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Tuffo in mare dopo mangiato: si può fare, secondo l’esperto

Il tuffo in acqua dopo mangiato, vietatissimo in Italia, sarebbe una bufala secondo un pediatra

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 23.07.2014

Secondo un esperto intervistato da TGcom24 non è vero che fare il bagno dopo aver mangiato è pericoloso.

Il pediatra Alberto Ferrando non ha dubbi: il divieto del bagno dopo mangiato è una bufala che esiste solo in Italia. Secondo l’esperto il dictat non ha in realtà nessun fondamento scientifico e infatti in altri paesi non esiste.

sole bambini

I motivi per cui i bambini e i ragazzi, ma anche gli adulti, perdono la vita in mare o nei fiumi o nei laghi non sono da addursi al fatto che di aver mangiato prima dell’immersione. Piuttosto le cause sono da addursi ad un scarto termico eccessivo e improvviso, quindi è sconsigliabile gettarsi in acqua accaldati, oppure se si è bevuto alcol. Comunque in caso di annegamenti a causa dei tuffi quando si è accaldati la causa di morte è una sincope piuttosto che la congestione.

“La cosa più importante è che l’immersione in acqua sia graduale”, raccomanda l’esperto, “bisogna evitare i tuffi da accaldati, non tanto per il rischio di congestione ma più per quello di sincope”

“Le conseguenze di un’immersione troppo rapida possono essere uno shock termico e crisi vagali con conseguente svenimento in acqua”.

Ecco, secondo il medico, i motivi per cui più spesso si rischia di annegare in acqua:

1. La presenza di una piscina privata in una casa dove ci sono bambini fra 1 a 4 anni.
2. Non aver imparato a nuotare
3. La mancanza di barriere che impediscano ai bambini di accedere alla piscina
4. La mancanza di supervisione costante sui bambini nei luoghi a rischio
5. Per i ragazzi al di sopra dei 15 anni, l’annegamento è più probabile in acque di fiume, mare o lago, a causa di comportamenti incauti (fare il bagno in condizioni climatiche avverse o andare troppo al largo e stancarsi eccessivamente)
6. Il mancato uso di giubbotti di salvataggio sulle imbarcazioni
7. L’uso di alcol.
8. La presenza di epilessia o disturbi neurologici analoghi

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