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Gli untori dell’elisir di lunga vita e il caso delle cellule staminali

Scritto da Aldo Di Benedetto il 12.02.2014

Il clamore mediatico scaturito dal caso Stamina ha messo in luce una sequenza di preoccupazioni che coinvolgono i cittadini malati, le istituzioni sanitarie, la ricerca scientifica, gli interessi delle imprese multinazionali, la bioetica.  La sofferenza di persone con gravi malattie e la disperazione dei familiari, facilmente strumentalizzabili, hanno attivato un vortice di domande e di risposte spesso contraddittorie che, invece di far comprendere e chiarire la posta in gioco, finiscono per alimentare la confusione e il disorientamento. 

Purtroppo ciò che è dato da bere alla pubblica opinione è l’idea di una cellula miracolosa totipotente, cosiddetta staminale, una cellula bambina che, una volta trattata con accurate metodologie, è in grado di diventare adulta e differenziarsi in cellula “specializzata”, per rimpiazzare qualsiasi tessuto o organo malato. E’ come parlare di un potenziale “pezzo di ricambio” che ci garantirà ogni futura manutenzione, ordinaria e straordinaria, del nostro organismo.

Cellula staminale mesenchimale

Allora, la metafora della macchina rappresenta ancora oggi la più grande illusione della ricerca scientifica per fermare il tempo, un elisir di lunga vita o, per i più fortunati e parsimoniosi, di vita eterna.    

A ben intendere e guardare, negli ultimi anni sul web si propongono varie società private, che hanno costituito delle vere banche delle cellule staminali, dove sono pubblicizzati claim accattivanti come “Garantisci il futuro di Tuo figlio”, oppure “E’ sbocciato un amore”; a seguire si apprende che il costo di quest’operazione, per un contratto ventennale, si aggira tra i 2500 e i 5000 Euro .

Comunque la I.A.R.C., l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul cancro, sostiene che “Le cellule staminali sono usate nella ricerca medica nella speranza di poter un giorno sostituire qualsiasi tessuto o organo malato del corpo, ricreandolo in laboratorio”.  In ogni caso, l’Agenzia precisa che “Al momento, le cellule staminali sono utilizzate solo nella forma del trapianto di midollo osseo, per curare alcuni tipi di tumori del sangue”. D’altro canto, uno dei più noti centri di ricerca italiani aggiunge che “queste sono le uniche terapie con cellule staminali che sono state definite affidabili ed efficaci”.

Gran parte del dibattito, tra i cosiddetti esperti, ruota attorno al procedimento utilizzato per il prelievo, per il trattamento e per la conservazione delle cellule, da cui sono emerse polemiche considerazioni e accuse, che hanno chiamato in causa anche la giustizia amministrativa e penale.    

Sotto il profilo etico, invece, sono sorte due fazioni: da una parte quella che sostiene la bontà del prelievo delle cellule dal tessuto mesenchimale adulto, dall’altra quella che asserisce la necessità di un prelievo dal cordone ombelicale per ottenere migliori risultati.  

I soloni della ricerca scientifica, richiamando l’attenzione sul rigore metodologico, ammoniscono che “Col tempo saranno fatti ulteriori progressi, ma questo potrà avvenire solo se si seguiranno  metodi ben stabiliti e regolamentati di traslazione dal laboratorio alla clinica”. Se questi approcci saranno abbandonati, nella fretta e nell’urgenza di passare alla clinica, allora si profila il rischio concreto che l’intero campo sia travolto dai risultati disastrosi di terapie mal formulate e applicate frettolosamente”.  Inoltre, con grande pragmatismo, essi mettono in guardia  da interessi commerciali che “finirebbero con il distruggere questo settore della ricerca bio medica”.   

Invero i ricercatori e i medici sono presi tra due fuochi: da un lato la loro formazione universitaria antiquata, dall’altro gli interessi delle multinazionali. D’altro canto, l’establishment accademico, ancorato a un paradigma meccanicistico e deterministico, di newtoniana memoria, frena lo sviluppo di una cultura fondata sul concetto di sistema vivente, inteso nella sua complessità e integrità. Un moderno paradigma che pone l’accento sulle relazioni tra le parti, tale per cui una cellula, un organo e un organismo hanno la capacità di auto organizzarsi, in stretta relazione con il contesto ambientale e di evolversi nel tempo.

Allora, l’affidabilità di qualsiasi essere vivente è assicurata da una storia che si evolve attraverso un processo di conoscenza e d’integrazione bio dinamica e sociale; tale per cui, essa non può essere garantita dal risveglio di una cellula, rimasta bambina e decontestualizzata, alla quale sono sospese tutte le funzioni vitali con un processo d’ibernazione.   

E’ trascorso oltre un secolo da quando la termodinamica ha rivelato, con il concetto di entropia, la freccia del tempo, da quando la fisica quantistica ha rivoluzionato le leggi che dovrebbero guidare la ricerca bio medica, da quando il concetto di sistema ha fatto la sua irruzione in tutti i campi della cultura e della vita sociale; malgrado ciò, gli irriducibili “alchimisti” delle staminali continuano a disconoscere queste leggi universali e questi principi fondanti una nuova intelligibilità della natura umana. Certamente la loro principale preoccupazione resta quella di attingere ai cospicui finanziamenti, che le istituzioni ancora concedono nonostante i modesti risultati nella cura di malattie complesse.

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