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Bengasi, venerdì migliaia di manifestanti contro le milizie e gli integralisti

Bengasi, venerdì migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro le milizie e gli integralisti. Il motto della folla era “No alle milizie”

Scritto da Chiara Pane il 23.09.2012

Bengasi, venerdì migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro le milizie e gli integralisti, che sfruttano il potere delle armi per sovrastare la popolazione. Accanto a loro anche esponenti delle forze di polizia regolari. Il motto della folla era “No alle milizie”.

È stata una manifestazione imponente, decine di migliaia di persone si sono riversate nelle piazze dopo la preghiera del venerdì. Il corteo, intitolato “giornata per la salvezza di Bengasi”, sostenuto dallo steso governo libico, aveva l’obiettivo di denunciare l’estremismo e la violenza delle milizie armate, rifiutatesi di consegnare le armi dopo la cattura di Gheddafi.

Secondo alcuni intervistati, questi gruppi armati agiscono indisturbati seminando il terrore nelle strade. Composti in maggioranza da radicali islamici, sono anche noti per gli attacchi contro i musulmani che non rispettano le loro dure regole di condotta. Uno studente universitario presente alla manifestazione ha affermato: “non voglio vedere uomini armati, che indossano abiti afgani, che mi fermano per strada per darmi ordini, vorrei vedere solo gente in divisa”. (Fonte BBC).

La protesta si è svolta in maniera pacifica per qualche ora, fino a quando un cospicuo gruppo non si è staccato dal corteo dirigendosi verso la base di Ansar Al Sharia, quartier generale della milizia islamica salafita, sospettata di aver condotto l’attacco contro il consolato americano, durante il quale hanno perso la vita l’ambasciatore Chris Stevens e gli atri funzionari americani. Inizialmente gli uomini della base hanno sparato in aria per cercare di disperdere la folla, ma i protestanti non si sono lasciati impaurire e gridando, “No alle milizie”, hanno accerchiato il quartier generale mettendo in fuga le milizie. La folla è successivamente entrata nella base distruggendo tutto e dandole fuoco.

Per molti libici, l’attacco della scorsa settimana contro il consolato di Bengasi è stato soltanto uno degli esempi del grave problema che la Libia sta affrontando dopo la cacciata Muammar Gheddafi. Le milizie armate hanno formato dei veri e propri eserciti, che con i loro arsenali di mitragliatrici e RPG – lancia razzi – sono più forti delle forze armate regolari e della polizia. Durante la manifestazione si sono levati cori anche a sostegno degli USA come, “L’ambasciatore era amico della Libia” e ancora “La Libia ha perso un amico”.

Pare però, che la folla si sia diretta poi fuori città, verso la sede di Raf Allah al-Sahati, una milizia islamica di ex ribelli, ora sotto il controllo del ministero della Difesa, dove si sono scatenati combattimenti durati più di due ore e conclusi con la fuga delle milizie e il saccheggio della loro sede. Sembra che ci siano stati anche 4 morti. (Fonte AGI).

Quest’ultimo attacco ha allarmato il governo libico, che ha ammonito i manifestanti perché facciano distinzione fra le milizie illegittime e quelle poste sotto il controllo delle autorità libiche. Un appello che evidenzia uno dei gravi problemi della Libia post Gheddafi, in cui non si riesce a discernere le forze dell’ordine dalle bande armate irregolarmente, poiché il governo è spesso costretto a fare affidamento su ex ribelli armati per garantire l’ordine pubblico.

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