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Renne a rischio estinzione: i diritti degli Innu calpestati, denuncia Survival International

"È facile accusare i popoli indigeni di eccedere nella caccia” ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival, “perché di solito non hanno voce in capitolo per difendersi da queste accuse. Ma oggi, innumerevoli studi hanno ampiamente dimostrato che sono i migliori ambientalisti del mondo."

Scritto da Federica di Leonardo il 03.12.2012

Fra qualche anno potrebbe essere che parleremo delle renne di Babbo Natale come di un animale mitico, perlomeno riguardo alla famosissima popolazione del Canada orientale che è oggi a gravissimo rischio di estinzione: i dati parlano di una perdita di più del 60% degli individui in soli due anni.

E’ Survival international  a lanciare l’allarme per il secondo anno consecutivo approfittando probabilmente delle feste natalizie. Certo, pensare che la slitta di Babbo Natale non abbia più i tradizionali animali in testa ci lascia un po’ attoniti, e forse ci tocca là dove siamo un po’ più sensibili, i nostri ricordi di bambini. Questa storia si rivelerà in realtà un viaggio attraverso diritti mancati, sovrasfruttamento, e conseguente perdita di biodiversità, di vita.

I dati inquietanti riguardo alla popolazione di renne del fiume George, parlano di 800.000/900.000 esemplari fino a pochi anni fa. Oggi potrebbero esserne sopravvissuti solo 27.600 (una diminuzione di almeno il 95% in generale, ma con un 63% solo negli ultimi due anni). 

Questi animali sono particolarmente importanti  per la vita degli indigeni locali, gli Innu. Gli Innu un tempo erano un popolo nomade e cacciatore che dipendeva per la maggior parte degli aspetti della propria sopravvivenza proprio dalle renne, chiamate anche caribù.

A partire dagli anni ’50 il governo canadese e la Chiesa Cattolica fecero molte pressioni perchè queste popolazioni diventassero stanziali, ma il passaggio alla stanzialità non fu affatto semplice, anzi potrebbe essere definito decisamente traumatico.

“Oggi, la vita dei villaggi è segnata da livelli estremamente alti di alcolismo e violenza, e da tassi di suicidio da record; inoltre, molti bambini sniffano benzina,” riporta Survival International.

“Molti Innu stanno ancora lottando per mantenere il loro stile di vita tradizionale, che possono praticare con sempre maggiori difficoltà giacché il governo distribuisce la loro terra a terzi sottoforma di concessioni minerarie, inonda il cuore del loro territorio per realizzare enormi complessi idroelettrici e costruisce strade che distruggono ciò che resta.

“Nell’aprile 1999, la Commissione ONU per i Diritti Umani ha descritto la situazione dei popoli tribali come ‘la questione più urgente che i Canadesi devono affrontare’, e ha condannato il Canada per aver ‘estinto’ i diritti dei popoli aborigeni,” spiega l’associazione.

Dunque oggi il perpetuarsi della tradizione di un popolo, il diritto dello stesso popolo a gestire la propria terra e la conservazione di una specie animale si intrecciano in una storia che ha il sapore amaro dello scontro impari fra i  grandi investimenti distruttivi e non lungimiranti di alcune multinazionali e il diritto di un popolo di vivere in maniera tradizionale e sostenibile.

 

La galleria fotografica, estratto della galleria presente sul sito di Survival International racconta di una marcia degli Innu sulle vie del territorio ancestrale

Secondo molti scienziati è evidente infatti la relazione fra il sovrasfruttamento del territorio e la decimazione della popolazione di renne. La creazione di dighe, di miniere per l’estrazione, delle relative infrastrutture, non può non arrecare disturbo agli animali.

L’anno scorso, Armand MacKenzie, un portavoce degli Innu, dichiarava: “Abbiamo espresso serie preoccupazioni ambientali, sociali e culturali alla compagnia  (la  Cap-Ex Ventures , ndr.) Stanno dimostrando un atteggiamento irrispettoso. Noi siamo aperti a un dialogo costruttivo, ma qualsiasi attività esplorativa e mineraria che interessi le risorse naturali delle nostre terre, richiede il nostro consenso – è un principio fondamentale”.

Alcuni biologi sostengono che sia la caccia degli Innu ad  aver decimato le renne. A queste accuse Survival International risponde così: “È facile accusare i popoli indigeni di eccedere nella caccia” ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival, “perché di solito non hanno voce in capitolo per difendersi da queste accuse. Ma oggi, innumerevoli studi hanno ampiamente dimostrato che sono i migliori ambientalisti del mondo. Quando se ne renderanno conto governi e scienziati? Dobbiamo cominciare ad ascoltare cosa hanno da dirci i popoli indigeni sulle questioni che riguardano la propria terra: loro sanno cos’è meglio”.

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