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Curare il mal d’amore (o lo stalking), con una pillola

Scritto da Annalisa Arci il 25.02.2014

Il New Scientist ci racconta una storia d’amore tutta particolare, l’amore ai tempi della neurochimica. Vi ha spezzato il cuore e non sapete come dimenticarlo/a? Uscite di casa e credete di vederlo/a ad ogni angolo? Passate le serate a fissare compulsivamente il cellulare? Bene, ci sono alcuni scienziati che stanno lavorando per voi: è in arrivo la pillola anti-amore. 

Non mi chiedo se sia giusto o meno testare farmaci di questo tipo. Mi chiedo solo se ricerche di questo tipo, pur avendo un obiettivo a prima vista discutibile, non possano rivelarsi proficue allargando un po’ il punto di vista.  

Leggo su NewScientist che un gruppo di scienziati ha proposto una descrizione dell’amore come mero fenomeno neurobiologico divisibile in tre sottocategorie: innamoramento, attrazione e attaccamento. Alla base di tutte e tre c’è l’aumento del successo riproduttivo e, di conseguenza, la possibilità di trasmettere il proprio patrimonio genetico ai nuovi individui di una specie. Considerato solo come fenomeno biologico, è assolutamente possibile testare un farmaco che blocchi gli ormoni alla base dello scatenamento delle emozioni elencate. 

Ognuno di questi tre aspetti, racconta Helen Fisher (Rutgers University, New Jersey), è legato all’interazione di diversi meccanismi chimici cerebrali. L’innamoramento delle prime ore, per esempio, ha diverse caratteristiche in comune con i disturbi ossessivi-compulsivi (Ocd). Per dimostrare questa tesi, Donatella Marazziti (Università di Pisa) ha comparato il cervello di venti persone alle prese con le prime pene d’amore con quello di persone affette da Ocd, scoprendo qualcosa di imprevisto. In entrambi i gruppi c’erano livelli insolitamente bassi di una proteina che trasporta la serotonina, l’ormone responsabile della regolazione dell’umore. Ricontrollando gli amanti l’anno successivo, quando erano scemate le attenzioni compulsive nei confronti del partner, la ricercatrice ha scoperto che i livelli di serotonina erano tornati ai valori normali. È quindi sensato pensare che i farmaci regolatori della serotonina possano smorzare le pene d’amore del primo periodo di una relazione. Si tratta di molecole già usate per il trattamento degli Ocd, tra le quali gli inibitori della ricaptazione della serotonina, che smussano le emozioni estreme e rendono più difficile la formazione di legami romantici. Reazioni che di solito sono considerati effetti collaterali, ma che potrebbero risultare utili per chi vuole interrompere l’ossessione per il partner.

Per quanto riguarda, invece, i legami più duraturi è lo studio dei comportamenti animali a insegnarci qualcosa. L’arvicola della prateria è notoriamente monogama. Larry Young (Emory University) ha pensato bene di somministrare all’animale un farmaco che blocca due ormoni, dopamina e ossitocina, con il risultato di farlo diventare poligamo. “Pensiamo quindi”, spiega il ricercatore intervistato dal NewScientist, “che il blocco di queste sostanze possa servire per recidere attaccamenti a lungo termine”. Attenzione, però, agli effetti collaterali: l’ossitocina è importante per tutte le relazioni, non solo per l’amore romantico, e quindi intaccherebbe tutti i rapporti umani. Allo stesso modo, il blocco del fattore di rilascio della corticotropina (Crf), un ormone coinvolto nella risposta allo stress, allevia la depressione dell’arvicola dopo la morte dell’unico partner. E forse potrebbe servire per casi analoghi anche negli esseri umani. Un altro possibile approccio potrebbe essere simile a quello usato per curare i disturbi da stress post-traumatico: si cerca di sostituire il ricordo che genera sofferenza con una memoria emotivamente meno negativa. Le persone che provano dolore dopo un amore finito male, infatti, hanno mostrato una maggiore attività cerebrale nel pallidum ventrale, la zona legata all’attaccamento, rispetto alle persone che vivono una relazione felice: un giorno, secondo Fisher, potrebbe essere possibile usare la stimolazione cerebrale per diminuire l’attività in quest’area del cervello e velocizzare l’effetto curatore del tempo.

Siete scettici? A quanto pare non siete i soli: il neuro-eticista Brian Darp consiglia di provare prima i rimedi tradizionali: “esistono strategie provate per secoli. Creare una distanza fisica e non passare più tempo con la persona che ci fa soffrire è un buon inizio”. Al di là delle osservazioni banali, personalmente posso dirvi che sono molto entusiasta di leggere dei progressi della neurobiologia nel campo della mappatura delle nostre emozioni. Non perché io ritenga socialmente prioritaria la cura delle pene d’amore – all’inizio ho usato un tono volutamente ironico appunto perché è molto facile farsi ingannare di fronte a progetti di ricerca di questo tipo. 

La cronaca ci ha abituati ad uno sterminato elenco di violenze tra ex-amanti, di stalker che sembrano invicibili, di suicidi per pene d’amore. Se, come si dice, qualcuno rischia di “restarci sotto” quando viene lasciato, allora credo possa rivolgersi a un bravo terapeuta: educare alle emozioni è molto difficile, altrettanto difficile lo è elaborare il lutto per la perdita dell’amato/a. Diversamente, quando si passa alla violenza, allo stalking e all’omicidio le cose stanno diversamente. E non sempre la psicoterapia ha successo. Se la ricerca può perfezionare farmaci in grado di “controllare” le emozioni soprattutto negli individui violenti, che sono un pericolo per sé e per gli altri, allora sarò felice quando in farmacia (e al supermercato) troveremo tra gli scaffali le pillole per l’amore perduto. 

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  • Micromacro scrive:

    Ciao Alessia,
    Amorex è un fitoterapico naturale. Essendo a base di Griffonia simplicifolia essiccata, agisce aumentando i livelli della serotonina (attraverso una sostanza che si chiama 5-idrossitriptofano). Suppongo sia efficace, mi fido di quello che ti è stato detto.
    Tieni presente, però, che tecnicamente va classificato tra gli integratori alimentari, non tra i farmaci. La ricerca di cui parla il New Scientist sembra invece specificamente orientata alla ricerca farmacologica.
    Ciao, Annalisa

  • Alessia scrive:

    Ma questo farmaco contro il mal d’amore già esiste?!! Si chiama AmorEx! L’ho visto in farmacia, a Milano. L’ho ritenuto una ottima cosa! Io lo proverei sicuramente. Il farmacista mi ha confermato che è un prodotto assolutamente sicuro ed ovviamente efficace!