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L’ultimo, completo, libro sul lupo: ecologia, gestione e conservazione della specie

Scritto da Marta Gaia Sperandii il 09.09.2014

“Il lupo – Biologia e gestione sulle Alpi in Europa”, è il titolo dell’ultimo volume pubblicato da “Il Piviere” casa editrice piemontese fortemente orientata al settore naturalistico. L’autrice è Francesca Marucco, volto noto della ricerca e considerata uno dei massimi esperti in Italia della specie.

Lupo

Completezza e versatilità costituiscono il valore aggiunto di questo libro, che costituisce un utilissimo manuale di monitoraggio per il ricercatore ed un impareggiabile volume da collezione per l’amatore. In poco più di 170 pagine la Marucco espone biologia ed ecologia della specie, delinea un quadro normativo e di gestione a livello italiano ed europeo e, tramite diversi aneddoti, rende onore all’eterno fascino che da sempre circonda questo meraviglioso carnivoro.

Dopo un’ammaliante primo capitolo, la cui lettura, una volta intrapresa, risulta incredibilmente difficile da interrompere e nel quale l’animale viene descritto sotto i profili caratteriale, morfologico e genetico, la Marucco racconta la storia della presenza del lupo in Italia, che raggiunti i minimi storici durante i primi anni ’70, ha timidamente conosciuto una dinamica positiva negli anni a seguire grazie al regime di protezione inaugurato nel 1971, fino ai giorni nostri, che vedono la specie distribuita nel nostro paese con 2 diverse popolazioni: una appenninica e l’altra, più recente, alpina.

Paese e popolazione, due concetti contrastanti se il soggetto in questione è il lupo. Un animale misterioso, elusivo, ad altissima dispersione e che giustamente non conosce frontiere, almeno non quelle politiche, cui noi siamo invece abituati. A dimostrarlo è la meravigliosa storia di Slavc e Giulietta, i due esemplari, seguiti per anni dalla ricercatrice, che hanno dato vita alla popolazione alpina.

L’autrice sottolinea più e più volte l’importanza di gestire il lupo a livello di popolazione, tralasciando quelli che sono i confini creati dall’uomo. Gli unici confini di cui bisogna tener conto sono le barriere fisiche costruite dall’uomo nel corso della storia, aumentate con l’avvento e l’inarrestabile conquista di spazi da parte dell’urbanizzazione. Parliamo di strade, autostrade, linee ferroviarie, insediamenti, ma anche di tutti quei cambiamenti nell’uso del suolo che frammentando il territorio hanno ridotto gradualmente il numero degli spazi dal lupo utilizzabili, producendo perdita di habitat naturali ed influenzando negativamente la distribuzione della specie.

In venti anni di esperienza internazionale nello studio del lupo,sono molte le problematiche con le quali la ricercatrice è venuta in contatto e che correntemente rappresentano minacce alla conservazione della specie. Parliamo di bracconaggio, ibridazione con il cane e quindi del connesso problema del randagismo; di inbreeding, risultante in un potenzialmente pericolosissimo inquinamento genetico. Ampio spazio viene dato al significato ecologico del ritorno del lupo, e forte peso alla necessità di trovare un equilibrio che permetta di raggiungere una pacifica convivenza con l’uomo, spesso osteggiata dall’allarmismo dei media nel trattare la questione.

Gaianews.it ha raggiunto l’autrice per sottoporle alcune domande.

Domanda: Mentre in Italia vige un regime di protezione assoluta del lupo, in Francia è stata recentemente sancita la possibilità di prelievi, seppure rigorosamente controllati dalle autorità. Come si conciliano queste due strategie di gestione nel caso di una popolazione transfrontaliera come quella alpina, che proprio l’IUCN ha classificato come “in pericolo”?

Francesca Marucco: Come spiegato anche nel mio libro, la Francia dal 2004 ha previsto delle rimozioni di lupo quando sussistono le condizioni per la concessione delle deroghe europee, come sancito dall’Articolo 16 della Direttiva Habitat, e cioè quando venga garantita la vitalità della specie a lungo termine, condizione fondamentale perché appunto ci sia sinergia con il piano di gestione italiano ed europeo. In ogni caso sia il nostro Piano d’Azione sul lupo del Ministero che il “Plan d’Action National Loup 2013-2017” prevedono prima di tutto un’investimento sulla prevenzione dai danni sui domestici e il favorire in tutti i modi la convienza tra lupo e attività antropiche per lo sviluppo di una convivenza stabile nel tempo, anche in questo le due strategie italiana – francese sono in sinergia. Fanno molto parlare i prelievi francesi, ma bisogna considerare che dal 2004 al 2012 meno di 15 lupi sono stati legalmente prelevati su tutta la Francia, quindi si tratta di 1-2 lupi all’anno su tutta la Francia, quindi una quota più che altro simbolica da un punto di vista sociale che non di impatto per la popolazione di lupo.

D. La maggior parte delle azioni finalizzate alla conservazione di questa specie vengono attualmente realizzate grazie a progetti LIFE. Ritiene,finora, che tali strumenti e fondi siano stati sufficienti, adeguati e ben gestiti rispetto agli obiettivi?

F.M. I progetti LIFE in Italia e sulle Alpi sono stati adeguati e ben gestiti per la conservazione del lupo, e sono molto importanti per attuare ed attivare azioni di conservazione per il lupo molto importanti, quali l’attenuazione del conflitto lupo-zootecnia, l’antibracconaggio mirato, il controllo degli ibridi, la diffusione di programmi di ecoturismo, etc. Ovviamente i LIFE non possono fare tutto e soprattutto sono programmi a breve termine generalmente di 4-5 anni. Quindi è fondamentale che siano studiati ed implementati in sinergia con gli Enti locali e istituzionali, specialmente per fungere da start up di programmi che poi possono andare avanti a lungo termine anche senza più i fondi LIFE. Ad esempio questi sono obiettivi del nostro Progetto LIFE WolfAlps in corso (www.lifewolfalps.eu).

D. Per quanto riguarda l’ibridazione con il cane, assodata l’esistenza del fenomeno e le minacce che porta con sé, quanto siamo vicini, nella realtà, a conoscerne la precisa consistenza?E rispetto ai dati esistenti, ci si sta muovendo di conseguenza?

F.M. Il progetto LIFE Ibriwolf e anche ISPRA stanno cercando di studiare il fenomeno e la consistenza dell’ibridazione in Italia principalmente a livello appenninico dove il problema è reale. La ricerca su questo argomento non è facile perché non ancora molto si sa sulla connessione ad esempio tra gli aspetti fenotipici e genotipici negli ibridi, così come quale sia la reale introgressione passata e presente di geni di cane nel lupo, ma sicuramente si stanno facendo passi da gigante e diversi gruppi di ricerca si stanno interessando alla questione.

D. Nel libro viene posta una una critica nei confronti del “sensazionalismo giornalistico”. Se pure è indubbio che i media, diffondendo messaggi allarmistici, possano condizionare negativamente l’emotività dell’uomo riducendone il livello di tolleranza nei confronti della specie, è altrettanto appurato ormai il fenomeno del “ritorno del selvatico” e la conseguente necessità di sviluppare di una convivenza pacifica con le comunità. Come si configura, secondo lei, uno scenario ideale in cui uomo ed animali selvatici convivono in maniera corretta?Potrebbero essere necessarie “zone cuscinetto” oppure gli abitanti dei comuni montani debbono abituarsi all’idea di condividere lo spazio con animali, come ad esempio il lupo o l’orso, che tradizionalmente, probabilmente anche in maniera errata, hanno temuto?

F.M. Io vivo in montagna da anni, e spesso quello che succede, quello che pensa la gente e quello che si legge sui giornali non corrisponde. E’ oramai normale che spesso i giornali tendano a esagerare il conflitto tra pastori e lupi e riportare più spesso i casi estremi e di non tolleranza, piuttosto che descrivere tutti i luoghi o gli allevatori che riescono, seppur con fatica e gran lavoro, a convivere con i lupi e magari a minimizzare o addirittura azzerare gli attacchi, pur vivendo con le pecore in aree dove i branchi di lupi sono presenti. In media gli articoli sui giornali non aiutano a sviluppare una convivenza pacifica con le comunità, ma il contrario. Sarebbe utile che ogni tanto si leggesse sui giornali dei sistemi di prevenzione che funzionano, o degli allevatori che sviluppano delle strategie di successo piuttosto che il contrario. Anche gli allevatori stessi spesso sono stufi di leggere estremismi, sono molti gli allevatori moderati che, sempre non amando il lupo, lavorano seriamente in montagna con tanti problemi oltre al lupo, ma che se troppo seri non vengono generalmente considerati dai media. Questo atteggiamento è quello che critico nel mio libro, che non è di aiuto per nessuno se non per far comprare qualche giornale in più, forse.

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