del passato?

Per definire questi eventi, i media hanno coniato l’espressione ‘bombe d’acqua’ – una libera traduzione dall’inglese cloudburst (letteralmente, esplosione di una nuvola).

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I meteorologi non usano questa terminologia, preferendole ‘forti rovesci temporaleschi’, ‘nubifragi’ o ‘intensi acquazzoni’, quando non ricorrono a definizioni più tecniche, quali ‘celle temporalesche’ o ‘sistemi convettivi semplici o multipli’.

Comunque, che si parli di nubifragi, acquazzoni torrenziali o violenti temporali, in realtà lascia il tempo che trova, tanto per restare in tema; le definizioni rimangono soltanto espressioni letterarie.

Quello che interessa realmente sono gli effetti e le cause che li provocano e che sono gli aspetti che più colpiscono, sia fisicamente che psicologicamente, l’opinione pubblica.

Questi fenomeni atmosferici non hanno, fortunatamente, una lunga durata, variando da mezz’ora a 3 ore; tuttavia, in poco tempo, rovesciano al suolo quantitativi d’acqua che vanno dai 70 ai 90 millimetri all’ora. Un’enormità, quando si pensi che in Italia un temporale, a seconda delle zone, di norma non va oltre i 40 millimetri all’ora.

Nell’area mediterranea avvengono di solito quando l’anticiclone – essenzialmente, aria calda – subisce infiltrazioni di aria più fresca proveniente dall’Atlantico.

Secondo il normale processo fisico, la massa d’acqua del mare si riscalda, assorbendo calore, e si raffredda, cedendo calore, più velocemente rispetto alle masse continentali.

Ora, l’effetto serra, che sulla Terra fa aumentare le temperature medie su scala globale, fa sì che gli oceani trattengano quantità di calore sempre più grandi.

Sul finire dell’estate, allorché l’aria tende a raffreddarsi, la differenza tra temperature marine e terrestri diventa sempre maggiore e sempre più grande diventa anche l’energia da dissiparsi.

Per effetto adiabatico, l’aria calda sale verso l’alto e, in concomitanza con le differenze di temperatura, i venti e la presenza di umidità, genera nuvole di una certa consistenza, i cumuli, nuvole torreggianti, molto sviluppate in altezza fino al limite di condensazione, che non degenerano necessariamente in pioggia.

Ma se il fronte freddo in arrivo è veloce, la colonna d’aria calda si solleva rapidamente e possono allora formarsi i cumulonembi, ampie nuvole nere, d’aspetto minaccioso, cariche di umidità, che attraverso la condensazione delle particelle d’acqua e accompagnate da scariche elettriche, si scaricano violentemente al suolo sotto forma di temporale.

Con l’instabilità caratteristica delle eccessive differenze di temperatura, i fenomeni atmosferici prendono spesso forme sempre più dirompenti, manifestandosi con eventi violenti improvvisi, come le famigerate ‘bombe d’acqua’.

Nel caso della penisola italiana c’è anche da considerare la presenza delle montagne che, alle nostre latitudini, per effetto di un maggiore irraggiamento, tendono a scaldarsi più delle pianure, dando luogo a correnti ascensionali calde che, salendo in quota e scontrandosi con le correnti fredde, originano le formazioni nuvolose descritte che, a loro volta, sviluppano i forti rovesci temporaleschi al suolo.

Se le precipitazioni meteo violente trovano poi un territorio geologicamente dissestato e intensamente cementificato, soprattutto in aree poco stabili eppure disgraziatamente urbanizzate insieme a sistemi di deflusso, reti fognarie e canali di scarico obsoleti o insufficienti, il risultato sono le scene di distruzione cui abbiamo assistito, impotenti, con la sola speranza che il ‘maltempo’ facesse il suo decorso il più rapidamente possibile.

Va detto che lo strascico e lo scaricabarile delle responsabilità che accompagna sempre questi eventi è grottesco e vergognoso.

E’ un fatto che il clima stia cambiando e che le ‘bombe d’acqua’ siano certamente un elemento nuovo.

Di contro, non cambiano purtroppo i modi di fronteggiare le emergenze naturali, con gli opportuni interventi di difesa preventiva del territorio che sarebbe il caso di attuare.

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