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Sarà vero progresso?

Scritto da Maria Rosa Pantè il 17.01.2011

Qualche settimana fa scrissi dell’esperienza delle Transition town; proliferano in effetti le esperienze che tentano vie diverse di progresso e di esistenza, che cercano una diversa realizzazione dell’individuo, un rapporto armonioso con l’ambiente. Parlo dei gruppi di acquisto solidale, dei bilanci di giustizia e molte altre esperienze, lo sviluppo sostenibile, la decrescita felice.

Sono tutte cose in cui spero, ma che vedo ancora lontane e disarticolate, soprattutto perché non solo non sostenute dal potere politico, ma nemmeno da una vera volontà popolare diffusa.

Il punto sarebbe che tutti ripensassero a cosa è progresso, a cosa è star bene, a qual è lo scopo della vita.

Tutti questi pensieri mi si sono affollati alla mente ancora di più dopo aver letto le 78 pagine del contratto firmato il 23 dicembre da alcuni sindacati (non la FIOM) per Mirafiori e passato per un pugno di voti il 14 gennaio nel referendum voluto dalla FIAT.

Il contratto mi ha sconvolta, sia per la riduzione dell’operaio ad appendice della macchina (cosa non nuova lo so bene), sia per molti altri aspetti, ad esempio la riduzione delle pause, la possibilità di far fare turni di 10 ore.

Ma devo dire che la mattina dopo questa lettura, passando davanti all’aula dove un mio giovane collega tentava di spiegare matematica a 30 virgulti della futura classe operaia che non avevano alcun interesse per la materia e lo manifestavano rumorosamente (30 alunni è frutto dell’illuminata riforma Gelmini, lo sottolineo), ho pensato che anche per l’educatore è tempo di dolore e sofferenza, è tempo di sfruttamento.

Allora per capire qualcosa di più di questo nostro mondo e anche per volare un po’ più alto, per trarre auspici per un futuro diverso, mi sono rivolta al pensatore più importante, secondo me, del ‘900 (e non solo) cioè Simone Weil ed ecco cosa ho trovato.

Scrive Simone Weil: “La grande pena del lavoro manuale consiste nel fatto che si è costretti a sforzarsi, per tante e così lunghe ore, soltanto per esistere.” (Da “L’ombra e la grazia)

Ora non solo il lavoro manuale, infatti le nuove forme di sviluppo propongono di vivere/esistere di più e lavorare meno.

In “Lezioni di filosofia” la Weil tocca il punto fondamentale della questione, un elemento attualissimo oggi, ancor di più in Italia.

(…) il nostro sistema sociale è fondato sulla costrizione. Gli operai lo subiscono, ma non possono accettarlo. La costrizione è incompatibile con la democrazia. È chiaramente impossibile che uomini trattati come cose nel mercato del lavoro e nella produzione siano trattati come cittadini nella vita pubblica”.

Infatti li si anestetizza fin da piccoli, mitridatizzati dal disimpegno, dal menefreghismo, dall’ignoranza paiono diventare inoffensivi. È pur vero che dal referendum di Mirafiori è apparso che qualcuno resiste.

E’ impossibile riformare lo stato se prima non si cambia il sistema di produzione”.

Infine ne “La prima radice” si occupa di un elemento totalmente trascurato, l’unica vera rivoluzione possibile, secondo me insieme ovviamente a una cultura davvero diffusa il più possibile e dunque una scuola superpotenziata (utopia, pura utopia!): la necessità cioè di una ricerca tecnica per l’uomo, per aumentarne il benessere.

(…) trasformare l’indirizzo stesso delle ricerche tecniche. Finora non ci si è mai immaginati che un ingegnere (…) potesse agire se non per una doppia finalità: aumentare gli utili dell’impresa e servire gli interessi del consumatore. (…) Quanto agli operai che daranno le loro forze a quella macchina, nessuno ci pensa. Nessuno pensa nemmeno che sia possibile pensarci. (…) non solo non pensiamo al benessere morale degli operai, cosa che esigerebbe un troppo grave sforzo di immaginazione; ma non pensiamo neppure a non ferire le loro carni”.

Perché dovrebbe essere a tutti chiaro (e non lo è) che:

E’ eterno solo il dovere verso l’essere umano come tale. Il progresso si misura su di esso”.

Che poi è quanto dice nella poesia “La Ginestra” Leopardi: una filosofa e un poeta, che esempi!

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