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500 marines a Sigonella per possibile intervento in Libia

Scritto da Chiara Pane il 15.05.2013

Sicilia, sono arrivati 500 marines nella base militare americana di Sigonella, addestrati per un eventuale pronto intervento in Libia. Il portavoce del Pentagono George Little ha spiegato che l’obiettivo è quello di agire rapidamente nel caso di un attacco al personale diplomatico e agli americani presenti nello stato nord africano.

Sigonella

La decisione arriva dopo l’attacco terroristico compiuto a Bengasi lunedì mattina contro un obiettivo civile che ha provocato la morte di 15 persone fra cui molti bambini. Il viceministro libico, Abdallah Massud, ha riferito che oltre alle vittime si contano moltissimi feriti, poiché lo scoppio dell’autobomba è avvenuto nei pressi dell’ospedale Al Jala di Bengasi, una zona molto trafficata. Le dinamiche dell’attentato fanno pensare ad un attacco terroristico, non ancora rivendicato, e indicano che la situazione nel paese rischia di degenerare, soprattutto a causa delle milizie armate che agiscono contro il governo di Ali Zeidan.

Finora, però, erano stati presi di mira solo luoghi istituzionali, come i commissariati di polizia attaccati la scorsa settimana, sempre a Bengasi. Quest’ultimo attentato mostra quindi che per il governo è sempre più difficile controllare il territorio. Il governo di Zeidan appare debole e le accuse per la presenza al potere di personaggi compromessi con il regime di Gheddafi si fanno più insistenti. Numerosi libici chiedono infatti allo stesso primo ministro di dimettersi, poiché anch’egli era funzionario del governo del rais.

Le accuse contro Zeidan e l’esortazione alle dimissioni sono aumentate a seguito dell’approvazione di una legge dovrebbe tendere ad escludere dalle attività politiche gli ex membri del regime di Gheddafi. Tuttavia sussiste un problema poiché non è stato specificato se ad essere banditi dalle funzioni pubbliche debbano essere tutti coloro che hanno appoggiato il Colonnello durante l’ultimo ventennio di terrore o invece se bisogna tenere conto dell’intero periodo e cioè dei 42 anni di dittatura. In questo caso la maggior parte degli attuali parlamentari e ministri dovrebbero essere cacciati.

La Libia è quindi attualmente a un bivio, ma le violenze la stanno facendo sprofondare nuovamente nel baratro. I libici dovrebbero cercare di adottare politiche di conciliazione e di inclusione, che tengano in considerazione anche le differenze culturali al suo interno. La storia è piena di rivoluzioni liberatorie che hanno dato vita a tirannie peggiori delle precedenti, l’augurio è che la storia del nuovo nord Africa sia diversa.

Intanto, però l’attuale instabilità libica ha messo in allarme gli Stati Uniti, già duramente colpiti dalla morte dell’ambasciatore Chris Stevens e degli altri tre funzionari americani lo scorso 11 settembre. Così un po’ per placare gli animi repubblicani, che speculano sulla vicenda accusando l’amministrazione Obama del mancato intervento per salvare l’ambasciatore e il suo staff, un po’ per dimostrare che l’America non si farà trovare più impreparata, il Pentagono ha spostato, nelle scorse ore, un team di pronto intervento composto da 500 marines dalla base spagnola di Moron a quella di Sigonella in Sicilia.

In particolare, le forze spostate nella base militare sita fra Catania e Siracusa, appartengono al contingente di 500 marines recentemente dispiegato dagli Stati Uniti in una base nel sud della Spagna, insieme ad aerei per il trasporto delle truppe in grado di decollare come un elicottero, quindi senza bisogno di una pista. Nei piani del Pentagono l’unità dei 500 marines deve essere in grado di agire rapidamente nel caso di nuovi attacchi al personale diplomatico e agli americani presenti in Libia ed eventualmente effettuare la loro evacuazione. Come ha spiegato il portavoce del Pentagono, George Little, compito primario dei Marines sarà quello di intervenire rapidamente nel caso di nuovi attacchi ai funzionari americani presenti in Libia. “Siamo pronti a rispondere, se necessario o se le condizioni peggiorassero” ha detto il portavoce americano.

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