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E’ morta Rita Levi Montalcini, scoprì il fattore di crescita nervosa

La scienziata si è spenta il 30 dicembre 2012 all'età di 103 anni nella sua casa romana di viale di Villa Massimo

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 30.12.2012

rita-levi-montalcini-morta-800x540Rita Levi-Montalcini è morta il 30 dicembre 2012 all’età di 103 anni nella sua casa romana di viale di Villa Massimo. Per le sue ricerche sul fattore di crescita nervosa NGF e sulla parsticità del cervello ricevette il premio Nobel per la medicina il 10 dicembre 1986.

“La comunità scientifica perde oggi un autorevole esponente che nella sua lunga intensa vita ha testimoniato con straordinaria lungimiranza e fermezza il valore e l’importanza della ricerca scientifica. A lei dobbiamo tanto. Ha sostenuto, formato, entusiasmato, generazioni di giovani talenti,  abbattuto pregiudizi, liberato energie, spianato percorsi, fatto della ricerca un baluardo di democrazia. Per questo e non solo, è difficile sintetizzare in una breve dichiarazione il vuoto che lascia nella comunità scientifica e in noi tutti, indipendentemente dalle competenze e dai ruoli”, dichiara il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, prof. Luigi Nicolais.

“Rita Levi Montalcini – prosegue Nicolais – ha rappresentato, al di là di ogni retorica, un pezzo di storia: per lo straordinario valore delle sue ricerche, che hanno consentito di acquisire nuove e fondamentali conoscenze, attestato dal premio Nobel, e per la sua testimonianza umana. Di lei ricordiamo oltre allo straordinario contributo scientifico, il costante e nobile impegno in campo sociale e l’impulso etico che ne hanno animato l’intera esistenza. Costretta a espatriare dalle leggi razziali, Levi Montalcini è tornata a svolgere la sua attività in Italia, dimostrando in tal modo il legame profondissimo che la univa al nostro paese. E’ per noi motivo di commosso orgoglio ricordare, in questa triste occasione, la sua prolungata collaborazione con il CNR: dal Centro di Ricerche di neurobiologia, al Laboratorio di Biologia cellulare, fino all’Istituto Europeo di Ricerca sul Cervello-EBRI”.

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