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La calotta glaciale artica lascia il posto al mare aperto

"Per 2,6 milioni di anni l’Oceano Artico - o Mar Glaciale Artico - non è mai stato sgombro dal ghiaccio"

Scritto da Leonardo Debbia il 05.12.2014

“Per 2,6 milioni di anni l’Oceano Artico – o Mar Glaciale Artico – non è mai stato sgombro dal ghiaccio. Oggi, siamo in grado di vederlo libero”, dice il geologo marino Jochen Knies, che lavora alle dipendenze del Geological Survey of Norway (NGU) e del Centre for Arctic Gas Hydrate, Climate and Environment presso la norvegese Arctic University.

In un progetto di collaborazione internazionale, Knies ha studiato la formazione e la crescita del ghiaccio nell’Artico, pubblicando poi i risultati dello studio sulla rivista Nature Communications.

Tra i 4 e i 5 milioni di anni fa l’estensione della copertura di ghiaccio era molto minore di quella attuale. L’estensione massima invernale raggiunse una misura simile all’attuale soltanto 2,6 milioni di anni fa.

Conoscere questi presupposti può tornare utile per la costruzione dei modelli climatici futuri.

  Campo di lavoro sui ghiacci del Mar Glaciale Artico (crediti: Thomas A. Brown e Simon T. Belt)

Campo di lavoro sui ghiacci del Mar Glaciale Artico (crediti: Thomas A. Brown e Simon T. Belt)

“Il più recente rapporto dell’IPCC, l’Intergovernment Panel on Climate Change, indica che, a partire dagli anni Settanta, la distesa della calotta artica va rapidamente diminuendo di dimensioni, raggiungendo il minimo storico di ghiaccio nel 2012”, puntualizza Knies.

Da 5,3 a 2,6 milioni di anni fa nell’Oceano Artico non si verificò che un crescente accumulo di una vasta distesa di ghiaccio. Quello fu l’ultimo lungo periodo in cui la Terra ebbe un clima mediamente caldo, prima che cominciassero ad alternarsi ére glaciali fredde e periodi interglaciali miti.

“Studiando i residui di certe piante fossili conservate nei sedimenti del fondo marino, abbiamo scoperto che le grandi distese del Mar Glaciale Artico sono state prive di ghiaccio fino a quattro milioni di anni fa”, afferma Jochen Knies.

Questa ricerca è di grande interesse a livello internazionale perché è ormai acclarato che il riscaldamento globale è fortemente legato alla copertura di ghiaccio del Mar Glaciale Artico, che invece sembra ormai essere destinata a dissolversi, soprattutto durante le estati, entro la fine di questo secolo, lasciano l’Artico completamente privo di ghiacci.

Queste condizioni non possono che avere un forte impatto sull’intero sistema climatico del pianeta.

Gli oceani polari, con la loro temperatura e salinità, sono fattori importanti per l’intera circolazione oceanica, che distribuisce il calore negli oceani della Terra. Per non parlare dell’atmosfera, che è tuttora fortemente influenzata dalle condizioni oceaniche globali.

In questo sistema complesso, cercare di anticipare quali direzioni prenderanno i cambiamenti futuri diventa una priorità assoluta, per gli scienziati del clima.

“I risultati ottenuti dal nostro studio potranno essere utilizzati come strumenti per una modellazione climatica quanto più attinente alla realtà del clima che ci si può aspettare a cavallo del secolo successivo”, commenta Knies. “L’estensione del ghiaccio dell’Artico è sempre stata molto incerta, ma attraverso questo studio noi dimostriamo come il ghiaccio polare sia riuscito a svilupparsi prima di tutte le altre masse ghiacciate sulle terre dell’emisfero settentrionale”.

Per determinare l’età dei sedimenti del fondale oceanico, a nord-ovest di Spitsbergen è stato scavato un pozzo profondo, fondamentale per la ricerca. Analizzando, infatti, i fossili delle piante microscopiche rimaste nel ghiaccio e comparando i risultati con gli oceani vicini, i ricercatori hanno potuto rilevare le condizioni ambientali che si sono susseguite nel tempo.

“Queste analisi ci consentono di ‘leggere’ e stabilire quando il ghiaccio ha cominciato a formarsi in queste zone”, dice Knies.

Gli scienziati ritengono che la crescita del ghiaccio marino fino a 2,6 milioni di anni fa fu in parte dovuta alla considerevole emersione di masse di terra circostanti la regione artica in quel periodo.

“Cambiamenti significativi delle quote sul livello del mare in varie parti dell’Artico, tra cui le Isole Svalbard e la Groenlandia, con formazione di ghiaccio sulla terraferma, hanno accentuato la distribuzione del ghiaccio marino”, afferma Knies.

“Inoltre, l’apertura dello stretto di Bering tra l’Alaska e la Russia e la chiusura dell’Istmo di Panama, nel Centro America, hanno determinato l’accumulo di una consistente, enorme riserva d’acqua dolce per l’Artico, che ha indotto una maggior produzione di ghiaccio marino nel Mar Glaciale Artico”, aggiunge Knies.

Millennio dopo millennio, poco ghiaccio alla volta, nasceva la grande calotta artica, oggi minacciata da un drastico scioglimento.

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