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Il dibattito sui parchi si ingarbuglia

Scritto da Renzo Moschini il 20.06.2016

Gli ultimi sviluppi del dibattito sui parchi sempre più polemico e ingarbugliato richiede non certo una pausa ma sicuramente qualche messa a punto per evitare che come ha scritto qualcuno si ‘criminalizzino’ posizioni e ruoli da cui possono derivare unicamente nuovi guai.

In premessa forse non è inopportuno ricordare che le polemiche iniziate nel 2011 con la presentazione del primo testo di legge di modifica della legge 394 presuntuosamente e strumentalmente definito di riforma ha visto via via sparire fino alla totale  latitanza attuale il ministro e il ministero dell’ambiente. Ministero il cui ministro la Prestigiacomo avviò un’operazione di sganciamento dai parchi considerati troppo onerosi per lo stato e come tali da mollare non escludendone la privatizzazione anche di politiche non eco sostenibili al loro interno purchè ‘pagate’. Insomma parchi e territori in ‘vendita’ come fu scritto nel testo di legge.

Il confronto politico-istituzionale e non soltanto in Senato risultò sempre più circoscritto alla Commissione ambiente del Senato a qualche consultazione di rappresentanze di associazioni da cui via via uscirono emendamenti che presto lasciavano il posto ad altri. Una legge che fu il prodotto migliore e più riuscito di una lunga vicenda politico- istituzionale e culturale è finita in questi 5 anni in un tritacarne da cui non riusciamo a levare le gambe. Un fallimento che segue alla sottrazione del paesaggio alle competenze dei parchi e dei loro piani prevista dalla 394, che segue al venire meno di quel circuito stato, regioni, enti locali per attuare quella leale collaborazione istituzionale a cui puntava il Titolo V del 2001 senza la quale quel sistema di aree protette  a cui puntava la legge 394 sarebbe rimasta sulla carta. La solfa che senza le modifiche previste dal testo del Senato la legge e con essa i parchi non avrebbero potuto funzionare è risultata sempre più una balla e un ipocrita pretesto come del resto conferma chiaramente la situazione presente. Situazione che vede il Senato cercare disperatamente e confusamente una via d’uscita e su cui si appuntano ormai le critiche e le varie proteste vivacissime in atto soprattutto da parte di associazioni ambientaliste e personalità della cultura e del giornalismo. A fronte di questa presenza che  in più d’un caso non disdegna polemiche sopra le righe  registriamo una sostanziale assenza – diciamo pure latitanza- delle forze politiche che espongono peraltro i propri rappresentanti –è il caso del relatore della legge Sen Massimo Caleo del Pd- a tutte le intemperie.  Non è mai accaduto- ne so personalmente qualcosa- che un relatore su provvedimenti di questa portata legislativa che non avessero alla spalle documenti e posizioni del proprio partito da cui non risultasse ben chiaro cosa si voleva e perché non sarebbe andato lontano. Infatti  specie le leggi sono il prodotto di confronti e accordi che scaturiscono  non da improvvisazioni o sortite per vedere se si porta a casa qualcosa. Massimo Caleo alle spalle non ha nulla di tutto questo tanto è vero deve inventarsi per raccogliere qualche consenso persino l’idea di fare del parco regionale di Portofino un parco nazionale per ragioni di cassa. Motivazioni  che hanno subito –come era d’altronde facile prevedere-indotto altri parchi a rivendicare  uguale trattamento ed essere inseriti nella lista.

E come non ricordare anche riguardo a molti documenti critici delle associazioni ambientaliste che il testo del Senato prevede per le aree protette marine che possono essere considerate solo scandalose. Eppure la legge 394  come quella sul mare prevedevano buone soluzioni mai però rispettate dal ministero neppure in anni ormai lontani.

Chi si è occupato di queste cose anche non di recente sa bene che anche i parchi hanno avuto precise posizioni e proposte quando si trattava di decidere e non solo per legge di cosa fare per i parchi.

Proposte, ad esempio, presentate alle due conferenze nazionali dei parchi e che si sarebbero dovute discutere prima che al Senato alla Terza Conferenza nazionale che il ministero ha però sempre rifiutato. Anche per questo siamo finiti in questa situazione in cui chi prima si alza prima si veste con i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Riusciremo prima o poi a discutere dei parchi con il ministero, le istituzioni, le associazioni ambientaliste e non accapigliarsi su un emendamento o altre sortite bislacche?

Renzo Moschini

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