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Un modello matematico per il movimento di api, squali e umani

Scritto da Annalisa Arci il 27.12.2013

Un gruppo di ricercatori della UA School of Anthropology, coordinato dal Dott. David Raichlen, ha scoperto che alcuni movimenti della tribù degli Hadza, in Tanzania, possono essere spiegati con un modello matematico noto come cammino di Lévy, un pattern che si trova anche in altre specie. Lo studio è stato pubblicato nella rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

The Hadza people of Tanzania wore wristwatches with GPS trackers that followed their movements while hunting or foraging. Data showed that humans join a variety of other species including sharks and honeybees in using a Lévy walk pattern while foraging. (Photo by Brian Wood/Yale University)

La tribù degli Hadza in Tanzania. (Crediti: Brian Wood/Yale University).

Il cammino di Lévy prende il nome al matematico francese Paul Pierre Lévy che, intorno al 1930, ha portato importanti contributi nel campo della teoria delle probabilità;  i cammini di Lévy  sono un esempio di random walk nel quale gli incrementi risultano distribuiti secondo una legge di tipo decrescente e iperbolico (detta distribuzione heavy-tailed). Utilizzato come modello esplicativo per gli squali e le api, grazie ad un progetto di ricerca finanziato dalla National Science Foundation adesso diventa un modello generale applicabile ai movimenti di cacciatori e raccoglitori umani.

Nell’ambito di M’ammalia, un festival organizzato dall’Associazione Teriologica Italiana, abbiamo già avuto modo di parlare del movimento degli animali insieme al Dott. Carlo Biancardi. La studio di cui parliamo oggi si situa proprio all’interno di quel dibattito sui paradigmi teorici della scienza del movimento dei mammiferi di cui parlavamo qualche mese fa. E lo fa con un deciso apporto antropologico. Gli Hadza sono, infatti, una delle ultime tribù di grandi cacciatori dell’Africa: “se si vuole capire il movimento di cacciatori-raccoglitori umani si deve lavorare con un gruppo come gli Hadza” ha spiegato Raichlen.

Affermazione da prendere alla lettera. Gli studiosi hanno infatti monitorato i membri della tribù dotandoli di orologi da polso con unità GPS; l’analisi dei dati ha mostrato che il tema dominante dei loro movimenti durante le battute di caccia è proprio lo schema del cammino di Lévy. “Identificare questo modello tra il Hadza, cosa che è già stata fatta in diverse altre specie, ci conferma che tali modelli sono probabilmente il risultato di strategie di foraggiamento generali che molte specie adottano all’interno di un’ampia varietà di contesti”, ha spiegato uno dei co-autori dell’articolo, Brian Wood un antropologo dell’Università di Yale che lavora con gli Hadza dal 2004.

Il cammino o cammini di Lévy, che comporta una serie di brevi movimenti in una zona e poi un trekking più veloce in un’altra area, non si limita alla ricerca di cibo e sembra dunque essere un modello intraspecifico non dipendente dall’ambiente (il che depone in favore di chi ne vorrebbe fare un modello predittivo per lo sviluppo urbano). E questo fa supporre che sia un modello fondamentale probabilmente presente nella nostra storia evolutiva. Negli studi futuri Raichlen e colleghi sperano di comprendere le ragioni per l’utilizzo del cammino di Lévy, se sono indipendenti, come in prima battuta sembra, dalla volontà, e se questo modello è in qualche modo determinato dalla distribuzione delle risorse nell’ambiente. 

 

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