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Vivere nello spazio rallenta l’invecchiamento

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 14.07.2012
C. elegans sopravvive nello spazio

C. elegans sopravvive nello spazio

Un piccolo organismo pluricellulare, il C. elegans, vive più a lungo nello spazio. E’ quanto hanno scoperto i ricercatori guidati da Nathaniel Szewczyk, dell’Università di Nottingham, facenti parte del progetto ICE-FIRST che ha coinvolto scienziati provenienti da Giappone, Francia, Stati Uniti e Canada.

Il piccolo organismo vermiforme è un animale pluricellulare molto semplice, utilizzato spesso negli esperimenti qui sulla Terra per studiare la sua peculiare riproduzione e per osservare i meccanismi basilari della vita. Mai era però stato osservato nello spazio.

Sulla Stazione Spaziale Internazionale il piccolo nematode ha dimostrato di riuscire a vivere più a lungo che sulla Terra.

I ricercatori hanno scoperto che lo spazio sopprime l’accumulo delle proteine tossiche che normalmente si ammassano all’interno del tessuto muscolare, provocando l’invecchiamento. Hanno anche scoperto anche che un gruppo di geni sono espressi a livelli molto più bassi durante i voli spaziali. “Quando l’espressione di questi geni viene inibita, anche sulla Terra i vermi vivono più a lungo.” La differenza è che nello spazio avviene in modo naturale.

Il dottor Szewczyk, esperto di metabolismo muscolare, ha dichiarato: “Abbiamo individuato sette geni che nello spazio vengono inibiti, e questo ha esteso la durata della loro vita in condizioni di laboratorio.”

“Non siamo del tutto certi, ma sembrerebbe – continua Szewczyk – che questi geni siano coinvolti nel modo in cui i cambiamenti nel metabolismo permettono agli esseri viventi di adattarsi all’ambiente. Ad esempio, uno dei geni che abbiamo identificato codifica l’insulina che, a causa del diabete, è ben nota per essere associata con il controllo metabolico. In vermi, mosche e topi l’insulina è anche associata con la modulazione della durata della vita.”

Szewczyk aggiunge: “Questi ultimi risultati suggeriscono che questo è quasi certamente una risposta di adattamento piuttosto che un fenomeno patologico. Contro-intuitivamente, i muscoli nello spazio potrebbero quindi invecchiare meglio che sulla Terra. Può anche essere che il volo spaziale rallenti il processo di invecchiamento”.

Ed ora è il turno di studiare l’effetto dell’assenza di gravità sull’invecchiamento dei muscoli degli astronauti. Il primo ad essere studiato sarà l’astronauta danese Andre Kuipers, che ha iniziato le missioni spaziali nel 2004 ed è appena tornato dalla ISS. L’esperimento sarà condotto dal professor Marco Narici, che osserverà l’effetto della permanenza nello spazio sui muscoli umani.

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