Gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra all’obesità. Ricerca, informazione e azioni restrittive nei confronti degli alimenti più calorici, il cosiddetto junk food, il cibo spazzatura, procedono rapidamente e, forse, cominciano già a dare i primi risultati. Coca-cola ha reagito immediatamente alle nuove direttive con una campagna ad hoc.

L’obesità negli USA è considerata una pandemia: un esempio è la città di New York dove ben il 58% dei residenti è obeso o sovrappeso. Proprio New York è una delle amministrazioni in cui la guerra alle bibite è iniziata vietando la vendita delle grandi quantità: da marzo infatti non sarà possibile vendere, ad esempio, pinte di bibite . Il consumatore incallito, quindi, dovrà ordinare due bicchieri più piccoli. Le amministrazioni, in questo modo intendono diminuire i consumi, con lo stesso criterio per cui, chi vuole perdere peso, è invitato a fare piccole porzioni e a non riempire mai piatti e contenitori.
Coca-cola rilancia con una campagna pubblicitaria che sembra affiancarsi, senza alcuna polemica, alle nuove regole. In due nuove pubblicità presto in onda sulle tv statunitensi Coca-cola dichiara pubblicamente le proprie calorie e invita tutti gli americani a tagliare le calorie in più.
Nella seconda pubblicità oltre a dichiarare le proprie calorie, 140 calorie per lattina, Coca-cola invita i propri consumatori a divertirsi per bruciare le calorie in più.
Coca-cola ha inoltre dichiarato che ci saranno altre iniziative per chiarire bene agli americani quante sono le calorie contenute nella bevanda e quanto sia importante monitorare le calorie che si ingeriscono quotidianamente.
Parallelamente Coca-cola si farà portatrice di eventi per sensibilizzare la popolazione statunitense a fare sport e a condurre una vita sana.
Le nuove norme per la limitazione del consumo di bevande dolci, che verranno adottate nei prossimi mesi, prevedono anche la tassazione delle bevande.
Le ultime ricerche sostengono che le campagne informative stanno cominciando ad avere i loro effetti tanto che l’obesità infantile nelle famiglie a più basso reddito, che sono quelle che con più frequenza consumano junk food, sta cominciando a diminuire.
Nel frattempo la ricerca continua a studiare le cause e gli effetti dell’obesità nei bambini: una recente ricerca, ha dimostrato che non solo chi è affetto da obesità nell’infanzia avrà un aumentato rischio di patologie in età adulta, ma avrà un aumentato rischio di patologie e disagi, fra cui il deficit di attenzione e iperattività (ADHD), già in tenera età.
E’ evidente dunque che l’obesità pesa sulle tasche degli americani in termini di spesa sanitaria: è proprio per questo che il governo statunitense ha deciso di investire tanto nella prevenzione.