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Duro attacco di Nature al metodo Stamina: Vannoni risponde su Facebook

Mentre sono migliaia i pazienti che richiedono di accedere alla sperimentazione con il metodo Stamina, si accumulano le accuse al metodo di Vannoni, che risponde agli attacchi tramite Facebook e chiede maggiori garanzie

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 03.07.2013

Articolo rettificato qui il 19 agosto 2013.

Mentre va avanti claudicando, a colpi di polemiche e rinvii, la procedura per avviare la sperimentazione clinica del metodo Stamina, dalla prestigiosa rivista scientifica Nature arriva un altro duro attacco: sembrerebbe infatti che due delle immagine consegnate da Davide Vannoni, ideatore del metodo e presidente della Stamina Foundation, alle commissione statunitense che doveva valutare la possibilità di rilasciare un brevetto al metodo, proverrebbero in realtà da uno studio di ricercatori ucraini. 

Davide Vannoni

L’ articolo apparso su Nature inasprisce la polemica: diverse infatti le dichiarazioni di scienziati italiani riguardo alla questione. 

Paolo Bianco, ricercatore della Sapienza, ha dichiarato a Nature che il metodo è uno spreco di denaro e crea false speranze in famiglie disperate. 

Luca Pani, direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), nel maggio 2012 aveva sospeso le infusioni con metodo Stamina che si svolgevano presso i laboratori dell’ospedale di Brescia: “Lì abbiamo visto un tale caos. Sapevo che ci non poteva essere un metodo regolare”, ha dichiarato a Nature. Anche Elena Cattaneo, dell’Università di Milano, ha dichiarato che sarebbe grave se l’Italia destinasse fondi per la sperimentazione di un metodo che non sembra avere fondamenti scientifici.

La rivelazione di Nature riguarda infatti due immagini contenute nella richiesta di brevetto consegnata da Vannoni nel 2010.

Il metodo consiste nel prelevare cellule staminali dal midollo osseo del paziente, poi trattarle in vitro per infonderle nel paziente stesso. Grazie al trattamento le cellule staminali potrebbero ricreare cellule nervose.

Una delle immagini rappresentava questa trasformazione, ma proveniva da una ricerca ucraina di cui Elena Schegelskaya, della Kharkov National Medical University, era stata autrice nel  2003. Inoltre lo studio ucraino utilizzava un metodo completamente differente da quello di Vannoni, che impiegava nel trattamento in vitro sostanze e tempi diversi.

Vannoni ha risposto con un attacco duro, dichiarando  di avere più volte ammesso di avere collaborato con scienziati russi e ucraini.”E’ il solito articolo politico e non scopre nessun segreto: noi abbiamo sempre lavorato e condiviso materiale con i russi e con gli ucraini, che ci hanno aiutato a perfezionare la metodica”, ha dichiarato.

“Non c’è niente di trafugato – dice Vannoni all’Adnkronos Salute – e ho già detto in varie occasioni che il nucleo della metodica deriva dagli studi di due scienziati russi. Questo traspare anche dalla documentazione che ho consegnato in Parlamento e infatti io non ho mai detto di essere l’unico scopritore del metodo Stamina.
Questo articolo e i commenti che contiene sono di cattivo gusto e mi meraviglia che gli scienziati prima abbiamo detto che la sperimentazione clinica era l’unica via da percorrere, mentre ora chiedono che venga annullata. Oggi non vogliono nemmeno quella?”

E oggi rincara la dose attraverso un post su Facebook nel quale chiede ulteriori garanzie.

 “A questo punto direi che se il ministro Lorenzin vuole dare seguito a quanto deciso dalle Camere dovrà fornire a Stamina garanzie maggiori di obiettività della sperimentazione. Se, invece, ritiene di dare seguito alle argomentazioni di Bianco & co chiediamo che ne dia comunicazione immediata, in modo da non farci perdere più tempo, in funzione, soprattutto, delle centinaia di persone che a Brescia attendono di essere trattate con la metodica Stamina e che, nonostante questi maccheronici opinionisti, è già una realtà terapeutica per centinaia di persone”, scrive sul post.

E continua il post: “In particolare chiediamo che: 
1. La standardizzazione che stiamo facendo della metodica non venga in alcun modo modificata.
2. Spetti a Stamina la scelta delle tre patologie su cui fare la sperimentazione (suggeriamo Sla, paresi cerebrale infantile ed una malattia degenerativa non neurologica);
3. Venga individuato un solo laboratorio per la produzione cellulare in cui i nostri biologi possano controllare la produzione;
4. Vengano individuati al massimo due centri per le applicazioni cliniche e le valutazioni che siano in prossimità del centro di produzione;
5. Venga nominata una CRO (organismo di controllo internazionale super partes) che certifichi tutti i dati ottenuti e l’applicazione della buona pratica clinica”.

Vannoni è stato contattato da Nature, ma non ha rilasciato dichiarazioni. 

L’attacco di Nature è l’ultimo di una serie di espisodi che vanno a discapito della credibilità del metodo di Vannoni, con il quale però in migliaia chiedono di essere trattati. Nel 2012 attraverso un articolo su Neuromuscular Disorders si è reso noto che  tre bambini colpiti da Sma1 e curati con il metodo all’ospedale pediatrico Burlo Garofolo di Trieste non avevano ricevuto alcun beneficio(*).

Il procuratore torinese Raffaele Guariniello, nel 2012(**), aveva accusato i vertici di Stamina Foundation di associazione a delinquere finalizzata alla somministrazione di farmaci pericolosi per la salute pubblica, alla somministrazione di medicinali guasti o imperfetti e alla truffa.

Infine a maggio del 2012, l’Autorità italiana del farmaco, AIFA, aveva sospeso le operazioni dei laboratori di Stamina per il rischio di contaminazione.

Oggi l’Italia è disposta a stanziare 3 milioni di euro. Il Ministro Lorenzin ha dichiarato di non poter dare certezze sull’esito della sperimentazione, ma Paola Binetti, deputata dell’Udc ha dichiarato: “Secondo quanto scrive Nature, siamo davanti a una persona che ha dato alle famiglie false speranze, il suo è un bluff e questo va detto subito alle famiglie e al ministro Lorenzin che ha già stanziato 3 milioni di euro”. Il ministro della salute, aggiunge la deputata, “deve rivedere le sue decisioni e deve dire come saranno usate le risorse, andando incontro alle famiglie”.

(*) (**) Articolo rettificato qui il 19 agosto 2013.

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