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I batteri ci identificano come le impronte digitali

Scritto da Leonardo Debbia il 20.05.2015

Le popolazioni di batteri che il nostro organismo ospita si differenziano talmente da un individuo all’altro, mantenendosi peraltro stabili nel tempo, che molto probabilmente (e anche molto presto) ognuno di noi potrà essere individuato e identificato dalla sola impronta batterica, come si fa ora con quella ‘digitale’.

Naturalmente, ci si riferisce al DNA dei batteri e alla composizione globale della popolazione batterica. Ma tant’è! I nostri batteri potranno essere utilizzati per una eventuale… schedatura.

Ad affermare tutto questo sono i biologi della prestigiosa Harvard School of Public Health di Boston, con un articolo sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences.

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Microbiomi presenti nel nostro organismo. Il loro peso complessivo pare sia di circa un chilogrammo (crediti: American Academy of Microbiology)

Molti studi recenti avevano rilevato una notevole diversità di composizione della intestinale negli esseri umani, che risultava variabile da un individuo all’altro, sia in composizione che in quantità, tanto che gli studiosi avevano ipotizzato che ognuno di noi fosse caratterizzato da un particolare microbioma, come una sorta di ‘marchio’ o di ‘impronta’ – come avviene per quella digitale – in modo che ognuno avrebbe potuto, attraverso l’analisi di questa impronta, essere identificato.

Eric A. Franzosa ed il suo team hanno analizzato i dati raccolti dallo Human Microbiome Project, una banca dati che raccoglie i dati genetici provenienti da diversi microbiomi del corpo umano; microbiomi ospitati nei tratti intestinali, sulla pelle, sulle mucose orali e vaginali e via dicendo.

I ricercatori hanno assegnato un codice a ciascun microbioma e quindi hanno ripetuto i prelievi agli stessi soggetti, tutti volontari, codificandoli e catalogandoli separatamente.

Ebbene, anche a distanza di qualche mese, confrontando i codici dei due microbiomi prelevati in tempi diversi, in almeno l’85 per cento dei casi gli studiosi sono riusciti a confrontarli e a risalire quindi agli individui di provenienza.

“La possibilità di collegare un campione di DNA umano con le impronte digitali genetiche di una persona archiviate in una banca dati è fondamentale per la genetica forense. Ora abbiamo dimostrato che questo collegamento si può fare anche senza DNA umano. E’ sufficiente avere sequenze di microbi che ‘alloggino’ nel corpo umano”, afferma Franzosa.

La percentuale di attendibilità è ancora bassa, ma ulteriori metodi di indagine potranno aiutare gli studiosi a perfezionare le prove, magari estendendole ad una più ampia gamma di individui.

Con tutte le precauzioni che una simile procedura necessariamente implica, le indagini anticrimine potranno probabilmente disporre a breve di uno strumento in più.

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