Etiopia, il tragico bilancio dell’attacco terroristico di martedì mattina contro un gruppo di turisti europei, avvenuto nella parte nord del Paese, non è ancora chiaro. Fonti governative parlano di cinque morti e quattro dispersi.
Come riferito da Bereket Simon, portavoce del governo di Addis Abeba, i turisti uccisi nell’agguato sarebbero due tedeschi, due ungheresi e un austriaco. Inoltre, altre quattro persone sarebbero state rapite e fra queste ci sarebbero due turisti tedeschi e due etiopi, un autista e un poliziotto.
Stamani, a seguito di un incontro fra l’ambasciatore italiano, Renzo Rosso, e i funzionari del ministero degli esteri di di Addis Abeba, la Farnesina ha fortunatamente smentito il coinvolgimento di turisti italiani, come invece precedentemente annunciato. A tal proposito l’agenzia reuters ha reso noto il commento di un funzionario della Farnesina: “A seguito di un incontro dell’ambasciatore al ministero degli Esteri etiope, visti gli elementi emersi, possiamo escludere la presenza di italiani fra i feriti o i deceduti”.
Si sa che l’attacco è stato condotto nei pressi del vulcano Erta Ale, nella parte meridionale della regione di Afar, ma le dinanimiche dell’attentato non sono ancora nitide. Sono però durissime le accuse che il portavoce del governo etiope ha rivolto alla vicina Eritrea. “Gruppi terroristici addestrati e armati dal governo eritreo hanno attaccato i turisti e poi sono tornati indietro”, ha affermato il portavoce. Simon accusa, dunque, l’Eritrea di aver “armato e addestrato” i terroristi che sarebbero partiti dal Paese confinante per raggiungere la regione di Afar e li avrebbero poi trovato di nuovo rifugio. Il portavoce etiope ha spiegato che l’Eritrea avrebbe compiuto l’attacco per far saltare il vertice dell’Unione africana in programma a fine mese nella capitale etiope.
L’Eritrea ha però smentito ogni coinvolgimento nell’attacco. “E’ patetico, si tratta di un’assoluta menzogna”, ha affermato Girma Asmerom, rappresentante di Asmara presso l’Unione Africana, il cui quartier generale si trova proprio nella capitale etiope. “L’Eritrea, ha aggiunto, non ha nulla a che fare con movimenti del genere”.
Le accuse del governo etiope riportano alla luce il sanguinoso conflitto che i due Paesi hanno combattuto fra il 1998 e il 2000 per una disputa sui confini non ancora del tutto risolta. La guerra detta “di confine” scoppiata per il controllo della città di Badme, infatti è ancora latente poiché la decisione delle Nazioni Unite del 2002 che stabilisce che la città di Badme debba appartenere all’Eritrea non è stata accettata dal governo etiope che a tutt’oggi è presente nella città con il suo esercito.